Finanza

Robinhood, il «casinò digitale» dove al tavolo siede anche l’IA

l broker californiano ha lanciato una blockchain proprietaria con azioni «tokenizzate», prestiti al 7% e «trading agentico»
Con l’IA, i professionisti della finanza non verranno necessariamente sostituiti, semmai «potenziati». © CdT/Gabriele Putzu
Dimitri Loringett
09.07.2026 23:30

«The World is Flat», il mondo è piatto: così Robinhood, piattaforma di brokeraggio statunitense, ha intitolato l’evento con cui, il primo luglio scorso a Londra, ha presentato la sua nuova creatura. La promessa è quella di una finanza senza confini, costruita su una blockchain proprietaria (Robinhood Chain) sulla quale «gira» un intero ecosistema di prodotti: azioni «tokenizzate» scambiabili 24 ore su 24 in 120 Paesi, un conto al 7% annuo su dollari digitali, future perpetui con leva fino a 10 volte su oro, petrolio e valute e il trading delegato a un agente di IA.

Robinhood è noto per voler «democratizzare la finanza», uno slogan messo alla prova nel gennaio 2021, quando il broker di Menlo Park in California fu teatro del famoso «short squeeze» su GameStop partito da Reddit, salvo poi bloccare gli acquisti nel momento cruciale. Con questo annuncio Robinhood segna un salto di ambizione: da app di trading a infrastruttura finanziaria globale, ma la novità solleva non pochi interrogativi.

Azioni che non sono azioni

Il prodotto simbolo del lancio sono gli Stock Token, dei «gettoni digitali» che replicano il prezzo di titoli come Nvidia, Apple o Google. Per le stesse condizioni contrattuali di Robinhood, si tratta di titoli di debito tokenizzati emessi da una società veicolo con sede a Jersey, che non conferiscono alcuna proprietà dell’azione sottostante. In pratica, chi compra un token su Apple non possiede Apple ma solo una «promessa» di Robinhood.

La struttura aveva già fatto discutere un anno fa, con i token lanciati in Europa su OpenAI e SpaceX, con OpenAI che aveva pubblicamente negato qualsiasi accordo. A gennaio la SEC, l’autorità di vigilanza americana, ha tracciato una linea netta tra i titoli tokenizzati sponsorizzati dall’emittente e i prodotti di terzi che offrono soltanto un’esposizione «sintetica», tenendo i secondi sotto stretta sorveglianza.

È curioso il dettaglio geografico: gli Stock Token non possono essere venduti negli USA e sono esclusi anche Regno Unito, Canada, Emirati e Svizzera. Il «mondo piatto» evocato a Londra ha quindi confini regolatori molto precisi, poiché il prodotto di punta è vietato proprio nei mercati con le autorità di vigilanza più esigenti.

L’arte di aggirare le regole

Ancora più emblematico è Robinhood Earn, il prodotto che permette agli utenti americani di prestare dollari digitali (la stablecoin USDG) incassando un rendimento del 7% annuo. Schemi di questo tipo erano di fatto scomparsi dal mercato USA, in quanto la SEC li ha sistematicamente trattati come collocamenti di titoli non registrati, sanzionando per esempio la piattaforma BlockFi, ora chiusa, per 100 milioni di dollari nel 2022. Robinhood, invece, ha trovato la scappatoia.

Formalmente, l’azienda non tocca il denaro: quando l’utente attiva Earn, l’app gli crea un wallet in «autocustodia» (di cui il cliente è l’unico titolare) e si limita a fare da ponte verso Morpho, una piattaforma di prestiti senza intermediari, dove il credito è gestito sulla blockchain da smart contract (contratti automatici). Non è Robinhood a pagare gli interessi, bensì il codice della piattaforma. La stablecoin, inoltre, è emessa da Paxos, società regolamentata, sollevando Robinhood anche dagli obblighi di un emittente. L’architettura è elegante (per non dire furbesca) e le clausole parlano chiaro: se qualcosa va storto, Robinhood non gestisce il denaro e non garantisce il rendimento. Inoltre, un’assicurazione dei Lloyd’s di Londra copre gli attacchi informatici e le falle dei contratti automatici. Ed è qui l’astuzia: negli Stati Uniti chi deposita dollari in banca è protetto dalla FDIC, l’agenzia federale che garantisce per legge i depositi fino a 250 mila dollari. Earn, invece, ha tutte le sembianze di un conto di risparmio, ma è costruito apposta per non esserlo e così la rete di protezione pubblica non scatta mai. Al suo posto c’è quindi una polizza privata, che non copre né il calo del tasso, né un’eventuale perdita di valore della stablecoin.

Il «banco» vince sempre

Più d’un osservatore ha descritto Robinhood come un «casinò con licenza da broker», che predica l’investimento democratico ma guadagna sulla speculazione. La metafora ha un fondamento tecnico: il broker non applica commissioni, ma viene remunerato dai grandi operatori di mercato per instradare loro gli ordini dei clienti, incassando su ogni operazione, comunque finisca. Nell’ultimo trimestre, oltre metà dei ricavi dell’azienda proveniva dal trading dei clienti e di questi il 78% da cripto e opzioni, i prodotti più rischiosi del catalogo. Lo stesso CEO, Vladimir Tenev, ha rivendicato la scelta di puntare sui trader più attivi, definendoli i clienti che generano «la parte del leone» dei ricavi. Una scommessa che comincia a mostrare qualche limite: nel primo trimestre 2026 i ricavi cripto sono crollati del 47%, i volumi del 48% e a giugno l’azienda ha tagliato il 10% del personale.

In quest’ottica anche le novità europee assumono un’altra luce. I future perpetui con leva (fino a 10 volte) su materie prime e valute, operativi giorno e notte, sono strumenti in cui una piccola oscillazione avversa può azzerare la posizione. E per quanto riguarda il trading «agentico», cioè delegato all’IA, Robinhood stessa ammette che gli agenti possono fraintendere le istruzioni o agire in modo imprevisto e rinuncia a ogni responsabilità sulle operazioni generate.

Il futuro è già qui

Sarebbe però un errore liquidare il trading agentico come l’ennesima trovata di un broker-casinò. Che piaccia o no, l’IA che opera sui mercati non è il futuro: c’è già. «Il trading algoritmico potenziato dall’IA non è una promessa, è una realtà concreta e tangibile, che anche in Ticino sta prendendo piede», afferma al CdT Michele Ficara Manganelli, direttore di Swiss Blockchain Consortium a Lugano, la cui Datamoney.ch sviluppa piattaforme di trading basate sull’IA per istituti bancari, family office e gestori patrimoniali della piazza ticinese e svizzera. Con una differenza sostanziale rispetto al modello Robinhood: «Il professionista della finanza non viene sostituito ma potenziato: analisi e operazioni che prima richiedevano giorni, se non mesi, oggi si eseguono in pochi istanti, sotto il suo pieno controllo», conclude.