Finanza

Reddito fisso, rischi e incertezze non arrivano solo dalla geopolitica

Secondo Pictet, i nodi delle finanze pubbliche USA consigliano più diversificazione e mercati emergenti
© CdT/Gabriele Putzu
Gian Luigi Trucco
26.03.2026 06:00

Lo scenario attuale è ricco di rischi e incertezze, tanto più alla luce degli eventi geopolitici in corso e delle loro conseguenze dirette e indirette, di natura economica e finanziaria. Esso richiede all’investitore di reinventarsi, anche per quanto riguarda gli investimenti obbligazionari. Il credito diventa il fattore chiave in grado di portare una certa stabilizzazione all’interno del comparto di portafoglio del reddito fisso, sostituendo i titoli pubblici con le emissioni aziendali e guardando con maggiore attenzione ai mercati emergenti, come sarebbe opportuno anche per la componente azionaria.

Queste, in sintesi, le conclusioni dell’incontro con gli operatori della piazza finanziaria che Pictet Asset Management ha tenuto a Lugano, attraverso le analisi di Samuela Fuentes, Sales Manager, Mickael Benhaim, Head of Fixed Income Strategy & Solutions, e Manesh Mistry, Senior Client Portfolio Manager.

Benhaim si è soffermato in particolare sulle conseguenze dell’attuale shock geopolitico: effetti sul mercato energetico, meno sensibili negli USA e più incisivi in Asia e in Europa; effetti sugli equilibri finanziari, sul commercio, lo shipping e la logistica, con aumenti dei costi e problemi nelle catene di fornitura, fino ai riflessi sul «sentiment» di investitori e consumatori, in riferimento all’inflazione e non solo.

Infine, i riflessi sulla politica monetaria delle banche centrali, costrette a interrompere le strategie espansive, se non addirittura a intraprenderne di restrittive, attraverso aumenti dei tassi, vista un’inflazione che appare destinata a mantenersi al di sopra dei loro target, se non a risalire in modo significativo.

Per gli specialisti di Pictet, il rischio di stagflazione - cioè il mix di inflazione e rallentamento congiunturale - può concretizzarsi, determinando vincenti e perdenti in termini di aree geografiche. Le politiche dell’Amministrazione Trump favoriscono una maggiore diversificazione e un minor «peso» nei portafogli della componente americana.

Se è vero infatti che la politica fiscale di Trump può favorire la crescita, essa è tuttavia inflattiva, così come la deregolamentazione. Quanto ai dazi e alla politica commerciale in genere, è da ritenersi negativa su entrambi i fronti. Debito e deficit sono destinati a crescere, determinando una pressione sui Treasury, la cui emissione non può che aumentare, il tutto con una Federal Reserve più «politicizzata» e allineata alle strategie della Casa Bianca.

Diversificare al di fuori del dollaro USA può quindi diventare conveniente, come ha indicato Mistry, illustrando il ruolo crescente dei mercati emergenti, che oggi rappresentano il 60% del PIL globale, sempre meno dipendenti dalle relazioni commerciali con gli USA e che, avendo attuato importanti riforme economiche e finanziarie, godono ora di rating in aumento da parte delle istituzioni specializzate.

Infine, quelli fra loro che avevano posizioni debitorie in dollari hanno beneficiato del deprezzamento del biglietto verde, destinato probabilmente a proseguire dopo l’attuale fase di relativo apprezzamento. La discesa dell’inflazione in molti di questi Paesi consente all’investitore di ottenere rendimenti reali interessanti.