Immobiliare

Ormai l’acquisto di una casa è un sogno sempre più caro

Secondo l’Ufficio federale di statistica nel terzo trimestre il prezzo di un alloggio è aumentato del 4,4% rispetto a un anno prima - In sette anni crescita del 30% - Piazzini (Catef): «Il calcolo di sostenibilità dei mutui ipotecari è restrittivo, andrebbe ripensato»
L’accesso alla proprietà immobiliare per molte famiglie diventa sempre più difficile. cdt/gabriele putzu
Roberto Giannetti
28.10.2026 06:00

Comprare casa diventa sempre più caro in Svizzera: stando agli ultimi rilevamenti dell’Ufficio federale di statistica (UST), nel terzo trimestre il costo di un alloggio in proprietà è salito dell’1,7% rispetto ai tre mesi precedenti. Su base annua, la progressione è del 4,4%.

Aumento del 30% in sette anni

L’indice dei prezzi degli immobili residenziali (IMPI), pubblicato, si è attestato a 129,8 punti. Ricordiamo che l’indice era a 100 nel quarto trimestre del 2019. Quindi da quella data i prezzi immobiliari sono progrediti di circa il 30% in maniera cumulata. Questo significa che negli ultimi 7 anni i prezzi delle abitazioni sono aumentati di circa il 4% in media ogni anno. Per contro, a titolo di confronto, l’indice dei prezzi al consumo è salito in maniera cumulativa di circa l’8%, ossia un po’ più dell’1% all’anno in media. Sempre secondo l’Ufficio federale di statistica, le case unifamiliari hanno segnato un incremento annuo del 3,3% e gli appartamenti del 5,4%, mentre su base trimestrale le variazioni sono rispettivamente di +2,1% e +1,3%.

Nel panorama statistico elvetico, l’IMPI è un indicatore abbastanza nuovo: viene calcolato a partire dal terzo trimestre 2020 sulla base di una media di 7.000 transazioni registrate in tutta la Confederazione. L’UST fa riferimento a informazioni dei 28 principali istituti ipotecari del Paese, che coprono un’ampia quota di mercato in quanto la stragrande maggioranza delle vendite immobiliari è finanziata mediante un mutuo.

Come interpretare questi dati? Ne abbiamo parlato con Gianluigi Piazzini, presidente della Catef, la Camera immobiliare ticinese. «Nel giardino dei vari rilevamenti - commenta - ne è spuntato uno nuovo. Sinceramente non sono in grado di verificarne la sua attendibilità, soprattutto regionale, pur accordando la fiducia ad un rilevamento ufficiale da parte dell’ufficio di statistica federale».

Ma questi dati sono validi anche per il nostro cantone?«Intanto - risponde - i dati sono medie nazionali che con forte probabilità sono trascinati dalle grandi città dell’altopiano dove esiste ancora una domanda significativa ed inoltre mi è sconosciuta la proporzionalità adottata fra le varie regioni del Paese. In poche parole quanto “cuba” il Ticino!».

Ma si tratta di una variazione importante, che per giunta dura da anni. «È vero - sottolinea -, le cifre sono rilevanti e testimoniano una inossidabile fiducia nell’investimento immobiliare al punto che mi sembrano quasi in controtendenza con altri rilevamenti però basati sugli annunci».

Come spiegarsi questa nuova progressione dei prezzi immobiliari?«Potrebbe anche essere - spiega - una fiammata prima dell’aumento del costo del denaro e del confronto con i grandi cambiamenti. Per il momento il mercato è ancora efficiente e con i tempi che corrono non è poi una notizia negativa! Almeno dal mio punto di vista».

Difficile acquistare una casa

Resta il fatto che ormai, fra prezzi elevati e severi requisiti per la concessione di crediti ipotecari da parte delle banche, per una parte della popolazione ticinese, e soprattutto per i giovani, l’acquisto di una abitazione diventa sempre più una chimera. «Per quanto riguarda l’accesso alla proprietà - sottolinea dal canto suo Gianluigi Piazzini - il calcolo della sostenibilità applicato dalle banche è semplicemente micidiale ed andrebbe a mio avviso alleggerito lasciando più spazio d’apprezzamento soprattutto per le giovani generazioni. Facile a dirsi ma bisogna correttamente ricordare che chi accorda crediti è controllato a tutela del risparmio affidato, privato o collettivo, da istanze superiori come la Finma e dal mercato stesso dei capitali, dove gli istituti si rifinanziano. E con la situazione odierna dove il margine per gli istituti di credito è risicato la prudenza è d’obbligo. Per farla breve per il momento non facciamoci illusioni».