«Per il Ticino ci sono sfide, ma l’economia regge»

Il mondo economico elvetico si confronta con numerose incertezze, fra guerre in corso (con conseguente aumento dei prezzi energetici), dazi e l’arrivo dell’Intelligenza artificiale, di cui non si conoscono ancora gli effetti concreti nella nostra vita. Come si sta muovendo l’economia ticinese in questo difficile contesto?Lo abbiamo chiesto a Fabio Bossi, delegato regionale della Banca nazionale svizzera.
Come sta andando nel complesso l’economia del Canton Ticino? Vi sono sostanziali differenze dell’andamento settoriale?
«Le aziende da me visitate nel corso del secondo trimestre segnalano un ritmo di crescita leggermente più moderato che a inizio anno. L’andamento degli affari nel settore delle costruzioni e in quello dei servizi è migliorato, mentre l’industria mostra un leggero rallentamento. Le imprese industriali considerano attualmente il personale in organico adeguato ai bisogni operativi, ma le capacità tecnico-produttive continuano a non essere sfruttate appieno. Il settore dei servizi continua a sostenere la crescita economica. A ciò ha contribuito in particolare il buon inizio della stagione turistica, la sostenuta domanda di digitalizzazione aziendale e il buon andamento del settore finanziario. Nel settore della costruzione le imprese hanno dichiarato di essere state favorite dalle condizioni meteo, dalla domanda di elettrificazione degli edifici e dai bassi tassi d’interesse».
Come si sa, viviamo un momento di tensione a livello geopolitico internazionale, che ha implicato anche un aumento del prezzo del petrolio. In che modo questo tocca l’economia ticinese?
«Sono poche le aziende che hanno conosciuto una frenata dell’entrata d’ordini a seguito del conflitto in Medio Oriente. Si tratta di casi in cui l’aumento di prezzo dei prodotti in acciaio, rame, alluminio, vetro e materia plastica ha scoraggiato l’acquisto da parte dei clienti. Più in generale le accresciute tensioni hanno aumentato l’incertezza e indotto gli imprenditori ad attendersi nei prossimi due trimestri un aumento dei prezzi di acquisto e, in misura minore, anche dei prezzi di vendita. Alcune aziende hanno infatti già traslato sulla clientela i più elevati prezzi di acquisto. Altre per il momento attendono e fanno dipendere gli aggiustamenti da quanto a lungo perdurerà il rincaro degli input. Altre ancora si vedono nell’impossibilità di trasferire alla clientela i maggiori costi a causa della pressione concorrenziale».
Il settore dell’export è molto presente in Ticino, grazie ad una industria performante, soprattutto nell’attività di sotto fornitura. Come sta andando l’industria dell’export ticinese? Risente dei dazi americani e della difficile situazione internazionale?
«Le tensioni geopolitiche e la politica commerciale USA continuano ad essere fonte d’incertezza e a frenare gli investimenti. Di ciò ne risentono anche le aziende che operano come sotto fornitori di grossi gruppi rivolti all’esportazione. Penso in particolare a quelle del settore orologiero. In modo puntuale rilevo però anche dei primi segnali di miglioramento. Questo perché le elevate scorte dei clienti, che in passato hanno frenato la domanda, sono state nel frattempo in gran parte smaltite. Al tempo stesso si sta ravvivando la domanda di componenti e macchinari, poiché gli investimenti sono restati piuttosto moderati negli ultimi anni. Emergono anche nuove opportunità dagli investimenti che i Paesi europei stanno facendo in infrastrutture di trasporto e dell’energia, nei centri di calcolo e negli armamenti».
In Ticino a livello di profili professionali esiste un divario fra quello di cui hanno bisogno le imprese e quello che offre il mercato del lavoro?
«Questo divario tra domanda e offerta di lavoro è piuttosto strutturale. Di recente noto però un’accresciuta difficoltà di reclutamento, nonostante l’aumento della disoccupazione. L’invecchiamento della popolazione indigena e frontaliera, unitamente all’accresciuto onere fiscale a carico dei nuovi frontalieri, rende infatti ancora più difficile soddisfare i bisogni di competenze specialistiche della nostra economia. Questo si riflette anche negli aumenti salariali accordati da diverse aziende visitate».
Oggi si parla molto di intelligenza artificiale. A che punto sono le aziende nell’utilizzo dell’AI, e, suo modo di vedere, quale impatto avrà sui vari settori ticinesi e sull’economia cantonale nel suo insieme?
«Il numero d’imprese visitate che ha dichiarato di aver già potuto far capo a minore forza lavoro a seguito dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale è contenuto. Attualmente l’utilizzo dell’IA è soprattutto lasciato all’iniziativa dei singoli dipendenti per accrescerne l’efficienza. Le applicazioni che incidono sui processi produttivi, invece, richiederanno più tempo. Alcuni sono convinti che a medio termine si potrà ridurre drasticamente l’organico, mentre altri ritengono che ciò non avrà un impatto importante, poiché alcune funzioni sono comunque già svolte da pochi dipendenti e la presenza umana rimarrà indispensabile».
