Industria

Nell’epoca dell’incertezza tornano fusioni e acquisizioni

Dalla robotica di ABB alle strategie delle multinazionali svizzere: in un’economia post globalizzazione le M&A sono uno strumento centrale per trasformare il business – Un mercato da 5.000 miliardi di dollari l'anno
©miss.cabul
Dimitri Loringett
17.03.2026 06:00

l tema delle mergers and acquisitions - M&A, cioè le fusioni e acquisizioni aziendali - fa notizia quando riguarda i grandi nomi. È il caso, di queste settimane, dell’americana Warner Bros., contesa da Paramount e Netflix (alla fine l’ha spuntata la prima). Oppure, in tempi più lontani, dell’inatteso matrimonio fra le basilesi Ciba Geigy e Sandoz, che giusto 40 anni fa diede vita a Novartis. Oppure ancora delle acquisizioni «forzate», come quella riguardante Credit Suisse. E restando in Svizzera e ai giorni nostri, vale la pena menzionare il caso ABB, che dopo aver ceduto la sua divisione robotica alla giapponese SoftBank per 5,4 miliardi di dollari, ora apre esplicitamente a una strategia di acquisizioni più aggressiva, non escludendo operazioni miliardarie nelle aree dell’elettrificazione e dell’automazione, come ha dichiarato negli scorsi giorni il presidente del Cda Peter Voser. Casi eclatanti a parte, il settore del M&A è tutt’altro che marginale. In termini finanziari, l’anno scorso il volume globale del M&A ha raggiunto 4.900 miliardi di dollari, il secondo livello più alto di sempre.

Un modo per evolvere

Ma il significato più profondo delle acquisizioni e fusioni è quello imprenditoriale: per molte aziende, infatti, un’acquisizione o una fusione è una «necessità» per restare a galla durante le tempeste congiunturali oppure in contesti di concorrenza spietata, mentre per altre, specie quelle innovative in fase iniziale, è spesso l’unico modo per «scalare», quindi per sopravvivere o perlomeno non sacrificare quanto si è creato. E poi, ci sono le aziende che «scelgono» di acquisirne altre, secondo precise scelte strategiche oppure opportunità che si presentano, come ha recentemente spiegato al CdT il CEO della banca EFG, Giorgio Pradelli, affermando inoltre che «dalla pandemia di Covid fino all’anno scorso il mercato si è riaperto e oggi ci vengono presentati molti più dossier».

Il post Covid

Passata la crisi pandemica e, subito dopo, la fase inflazionistica dovuta allo scoppio del conflitto in Ucraina prima e a Gaza poi, il settore ha vissuto un vero e proprio boom, grazie anche ai molti capitali accumulati e rimasti «al fresco» durante il periodo 2020-2024. Lo conferma il Global M&A Report 2026 di Bain & Company, secondo cui quattro responsabili M&A su cinque prevedono di mantenere o aumentare la propria attività anche quest’anno. «Le condizioni sono favorevoli per un altro anno robusto», spiega Renato Jorio, partner di Bain ed esperto in fusioni e acquisizioni. «Di fronte alla disruption tecnologica, a un’economia post-globalizzata e allo spostamento dei poli di redditività, le aziende devono reinventarsi e le M&A giocheranno un ruolo chiave in questa trasformazione».

In Svizzera, la dinamica delle M&A ha caratteristiche proprie. Le grandi aziende elvetiche sono strutturalmente proiettate sui mercati internazionali e le loro strategie di acquisizione seguono i poli di crescita globali anziché guardare al mercato interno, che rimane relativamente contenuto. Nel settore finanziario, in particolare, dopo la fase di concentrazione accelerata dal caso Credit Suisse si osserva ora un rinnovato interesse per acquisizioni oltre confine. Per il 2026, Jorio prevede un’intensificazione dell’attività M&A in particolare nei gruppi industriali svizzeri: «Si registra un chiaro orientamento verso il rafforzamento del core business. Le aziende investono in modo mirato in competenze che consolidano in modo duraturo la loro posizione competitiva, abbandonando strategie di diversificazione ampia e poco focalizzata», spiega al CdT, indicando che i comparti più attivi saranno i beni industriali, i prodotti per l’edilizia e la sanità. Un segnale in questo senso viene anche dal versante opposto delle M&A: secondo il rapporto di Bain, oltre la metà delle aziende intervistate sta già preparando attivi da cedere nei prossimi anni, spinta dalla ricerca di un riposizionamento strategico e dalla volontà di liberare liquidità. Acquisire e dismettere, insomma, sono sempre più due facce della stessa strategia.

Uno dei temi dominanti del report Bain è il ruolo crescente dell’IA, sia come oggetto delle transazioni sia come strumento per condurle. A livello globale, quasi una transazione tecnologica su due presenta oggi una componente legata all’IA, e il suo impiego nei processi M&A - dalla ricerca di potenziali obiettivi alla due diligence - è più che raddoppiato in un solo anno, toccando il 45% degli operatori. La Svizzera non fa eccezione: grazie a piattaforme di analisi basate sull’IA, è oggi possibile identificare in poche ore potenziali obiettivi d’acquisizione coerenti con una strategia di investimento, attingendo a basi dati di milioni di aziende.

Geopolitica e diversificazione

Un ulteriore fattore di complessità è la frammentazione geopolitica. Per i grandi gruppi svizzeri, tradizionalmente orientati all’export, la gestione dell’incertezza globale si traduce in una diversificazione sempre più consapevole della presenza internazionale, tra strutture produttive regionalizzate, disinvestimenti mirati e acquisizioni in aree stabili. «La frammentazione geopolitica non è più un elemento marginale», avverte Jorio, «ma parte integrante di qualsiasi investment thesis». C’è però un paradosso al cuore di questo boom: nonostante il volume assoluto delle transazioni sia ai secondi massimi storici, la quota relativa del capitale che le grandi aziende destinano alle M&A - rispetto ad altre voci come investimenti in capitale fisico, ricerca e sviluppo e riacquisto di azioni proprie - è ai minimi degli ultimi trent’anni. Ne deriva una selettività molto più elevata: le operazioni devono oggi dimostrare una chiara coerenza con il core business, offrire sinergie rapidamente realizzabili e soddisfare criteri di rendimento stringenti. «Nel 2026», conclude Jorio, «le aziende di maggior successo non usano il M&A in modo opportunistico, ma come leva centrale della trasformazione strategica. La chiave è un focus costante sulla creazione di valore, una chiara prioritizzazione e disciplina rigorosa nell’uso del capitale».