L'evento

«Ritrovare unità e coraggio nelle scelte comuni europee»

All'USI, nella seconda giornata del Lugano Global Forum, Romano Prodi ha parlato di sovranità, difesa e rapporti con la Svizzera - L'ex presidente della commissione UE: «Bisogna superare l'unanimità per rinnovare il progetto comunitario»
©Gabriele Putzu
Generoso Chiaradonna
11.11.2025 21:15

L’Aula Magna dell’Università della Svizzera italiana ha ospitato la seconda giornata della prima edizione del Lugano Global Forum, avente come tema portante «La certezza dell’incertezza: Navigare nel nuovo disordine mondiale». L’evento è stato promosso dal noto giornalista Alan Friedman. Una mattinata, quella odierna, a cui hanno partecipato numerosi studenti che hanno colto l’occasione per porre domande a relatori d’eccezione come Martin Wolf, editorialista del Financial Times; Bill Emmott, ex direttore del settimanale The Economist; Václav Klaus, già presidente della Repubblica Ceca; Romano Prodi, già presidente della Commissione europea; e Marion Jansen, direttrice per il commercio dell’OCSE.

La politica protezionista americana, il futuro dell’Unione europea e il tema della difesa sono stati alcuni degli argomenti toccati durante la due giorni luganese.

Istituzioni fragili

«L’Europa, in questa fase storica, non è in grado di fare le grandi scelte che dovrebbe fare; subisce umiliazioni che non si sono mai viste nella storia dell’analisi politica recente», afferma Romano Prodi, da noi avvicinato al termine dell’evento. L’ex presidente della Commissione UE porta l’esempio di Donald Trump, che «chiede all’Europa di non acquistare gas e petrolio russi, ma lo permette a Viktor Orbán, il premier ungherese, che invece è più obbediente alla linea politica del presidente statunitense e non a quella europea».

Emerge quindi una fragilità delle istituzioni comunitarie che sembrerebbe dare ragione agli euroscettici e ai sovranisti. Come se ne esce? «La fragilità delle istituzioni UE è una conseguenza del principio delle decisioni comunitarie da prendere all’unanimità», risponde Prodi, che propone di eliminare questo meccanismo ricorrendo alla cooperazione rafforzata, prevista dai trattati. «Nelle regole di funzionamento dell’Unione europea c’è la possibilità di cambiare questo principio con una maggioranza qualificata di Stati e di popolazione rappresentata. Dobbiamo però accettare la conseguenza di un’Europa a più velocità, lasciando comunque la porta aperta a chi vorrà aderirvi in futuro, dicendo chiaramente quali sono le regole. Un esempio di questo modo di procedere è stata la costruzione dell’unione monetaria e la nascita dell’euro: da dodici Paesi iniziali si è arrivati a venti. È indubbiamente un successo», precisa ancora Prodi.

«Siamo quasi parenti»

Sui rapporti tra Svizzera e Unione europea, Romano Prodi è ottimista. «La Svizzera è più di un Paese amico: è quasi parente, per i legami economici e culturali. Ho sempre detto agli amici svizzeri di fare più cose insieme, anche se ognuno ha la propria struttura, le proprie istituzioni e la propria strada».

Pur non facendo parte dell’UE, il dibattito tra sovranismo e integrazione europea è molto acceso anche in Svizzera, soprattutto in vista del voto popolare per la ratifica di accordi più stretti con l’Unione. «La democrazia è democrazia e non si discute. La Svizzera è un unicum al mondo per la quantità di volte in cui i cittadini vanno alle urne, ed è una cosa buona. Faccio però presente che la Svizzera è circondata dall’Europa», precisa l’ex presidente della Commissione UE.

È quindi, oltre alle culture comuni e alle forti relazioni commerciali, anche la geografia a determinare di fatto l’integrazione tra Svizzera e UE.

«Non solo», aggiunge Prodi. «Prendiamo il caso dei dazi di Trump: perché il 39% alla Svizzera e il 15% all’UE? Per una ragione molto semplice: perché, per Trump, la Svizzera è più debole dell’Europa, nonostante quest’ultima stia attraversando un periodo difficile della sua storia. Un rapporto più stretto con l’UE forse avrebbe aiutato».

Difesa, non esercito comune

L’Unione europea sta però pensando a riarmarsi. È giusto rafforzare il sentimento europeo con una politica militare contro un nemico esterno? «Non penso a un esercito comune, ma è indispensabile rafforzare il legame tra gli Stati membri per evitare di essere schiacciati dalle grandi potenze mondiali. Mai come ora è necessaria una vera unità d’intenti, soprattutto in materia di politica e difesa».

E la NATO che ruolo ha? «L’Alleanza Atlantica è stata guidata dagli americani fino a quando gli USA avevano un rapporto di simbiosi con gli europei. Rotto questo rapporto, l’Europa dovrebbe occuparsi anche della difesa».

In questo articolo: