Monte Paschi sfida Intesa Sanpaolo e rilancia il risiko bancario in Italia

Il risiko bancario italiano si arricchisce di una nuova mossa. Per respingere la scalata ostile di Intesa Sanpaolo, il Monte dei Paschi di Siena (MPS) ha annunciato ieri il lancio di due offerte pubbliche di scambio volontarie (ops), parallele e interamente in azioni, sulla totalità delle azioni ordinarie di Banco BPM e Banca Generali, per un corrispettivo complessivo di circa 34 miliardi di euro. L’offerta su BPM vale circa 25,3 miliardi, con un concambio di 1,567 azioni MPS per ogni titolo della banca milanese; quella su Banca Generali circa 8,7 miliardi, con 6,958 nuove azioni MPS e un premio del 10%.
L’obiettivo dichiarato è dare vita al terzo polo bancario italiano, alternativo alla proposta da 36 miliardi avanzata da Intesa Sanpaolo: quest’ultima prevede lo smembramento del gruppo senese, con il trasferimento di metà degli sportelli e della sede di Siena a BPER Banca, il gruppo emiliano che l’anno scorso ha rilevato la Banca Popolare di Sondrio. Il nuovo gruppo targato MPS avrebbe invece un bilancio pro forma di circa 466 miliardi di euro, 810 miliardi di total financial assets e una capitalizzazione di 80 miliardi. Nel disegno del MPS, gli attuali azionisti dell’istituto senese, a partire da Delfin (17,5%) e dal gruppo Caltagirone (13,5%), deterrebbero circa il 50,1% del gruppo combinato, contro il 37,2% dei soci Banco BPM e il 12,7% di Banca Generali. MPS, salvata dallo Stato nel 2017 e riprivatizzata tra il 2023 e il 2024, passa così all’offensiva.
«Oggi non presentiamo solo due transazioni, ma una visione», ha dichiarato l’amministratore delegato di MPS Luigi Lovaglio aprendo la conference call. Il dirigente ha ricordato come negli ultimi anni MPS abbia «completato una delle maggiori trasformazioni nel settore bancario europeo», per poi spostare l’accento sul futuro: «La domanda non è come diventare più grandi, ma come diventare più rilevanti». Le due operazioni, ha precisato, sono «legalmente separate» ma «formano un piano industriale coerente». Il riferimento a Intesa è arrivato indiretto ma netto: «Il nostro modello crea valore con l’aggregazione, non con lo spezzatino».
Il piano prevede anche una distribuzione straordinaria di 4 miliardi di euro riservata agli attuali soci MPS: un miliardo in contanti e tre miliardi in azioni Generali, pari a circa il 4,5% del capitale del Leone. Le sinergie annue pre-tax sono stimate in circa 2,6 miliardi, di cui 0,8 legati all’integrazione di Mediobanca già in corso. Il perfezionamento è atteso entro metà febbraio 2027, subordinato alle autorizzazioni regolamentari e al via libera dell’assemblea convocata per il 29 ottobre.
L’operazione, tuttavia, non ha scaldato il mercato. All’annuncio il titolo MPS è salito, chiudendo però la sessione in rosso (-1,3%), mentre sono scesi quelli di Banco BPM, Banca Generali e Sanpaolo Intesa, che hanno chiuso a -0,39%, -2,05% e -0.68% rispettivamente. Ai corsi di Borsa, l’offerta di MPS su Banco BPM risultava a sconto dello 0,5%, quella su Banca Generali a premio del 10,1%, mentre l’offerta pubblica di acquisto e scambio (opas) di Intesa restava a premio dell’1,2%. Alcuni analisti interpellati dal Sole 24 ore appaiono scettici sulla reale fattibilità di una doppia operazione tutta in azioni e senza cassa, resa più complessa dalla contestuale integrazione di Mediobanca.