Nonostante il caos globale, la BNS manterrà la rotta

La prossima settimana è una cosiddetta «super week» per gli osservatori della politica monetaria. Sono attese, infatti, decisioni da parte di ben sette banche centrali «di rilievo», nell’ordine: Australia, Canada, Stati Uniti, Eurozona, Giappone, Regno Unito e Svizzera. Queste decisioni saranno formulate non senza difficoltà, presumiamo, dato il contesto di grande incertezza geopolitica, a causa della guerra nel Golfo Persico. Mentre le conseguenze a breve termine, sui mercati finanziari quindi, sono già ben visibili (ieri sui principali listini azionari è nuovamente prevalso il segno meno, mentre il greggio è tornato sopra i 100 dollari, cfr. notizia a lato), sul medio periodo la nebbia è ancora fitta.
Ciononostante, fra gli analisti di mercato vi sono alcune «certezze». La prima è che prima di conoscere quando (e se) termineranno le ostilità tra Stati Uniti, Israele e Iran, è molto difficile fare previsioni congiunturali solide. La seconda ci riguarda da vicino: la Banca nazionale svizzera (BNS), «con ogni probabilità alla riunione del 19 marzo confermerà i tassi di interesse allo 0%, ma lascerà la porta aperta a ogni opzione per adeguare la politica monetaria alle circostanze future».
L’affermazione è dell’economista senior di EFG GianLuigi Mandruzzato, formulata in occasione del consueto incontro trimestrale coi media sullo stato dell’economia svizzera. Una tesi che riflette bene il pensiero di praticamente tutti gli analisti in Svizzera. Tra questi anche Valentino Guggia, economista di Banca Migros, che ieri a un evento «boutique» con clienti ticinesi dell’istituto di credito ha spiegato che «nel nostro scenario base vediamo l’attuale livello di tasso allo zero percento rimanere tale ancora a lungo e la BNS preferire gli interventi sui mercati dei cambi per attenuare la forza del franco svizzero».
Interventi che la settimana scorsa «avrebbero già raggiunto circa 18 miliardi di franchi, segno che lo strumento del cambio rimane al centro della strategia di stabilizzazione macrofinanziaria della BNS», afferma al CdT l’economista di Oddo BHF Suisse Arthur Jurus. Ricordiamo, a questo proposito, che lunedì di questa settimana il cambio euro-franco è scivolato sotto la soglia dei 90 centesimi, il minimo storico, per poi rimbalzare leggermente, presumendo quindi un intervento dell’istituto centrale.
Viene, però, da chiedersi se la BNS possa «permettersi» di espandere ancora il suo bilancio con l’acquisto di divise estere, dato che le riserve valutarie sono ancora elevate, sopra i 700 miliardi di franchi di controvalore. «In rapporto al PIL le riserve valutarie della BNS, ex-oro, sono tornate all’82% dal 130% di inizio 2021, quindi un po’ di spazio di manovra su quella misura c’è», osserva Mandruzzato.
Il fattore inflazione
Dietro queste previsioni vi è l’osservazione sull’evoluzione dell’inflazione che rimane ancora molto contenuta e nella parte inferiore della fascia-obiettivo della BNS, tra lo zero e il due percento - anche se, ha annotato Mandruzzato, a febbraio la variazione trimestrale annualizzata dell’indice dei prezzi al consumo svizzero era superiore allo 0,5%. E, aggiungiamo noi, nonostante le avvisaglie di tensioni sui prezzi energetici. «Lo shock sui prezzi dell’energia ricorda quanto accaduto dopo l’inizio della guerra in Ucraina - ha osservato ancora Mandruzzato - anche se fino a ora l’intensità dello shock è stata inferiore. La BNS farà del suo meglio per evitare che l’inflazione salga nuovamente al di fuori dell’intervallo-obiettivo, ma permangono comunque anche i rischi al ribasso per l’inflazione, soprattutto su un orizzonte temporale più esteso, dovuti al possibile rallentamento dell’economia a causa della guerra e al nuovo rafforzamento del franco».
L’economista di EFG ha poi spiegato che la Svizzera risulta meno esposta a fiammate inflazionistiche alimentate dai prezzi energetici rispetto ad altre economie occidentali, come Eurozona e Stati Uniti, perché parte da «un punto di partenza molto basso» e soprattutto perché «il peso dei prodotti petroliferi è solo il 2-3% del paniere», grazie a un sistema energetico in larga parte idroelettrico. Mandruzzato ha inoltre ribadito che la BNS «non teme leggeri episodi di inflazione sottozero» (com’è avvenuto a più riprese, su base mensile, nel 2025) e che la cultura economica svizzera «preferisce inflazione bassissima, anche a zero». Tesi condivisa anche da Valentino Guggia, secondo cui «la BNS «tollera» l’inflazione negativa, a condizione che sia transitoria».
Il petrolio torna sopra i 100 dollari e le Borse scendono
I prezzi del petrolio ieri hanno nuovamente «visto» la soglia dei 100 dollari al barile e le Borse sono scese bruscamente a causa dei timori di una lunga interruzione dell’offerta energetica provocata dal conflitto nel Golfo Persico. Il Brent è salito fino a quota 101,57 dollari e il WTI fino a 97,16, dopo che il presidente Trump ha dichiarato che impedire all’Iran di ottenere armi nucleari è una priorità più alta del contenimento dei prezzi del petrolio. Sui mercati azionari, in Europa i principali listini hanno limitato le perdite, con cali inferiori all’1%. Negli USA invece gli indici S&P 500 e Nasdaq 100 hanno registrati cali tra l’uno e il 2%.
