Nestlé, ora, sarà costretta a vendere l'attività in Russia?

Il colosso alimentare Nestlé ha perso il controllo di una parte delle sue attività in Russia. I casi di altre multinazionali occidentali mostrano cosa potrebbe accadere ora: in particolare, il concorrente francese Danone e il gigante danese della birra Carlsberg hanno dovuto constatare che un'amministrazione controllata, inizialmente definita temporanea, può sfociare in una vendita con ingenti perdite.
La Russia ha creato la base giuridica per questa misura nell'aprile 2023, poco più di un anno dopo l'invasione dell'Ucraina. Un decreto firmato dal presidente Vladimir Putin consente allo stato di sottoporre a amministrazione provvisoria i beni delle aziende provenienti da cosiddetti stati ostili. I proprietari mantengono formalmente le loro quote, ma perdono in gran parte il controllo. Le prime grandi aziende occidentali a rientrare nella nuova normativa sono state le società energetiche Fortum e Uniper, seguite pochi mesi dopo da Danone e Carlsberg.
Danone ne è stata colpita nel luglio 2023. All'epoca, il gruppo alimentare aveva già tentato di cedere le proprie attività in Russia. Poi Mosca ha posto l'azienda sotto amministrazione statale. L'impresa ha perso il controllo e ha dovuto scorporare l'attività dal proprio bilancio. Nel marzo 2024 Putin ha revocato l'amministrazione controllata: poco dopo, Danone ha venduto l'attività per circa 180 milioni di euro e ha registrato una perdita di ben 1,2 miliardi di euro (1,1 miliardi di franchi) in relazione al ritiro dalla Russia.
Una sorte simile è toccata quasi contemporaneamente a Carlsberg. Il gruppo aveva già deciso di ritirarsi e aveva trovato un acquirente per la sua controllata Baltika. Ma prima della conclusione della vendita, Mosca ha posto anche Baltika sotto amministrazione statale: Carlsberg è rimasta proprietaria, ma ha perso il controllo. È stato fra l'altro nominato un nuovo presidente della direzione senza il consenso del gruppo. Il CEO di Carlsberg, Jacob Aarup-Andersen, aveva poi dichiarato alla Reuters che la Russia aveva «rubato» l'affare.
Alla fine del 2024 l'amministrazione controllata è stata revocata e Carlsberg ha venduto Baltika nell'ambito di un management buy-out (dirigenti che acquistano l'azienda per cui lavorano) per 320 milioni di dollari (260 milioni di franchi). Heineken, dal canto suo, ha ceduto la propria controllata russa nel 2023 al prezzo simbolico di 1 euro, registrando una svalutazione di 300 milioni di euro.
E Nestlé? Per il momento il gruppo non ha rivelato quali opzioni concrete stia valutando. Secondo gli osservatori, sono ipotizzabili azioni legali contro l'amministrazione controllata, sebbene con scarse possibilità di successo, dato che l'indipendenza della magistratura russa è considerata fortemente limitata. Sarebbero possibili anche negoziati con le autorità o, in ultima istanza, una vendita. È ipotizzabile anche un prolungato mantenimento della gerenza coatta. Gli esempi di Danone e Carlsberg dimostrano tuttavia che tale misura può essere successivamente revocata per consentire una vendita.
JPMorgan ritiene possibile una vendita forzata di Nestlé a condizioni sfavorevoli. La banca americana stima che la quota russa rappresenti il 2% del fatturato e il 3% dell'utile operativo. Una perdita totale potrebbe ridurre l'utile per azione dal 3 al 4%. L'istituto zurighese Vontobel stima invece che la parte dei ricavi proveniente dal paese sia ormai scesa a poco più dell'1%: le ripercussioni finanziarie sarebbero limitate. Da parte sua la Banca cantonale di Lucerna intravede soprattutto un rischio di svalutazione: stima il valore delle attività complessive in Russia a circa 1,75 miliardi di franchi. Un deprezzamento totale sarebbe tuttavia un evento una tantum e non comporterebbe un esborso diretto di denaro.