Ravioli, business per giovani

Questa storia ha un incipit ricorrente nel mondo delle PMI. Da una parte un’impresa familiare, guidata da una coppia di imprenditori che vorrebbero andare in pensione ma non sanno a chi passare il timone. Dall’altra due giovani intraprendenti, decisi a buttarsi nel mondo dell’imprenditoria e a «mettere le mani in pasta».
In questo caso, nel vero senso della parola. La Di Lella è uno storico pastificio del Bellinzonese (classe 1968) specializzato in paste fresche, gnocchi e ravioli. Nello stabilimento di Sementina già all’ingresso si sente un profumino da cucina della nonna, che fa venire l’acquolina in bocca anche se sono le 9 di mattina. Sacchi di farina, pentoloni per sughi e ripieni, impastatori, raviolatrici: non importa di che generazione parliamo, il metodo per fare la pasta non è cambiato granchè.
«A colpirci fin da subito - esordisce infatti Yaël Nessi, che dirige l’azienda col fratello Jeremy Gehring - è stata l’idea di impegnarci in un settore come quello alimentare: qui la guerra con la concorrenza non la si fa troppo a suon di tecnologia, ma con l’innovazione di prodotto, la sensibilità verso il mercato e la capacità di arrivare al cuore delle persone».
Il passaggio di consegne
I nuovi soci hanno ripreso la società a inizio 2017, armati di entusiasmo e qualche anno di esperienza nel commercio internazionale e nella consulenza. La strada per rilanciare un’azienda con le energie stanche e tanto potenziale resta comunque tutta curve e sorprese.
«Il primo anno lo abbiamo dedicato all’affiancamento coi signori Di Lella, perché se non sai chi sei non sai dove andare. Noi dovevamo imparare tutto del settore, dei clienti e soprattutto dell’identità aziendale». Poi, a poco a poco, la Di Lella comincia a introdurre migliorie e a ragionare più in grande. Compaiono nuove ricette (Jeremy è pure un cuoco dalle esperienze stellate) e vengono fatti i primi passi per ottimizzare la produzione con l’introduzione di un pastorizzatore e di imballatrici automatiche. «Forse la crescita iniziale è stata quasi fin troppo veloce», aggiungono i due fratelli, raccontando le difficoltà del giostrarsi tra investimenti a cinque zeri mentre il mercato chiede certificazioni onerose e una grande flessibilità. Così, di fianco ai clienti storici privati e istituzionali (ristoranti, scuole, ospedali e retail) si sono aggiunti partner legati alla grande distribuzione svizzera. La vecchia squadra di collaboratori apprezza l’ondata di energie fresche e si butta con entusiasmo nei progetti. «Agli inizi ci sono state settimane - raccontano - in cui per soddisfare tutti abbiamo dovuto chiedere agli amici di aiutarci a sigillare le confezioni, a mano. Era quasi comico vedere avvocati e bancari felicissimi di sudare sotto gli ordini dei nostri mastri pastai».
Un mestiere «affascinante»
La pasta, continuano, è affascinante perché è democratica, entra nelle tavole e nel cuore di tutti. Ma proprio lì sta anche la sua sfida, cioè riuscire a comunicare su larga scala valori come l’artigianalità, l’importanza degli ingredienti sani (che rendono inutili gli esaltatori di sapore, ci tiene a sottolineare Jeremy), o semplicemente il piacere della tavola. «La nostra visione – continuano - è quella di diventare il marchio svizzero di riferimento della pasta fresca. Trasmettere quel senso di amore per il cibo e per la cucina genuina che si associa al Ticino». La Di Lella gli slanci giusti li ha trovati proprio nel legame con le origini.
Al mercato di Bellinzona
«L’azienda è nata a Bellinzona, così abbiamo deciso di continuare a partecipare a eventi come il mercato del sabato mattina con un food truck dove cuociamo ravioli sul momento». All’inizio era più che altro un esperimento di marketing. «Ma si è rivelato molto in fretta una sorta di laboratorio a cielo aperto. La gente ci chiede nuove ricette, riusciamo a intercettare subito le mode dei gusti, oppure i valori a cui le persone fanno attenzione. Paradossalmente i grandi distributori chiedono a noi cosa vogliono i loro clienti!». Un paio di esempi? Il packaging ecosostenibile, che di recente l’azienda ha introdotto nella grande distribuzione. Oppure la richiesta crescente di primi piatti pronti da riscaldare. O ancora l’apprezzamento sempre più diffuso per i produttori locali e per le consegne fatte a casa, tramite la piattaforma e-commerce.
La Di Lella è pronta a reagire. Da poco è stato integrato uno stabilimento a Riazzino per la produzione di ravioli e piatti pronti, così da ottimizzare ulteriormente i processi. «È come una grande famiglia che si allarga, sorridono i soci che negli occhi hanno già il disegno dei prossimi passi. «D’altronde - concludono - un’azienda è un po’ come una tartaruga, può vivere anche 200 anni. L’importante è la costanza e la perseveranza con la quale si procede».
