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Perché le Borse ora oscillano ma rimangono a livelli elevati

I listini azionari tra la fine di marzo e l’inizio di questo mese hanno registrato un recupero che ha superato le aspettative - Incertezze economiche e politiche portano ribassi ma i piani di governi e banche centrali e la graduale ripresa favoriscono i rialzi
©AP PHOTO/Minchillo
Lino Terlizzi
11.09.2020 06:00

In poco più di cinque mesi, tra fine di marzo e inizio settembre, le Borse mondiali hanno attuato un recupero straordinario. In queste settimane si registrano anche alcune turbolenze – d’altronde nessun indice azionario può solo e sempre salire – ma nel complesso le Borse sembrano per ora mantenere la tendenza di fondo al rialzo. Dopo la marcata caduta tra febbraio e marzo, nel momento dell’esplosione del coronavirus, i listini azionari hanno registrato una risalita più che consistente, che è andata oltre le aspettative. L’indice borsistico mondiale in dollari Msci Acwi era ieri attorno ai 289 punti, a un soffio dal picco pre virus di 290 e sopra il livello di inizio anno di 280 punti. Considerando che questo indice era sceso sino a circa 190 punti in marzo, il recupero è stato ampio e rapido.

USA e Cina i traini

A trainare le Borse mondiali sono stati soprattutto i listini statunitensi e quelli di alcune piazze asiatiche. I listini europei presentano un quadro più differenziato. A New York l’indice tecnologico Nasdaq ha effettuato una cavalcata che l’ha portato molto sopra i livelli di inizio anno, l’indice S&P 500 è poco sopra quei livelli e l’indice Dow Jones IA ha in pratica recuperato le quotazioni di gennaio. In Asia, a mettersi in evidenza sono state soprattutto le Borse cinesi di Shanghai e Shenzhen, che sono sopra i livelli di inizio 2020, le Borse di Seul e di Taiwan hanno pure fatto la loro parte; la Borsa di Tokyo, inoltre, ha in sostanza recuperato il livello di gennaio.

In Europa, le Borse di Francoforte e di Zurigo sono risalite in pratica sino ai livelli di inizio anno. Non lontane dalle quotazioni di gennaio sono le Borse olandese e portoghese. Pur avendo anch’esse recuperato terreno dopo la caduta di febbraio-marzo, sono invece per ora ancora lontane dai livelli di inizio 2020 le Borse di Londra, di Parigi, di Milano, di Madrid. La situazione a tinte miste dell’Eurozona fa sì che l’indice di area, l’Eurostoxx 50, che pure è in risalita da fine marzo, non abbia ancora ritrovato le quotazioni di inizio anno.

Tecnologici alla ribalta

Se si guarda ai settori, la parte del leone nella risalita l’hanno fatta i titoli tecnologici, emblematici da questo punto di vista sono i record del Nasdaq. La pandemia in effetti non ha fermato gli affari del comparto, anzi. La farmaceutica, l’alimentare, segmenti della grande distribuzione sono tra i settori che hanno tenuto meglio di altri, con riflessi anche in Borsa. La filiera trasporti-viaggi-turismo è stata invece inevitabilmente tra le più colpite dal coronavirus e ciò ha avuto conseguenze anche sulle quotazioni dei titoli di questo comparto.

Gli elementi che ora producono incertezze, e dunque spinte negative anche per le Borse, sono soprattutto il fatto che il coronavirus sia ancora presente nel mondo (la battaglia per trovare il vaccino è in corso), le tensioni politiche e commerciali tra USA e Cina, l’alta temperatura politica e sociale negli USA che si avviano al voto presidenziale di novembre, i contrasti tra Regno Unito e Unione europea attorno a una complicata Brexit. Gli elementi principali che invece danno spinte positive alle Borse sono i piani di molti governi a sostegno delle economie, le politiche di maxi liquidità delle maggiori banche centrali, il fatto che una seppur graduale ripresa economica ci sia, con gli affari di una serie di settori che tengono e in alcuni casi avanzano. Per ora la maggior parte degli analisti prevede che le Borse di qui a fine anno possano quantomeno mantenere i livelli riconquistati.

Le valute e l’oro

In campo valutario, il dollaro USA ha da marzo ceduto terreno all’euro e ad altre monete principali. Sul biglietto verde si sono fatti sentire i tassi USA più bassi e alcune incertezze sulla politica e sull’economia americane. L’euro si è dunque rivalutato, ma a ben vedere siamo ora poco sopra il livello da cui la moneta europea partì 20 anni fa nel cambio con il dollaro, dunque siamo al riequilibrio e ad una stabilità di fondo. Il franco, frenato dalla Banca nazionale svizzera, resta molto forte ed è salito sul dollaro, ma ha nel contempo ceduto un po’ sull’euro; nel complesso, la valuta elvetica da maggio non è più stata un bene rifugio di prima linea, con parziale soddisfazione della stessa BNS e dell’industria svizzera di esportazione.

Una parte degli investitori alla ricerca di porti sicuri ha preferito puntare sull’oro più che su altri rifugi tradizionali come il franco svizzero, lo yen giapponese, i titoli pubblici USA. La galoppata dell’oro da inizio anno è stata notevole e secondo buona parte degli analisti il metallo giallo probabilmente rimarrà a quotazioni elevate, pur con alcune oscillazioni, anche nei prossimi mesi.