Sementina

Ravioli, business per giovani

Il pastificio artigianale Di Lella da oltre cinquant’anni produce pasta fresca per il mercato ticinese e svizzero Con il cambio generazionale avvenuto nel 2017 la società cerca nuovo slancio a livello di prodotti, marketing e canali di distribuzione
I fratelli Yaël Nessi e Jeremy Gehring raccontano l’avventura Di Lella presso lo stabilimento a Sementina. ©CDT/CHIARA ZOCCHETTI
Erica Lanzi
17.12.2019 06:00

Questa storia ha un incipit ricorrente nel mondo delle PMI. Da una parte un’impresa familiare, guidata da una coppia di imprenditori che vorrebbero andare in pensione ma non sanno a chi passare il timone. Dall’altra due giovani intraprendenti, decisi a buttarsi nel mondo dell’imprenditoria e a «mettere le mani in pasta».

In questo caso, nel vero senso della parola. La Di Lella è uno storico pastificio del Bellinzonese (classe 1968) specializzato in paste fresche, gnocchi e ravioli. Nello stabilimento di Sementina già all’ingresso si sente un profumino da cucina della nonna, che fa venire l’acquolina in bocca anche se sono le 9 di mattina. Sacchi di farina, pentoloni per sughi e ripieni, impastatori, raviolatrici: non importa di che generazione parliamo, il metodo per fare la pasta non è cambiato granchè.

«A colpirci fin da subito - esordisce infatti Yaël Nessi, che dirige l’azienda col fratello Jeremy Gehring - è stata l’idea di impegnarci in un settore come quello alimentare: qui la guerra con la concorrenza non la si fa troppo a suon di tecnologia, ma con l’innovazione di prodotto, la sensibilità verso il mercato e la capacità di arrivare al cuore delle persone».

Il passaggio di consegne

I nuovi soci hanno ripreso la società a inizio 2017, armati di entusiasmo e qualche anno di esperienza nel commercio internazionale e nella consulenza. La strada per rilanciare un’azienda con le energie stanche e tanto potenziale resta comunque tutta curve e sorprese.

«Il primo anno lo abbiamo dedicato all’affiancamento coi signori Di Lella, perché se non sai chi sei non sai dove andare. Noi dovevamo imparare tutto del settore, dei clienti e soprattutto dell’identità aziendale». Poi, a poco a poco, la Di Lella comincia a introdurre migliorie e a ragionare più in grande. Compaiono nuove ricette (Jeremy è pure un cuoco dalle esperienze stellate) e vengono fatti i primi passi per ottimizzare la produzione con l’introduzione di un pastorizzatore e di imballatrici automatiche. «Forse la crescita iniziale è stata quasi fin troppo veloce», aggiungono i due fratelli, raccontando le difficoltà del giostrarsi tra investimenti a cinque zeri mentre il mercato chiede certificazioni onerose e una grande flessibilità. Così, di fianco ai clienti storici privati e istituzionali (ristoranti, scuole, ospedali e retail) si sono aggiunti partner legati alla grande distribuzione svizzera. La vecchia squadra di collaboratori apprezza l’ondata di energie fresche e si butta con entusiasmo nei progetti. «Agli inizi ci sono state settimane - raccontano - in cui per soddisfare tutti abbiamo dovuto chiedere agli amici di aiutarci a sigillare le confezioni, a mano. Era quasi comico vedere avvocati e bancari felicissimi di sudare sotto gli ordini dei nostri mastri pastai».

Un mestiere «affascinante»

La pasta, continuano, è affascinante perché è democratica, entra nelle tavole e nel cuore di tutti. Ma proprio lì sta anche la sua sfida, cioè riuscire a comunicare su larga scala valori come l’artigianalità, l’importanza degli ingredienti sani (che rendono inutili gli esaltatori di sapore, ci tiene a sottolineare Jeremy), o semplicemente il piacere della tavola. «La nostra visione – continuano - è quella di diventare il marchio svizzero di riferimento della pasta fresca. Trasmettere quel senso di amore per il cibo e per la cucina genuina che si associa al Ticino». La Di Lella gli slanci giusti li ha trovati proprio nel legame con le origini.

Al mercato di Bellinzona

«L’azienda è nata a Bellinzona, così abbiamo deciso di continuare a partecipare a eventi come il mercato del sabato mattina con un food truck dove cuociamo ravioli sul momento». All’inizio era più che altro un esperimento di marketing. «Ma si è rivelato molto in fretta una sorta di laboratorio a cielo aperto. La gente ci chiede nuove ricette, riusciamo a intercettare subito le mode dei gusti, oppure i valori a cui le persone fanno attenzione. Paradossalmente i grandi distributori chiedono a noi cosa vogliono i loro clienti!». Un paio di esempi? Il packaging ecosostenibile, che di recente l’azienda ha introdotto nella grande distribuzione. Oppure la richiesta crescente di primi piatti pronti da riscaldare. O ancora l’apprezzamento sempre più diffuso per i produttori locali e per le consegne fatte a casa, tramite la piattaforma e-commerce.

La Di Lella è pronta a reagire. Da poco è stato integrato uno stabilimento a Riazzino per la produzione di ravioli e piatti pronti, così da ottimizzare ulteriormente i processi. «È come una grande famiglia che si allarga, sorridono i soci che negli occhi hanno già il disegno dei prossimi passi. «D’altronde - concludono - un’azienda è un po’ come una tartaruga, può vivere anche 200 anni. L’importante è la costanza e la perseveranza con la quale si procede».