Innovazione

Quattro milioni all'IA che «guarda» dentro gli inceneritori

La startup luganese Jaipur Robotics punta a consolidarsi in Europa e a espandersi in Asia con la sua piattaforma di visione artificiale per gli impianti di rifiuti
© Riccardo Pontiggia
Red. Economia
07.09.2026 12:00

Poco più di quattro milioni di franchi per portare la «computer vision» negli impianti di trattamento dei rifiuti di mezzo mondo. Jaipur Robotics, società con sede a Manno che applica la visione artificiale e l’automazione agli impianti di termovalorizzazione (waste-to-energy), ha raccolto capitali per complessivi 4,3 milioni di euro in un cosiddetto seed round guidato dalla società di Venture Capital (VC) svizzera EquityPitcher Ventures e dal fondo tedesco High-Tech Gründerfonds. Creata nel 2024 e insediata al Tecnopolo Ticino, la startup cofondata e diretta da Ermes Zamboni conta oggi una quarantina di collaboratori e due centri di ricerca e sviluppo, in Svizzera e in Asia. L’obiettivo dichiarato, spiega la società in una nota, è trasformare l’intera gestione degli impianti a partire dai dati ricavati dai rifiuti, un futuro in cui saranno proprio questi dati a guidare sicurezza e automazione e in cui il nuovo capitale VC servirà a rivoluzionare il funzionamento degli stabilimenti.

Il terreno su cui si muove Jaipur - già vincitrice del Grand Prix Möbius Suisse per «Digitale ed economia circolare» nel 2024 - è tra i meno digitalizzati dell’industria. Nel mondo si contano oltre 3.100 impianti di termovalorizzazione, per un mercato stimato attorno ai 40 miliardi di euro, ma la maggior parte lavora ancora con monitoraggio manuale e processi analogici. È qui che la startup ticinese rivendica il proprio vantaggio. Dispone infatti del più grande set di dati europeo del settore, oltre 50 milioni di immagini etichettate raccolte in impianti reali, che le consente di riconoscere i materiali pericolosi con un’accuratezza del 99%. Ogni anno il sistema analizza più di 5 milioni di tonnellate di rifiuti. Proprio la combinazione tra questa mole di dati, un gruppo fondatore con competenze tra ingegneria meccanica, deep learning e messa in opera industriale e risultati misurati sul campo è ciò che, spiegano i due investitori citati nella nota, ha convinto a guidare l’operazione.

Gli algoritmi avanzati di visione artificiale su misura per il settore della termovalorizzazione sviluppati da Jaipur consentono di ridurre di oltre l’80% i fermi macchina non programmati, grazie al rilevamento in tempo reale dei rischi, più di un milione di euro di valore aggiunto per impianto ottenuto annualmente migliorando la miscelazione dei rifiuti e quindi la combustione, e una gestione più efficiente del carroponte, guidato in modo predittivo. Un caso concreto arriva dal Ticino, dall’Impianto cantonale di termovalorizzazione dei rifiuti a Giubiasco. «Prima dell'introduzione del nostro sistema si registravano oltre sei fermi non programmati all’anno - spiega la società al CdT - e da quando la tecnologia è operativa quei fermi sono stati azzerati, con un risparmio stimato in oltre un milione di franchi all’anno grazie alle interruzioni evitate».

La nuova iniezione di capitale servirà a sostenere tre direttrici. «Consolideremo la nostra posizione in Europa, dove oggi collaboriamo con oltre 35 impianti, e punteremo all’espansione internazionale, a partire dall’Asia e da nuovi verticali di mercato», ci anticipa la società, che parallelamente continuerà a rafforzare il team con specialisti in intelligenza artificiale, ingegneria e vendite. Il traguardo più ambizioso resta però sul fronte del prodotto: «Puntiamo a realizzare il primo carroponte completamente autonomo al mondo, capace di riconoscere e rimuovere automaticamente il materiale non conforme e di miscelarlo in modo ottimale, garantendo una resa energetica uniforme», afferma l’azienda.

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