«Non è solo un'altra palestra, è un modo diverso di vivere»

Virgin non è solo aerei: dal 1999 il gruppo di Richard Branson presidia anche il fitness. Con l’acquisizione del Planet Wellness di Lugano, con 9mila metri quadrati e 4 mila clienti, Virgin Active apre il suo primo club svizzero. Ne parliamo con Luca Valotta, fondatore della filiale italiana e COO del gruppo.
La recente acquisizione del Planet Wellness Village di Lugano è il punto di inizio per espandervi nel mercato svizzero?
«Assolutamente sì. L’ingresso in Svizzera rappresenta una tappa importante nel percorso di crescita internazionale di Virgin Active. Abbiamo scelto di partire da Lugano perché è una città dinamica e con una forte cultura del benessere, caratteristiche perfettamente in linea con il nostro modello di Social Wellness Club. Per accompagnare l’evoluzione della struttura è previsto un investimento di circa 3 milioni di euro, destinato alla riqualificazione del Club e all’introduzione progressiva degli elementi distintivi dell’esperienza Virgin Active. Stiamo inoltre guardando con interesse anche altre città per nuovi futuri sviluppi. Il nostro obiettivo è portare anche in Svizzera un concetto di club che va oltre la palestra tradizionale, integrando allenamento, recupero, socialità e servizi dedicati alla salute all’interno di un’unica esperienza. Questo progetto si inserisce in un piano più ampio, che prevede l’apertura di venti nuovi Club in Europa nei prossimi tre-cinque anni, con un focus, appunto, sulla Svizzera, ma anche su altri mercati come Austria, Germania, Belgio, Spagna e Polonia».
Come procederete? Con nuovi club o rilevando centri esistenti?
«Valuteremo entrambe le opportunità, non esiste un’unica strada. L’acquisizione di Planet Wellness nasce proprio dalla volontà di valorizzare una realtà già affermata sul territorio, accompagnandola in un percorso di evoluzione. Nei prossimi mesi investiremo progressivamente sul Club, introducendo gli elementi distintivi dell’esperienza Virgin Active, ma garantendo al tempo stesso continuità per gli attuali soci e per il personale. Saranno tante le novità di Virgin Active Lugano, tra cui una rinnovata sala pesi, aree dedicate alle attività di forza e a quelle balance, spazi per il recupero post-workout, fino agli ambienti per il coworking e la ristorazione».
Il mercato del fitness è a dir poco saturo. Palestre e centri benessere e spa non mancano e negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio boom in questo settore. Come affronterete questo mercato?
«Più che un mercato saturo, vediamo un mercato che sta velocemente cambiando. Oggi le persone non cercano soltanto un luogo dove allenarsi, ma un’esperienza completa, capace di accompagnarle nel proprio percorso di benessere. È qui che si inserisce il nostro modello di Social Wellness Club, che integra allenamento, recovery, servizi dedicati alla salute, spazi per il coworking, aree dedicate alla socialità e alla ristorazione. Non vogliamo semplicemente aggiungere un’altra palestra all’offerta esistente, ma proporre un modo diverso di vivere».
Molti attori di questo settore cercano di intercettare la crescente domanda di benessere. Il movimento fisico è consigliato a tutti e a tutte le età ed è una delle forme di prevenzione più immediate. Punterete anche voi su questo segmento di utenti?
«È una direzione che riteniamo sempre più centrale. Oggi il benessere non significa soltanto allenarsi, ma prendersi cura di sé nel tempo. Cresce l’attenzione verso la prevenzione, la longevità, il recupero e la salute mentale e il nostro modello nasce proprio per rispondere a questa evoluzione. Abbiamo notato che in Svizzera questa sensibilità è già molto forte: secondo Swiss Active, nel 2025 i titolari di un abbonamento fitness hanno raggiunto il record di 1,45 milioni, pari a un adulto su cinque e in crescita del 5,8% rispetto all’anno precedente. Non è un fenomeno che riguarda soltanto i più giovani. Il rapporto nazionale Sport Svizzera 2020, promosso dall’Ufficio federale dello sport, rilevava già che tra il 2014 e il 2020 la crescita della pratica sportiva era stata particolarmente marcata nella seconda metà della vita: tra i 65 e i 74 anni, la quota delle persone molto attive aveva raggiunto livelli simili a quella dei 15-24.enni. È un segnale chiaro: il movimento viene percepito sempre più come uno strumento di prevenzione, autonomia e qualità della vita. Per questo investiamo in discipline orientate all’equilibrio tra corpo e mente, in spazi dedicati al recovery e in servizi che aiutino le persone a costruire uno stile di vita sano e sostenibile. L’obiettivo è accompagnare ciascuno nel proprio percorso, indipendentemente dall’età o dal livello di preparazione fisica».

