Prospettive

Mercati finanziari in alto, ma appesi alla geopolitica

Record in Borsa, metalli preziosi ai massimi con la corsa dell’argento e ulteriori tensioni tra Stati Uniti ed Europa ridisegnano lo scenario globale - I listini giapponesi sono stati i protagonisti delle prime settimane dell’anno - Permane l’ombra dei dazi e dei conflitti bellici
©Richard Drew
Generoso Chiaradonna
23.01.2026 06:00

Il 2026 si è aperto nel segno dei record finanziari e di una rinnovata instabilità geopolitica. In poche settimane, azioni e metalli prezioni hanno aggiornato i massimi storici, mentre le relazioni internazionali si sono fatte più tese, soprattutto tra Stati Uniti ed Europa. Un avvio che conferma quanto l’equilibrio tra crescita economica e rischio politico resti fragile.

Secondo l’Osservatorio Ceresio Investors di gennaio 2026, firmato dagli economisti Luca Paolazzi e Chiara Casale, i mercati azionari nel corso del 2025 hanno mostrato un entusiasmo che non si vedeva da tempo. A guidare la corsa è stato il Giappone: la Borsa di Tokyo ha registrato un forte rialzo, sostenuta da una crescita moderata ma continua. Nelle prime due settimane di gennaio il Nikkei ha registrato un +6,2% che ridicolizza il +2,4% dell’Europa e il +1,4% degli Stati Uniti. La spinta è data anche da un’inflazione stabilizzata ormai intorno al 3% , evento raro per un Paese che per decenni ha convissuto con la deflazione. Nonostante ciò, la Banca del Giappone procede con grande cautela nella normalizzazione dei tassi di interesse, storicamente negativi. Anche l’indebolimento dello yen, apparentemente in contrasto con la riduzione del differenziale dei tassi con gli Stati Uniti, viene letto come parte di una strategia volta ad attenuare l’impatto della stretta monetaria sull’economia reale.

L’incognita geopolitica

Se i mercati finanziari festeggiano, la geopolitica preoccupa. Le prime settimane dell’anno hanno già offerto una sequenza serrata di eventi critici, dal Venezuela all’Iran, fino allo scontro sempre più duro tra Washington e Bruxelles. Le nuove minacce di dazi americani contro l’Europa (mercoledì di questa settimana ritirate dopo l’intervento di Trump al WEF di Davos, ma sempre possibili, ndr), come leva di pressione politica, rischiano di minare ulteriormente la fiducia negli Stati Uniti e di aumentare la volatilità finanziaria.

In questo contesto, l’oro rafforza il proprio ruolo di bene rifugio e di alternativa al dollaro. Accanto al metallo giallo, altri metalli come l’argento e rame hanno messo a segno forti rialzi, sostenuti dalla domanda legata alla transizione digitale ed energetica: intelligenza artificiale, veicoli elettrici e infrastrutture richiedono quantità crescenti di metalli, mentre l’offerta fatica a tenere il passo.

Gli Stati Uniti «corrono»

Sul fronte macroeconomico, il quadro resta nel complesso favorevole. La crescita globale prosegue e l’inflazione appare sotto controllo nelle principali economie avanzate. Negli Stati Uniti il PIL cresce a ritmi sostenuti (+5,3% annualizzato nel quarto trimestre, secondo la Fed di Atlanta), seppur influenzati dalle oscillazioni del commercio estero legate ai dazi. L’Eurozona avanza più lentamente (+1,2%), mentre l’Asia continua a rappresentare il principale motore della crescita mondiale.

Un elemento di novità è rappresentato dalla sorprendente resilienza del commercio mondiale. Nel 2025, nonostante l’intensificarsi delle barriere tariffarie, gli scambi globali sono cresciuti a ritmi sostenuti. L’anticipazione delle esportazioni e la rapida riorganizzazione delle catene del valore hanno trasformato la guerra commerciale in un fattore propulsivo più che frenante. In particolare, la Cina ha dimostrato una notevole capacità di adattamento, mantenendo un ruolo centrale nei flussi internazionali. Guardando al futuro, però, questo effetto potrebbe attenuarsi. Con l’esaurirsi delle scorte accumulate e l’entrata a regime dei dazi, il 2026 potrebbe rivelarsi più complesso, sia sul fronte della crescita sia su quello dell’inflazione. È in questo equilibrio instabile che si giocherà la sfida dei prossimi mesi. In un contesto simile, la selettività negli investimenti e la capacità di leggere i segnali macroeconomici saranno determinanti. Una fase che richiede attenzione costante e una gestione prudente del rischio.