Senza grandi banche, l’Europa resta fragile

Negli ultimi anni è avvenuto un fenomeno curioso. Mentre la politica europea discuteva, rinviava e cercava compromessi sempre più complessi, il sistema bancario del continente ha continuato, spesso in silenzio, a rafforzarsi.
Dopo la grande crisi finanziaria, dopo la crisi dei debiti sovrani e dopo la pandemia, molti osservatori prevedevano un lento declino del settore bancario europeo. Grazie a una vigilanza più rigorosa, a requisiti patrimoniali più severi e a una gestione più prudente del rischio, numerosi istituti hanno per contro ricostruito bilanci solidi e una redditività che sembrava perduta.
Dopo anni difficili, il sistema bancario europeo si presenta oggi più robusto, meglio capitalizzato e più competitivo. Il lavoro svolto dalle Banche Centrali, in coordinamento con la BCE e le autorità europee, ha contribuito a costruire un sistema capace di affrontare le turbolenze degli ultimi anni con una resilienza che pochi avrebbero immaginato.
L’euro è una moneta unica, ma l’Europa continua a essere un mosaico di mercati finanziari nazionali. La politica monetaria è centralizzata nella BCE, mentre il credito, gli investimenti e gran parte delle decisioni strategiche restano confinati entro i confini degli Stati membri. Questa è una delle principali contraddizioni dell’Unione. La creazione di una banca centrale continentale è avvenuta senza attuare fino in fondo un sistema finanziario concertato che dovrebbe sostenerla.
I tassi, l’euro e la BCE
La vera forza dell’euro risiederà nella capacità dell’Europa di creare grandi gruppi bancari continentali, solidi, redditizi e capaci di allocare il capitale su scala europea. Le fusioni bancarie transfrontaliere costituiscono uno strumento di sovranità economica e monetaria, una necessità storica e non un ostacolo alla concorrenza. Tuttavia, il rischio opposto appare oggi ancora più pericoloso se rimane un'Europa frammentata, incapace di mobilitare risorse sufficienti per sostenere la propria crescita e la propria autonomia strategica.
Nessuna grande area economica può aspirare a competere con gli Stati Uniti e la Cina senza disporre di campioni finanziari adeguati alle sfide globali. Servono banche europee capaci di finanziare innovazione, difesa, transizione energetica, infrastrutture strategiche e sviluppo industriale su scala continentale. Per questo motivo le fusioni bancarie transfrontaliere non devono essere considerate una minaccia, ma una necessità storica.
Una BCE realmente sovrana non può dipendere esclusivamente dall’andamento dei mercati finanziari americani o dalle decisioni della Federal Reserve. Per esercitare pienamente il proprio ruolo deve poter contare su un sistema bancario europeo forte, integrato e competitivo.
La nascita di grandi operatori bancari europei consentirebbe inoltre di sostenere una futura emissione strutturale di Eurobond, di rafforzare il mercato unico dei capitali e di offrire all'Europa uno strumento finanziario paragonabile a quello di cui dispongono le altre grandi potenze economiche.
La Cina, attraverso una stretta cooperazione tra Stato, sistema finanziario e industria, è riuscita a mobilitare enormi risorse verso obiettivi strategici di lungo periodo. Pur all'interno di un modello profondamente diverso da quello europeo, la Cina dimostra che il coordinamento tra finanza, industria e interesse nazionale può produrre una capacità decisionale che spesso manca alle democrazie occidentali.
L’Europa non deve imitare la Cina. Deve però comprendere una lezione fondamentale: nessuna grande potenza economica prospera lasciando frammentati i propri strumenti finanziari e industriali.
Il caso svizzero
La Svizzera, per tradizione, competenza e solidità istituzionale, è la piazza finanziaria elvetica che continua a rappresentare uno dei principali punti di riferimento mondiali. Tuttavia, il contesto internazionale sta evolvendo rapidamente. La competitività futura non dipenderà più soltanto dalla capacità di attrarre capitali, ma sempre più dalla capacità di partecipare ai grandi processi di integrazione economica e finanziaria che stanno ridisegnando gli equilibri globali.
In questo scenario, anche il sistema bancario svizzero potrebbe trovare nuove opportunità rafforzando il proprio ruolo di ponte tra mercati internazionali ed economia europea. La Svizzera dispone delle competenze, della credibilità e della stabilità necessarie per contribuire in modo significativo alla costruzione di uno spazio finanziario europeo più efficiente e competitivo.
Per riuscirvi sarà forse necessario superare alcune percezioni ereditate dal passato che non riflettono più la realtà odierna della finanza elvetica. La Svizzera contemporanea, oltre a essere simbolo della riservatezza bancaria, è un centro finanziario avanzato, altamente regolamentato, innovativo e pienamente inserito nei circuiti economici globali.
In una fase in cui l’Europa è chiamata a rafforzare la propria autonomia economica e finanziaria, la Svizzera potrebbe svolgere un ruolo non marginale: non come spettatrice esterna, ma come partner naturale di un processo di integrazione destinato a influenzare il futuro dell'intero continente.
La sfida per la Svizzera è scegliere tra neutralità e integrazione e trasformare la propria indipendenza in una risorsa al servizio del completamento del sistema continentale.
In questo contesto il ruolo dei veri banchieri assume un significato particolare. Non come sostituti della politica, ma come costruttori di istituzioni economiche durature.
I migliori banchieri sono indipendenti dal potere politico del momento e collaborano con le istituzioni mantenendo l'indipendenza necessaria per proteggere la stabilità finanziaria. La storia dimostra che le banche prosperano quando sono sufficientemente vicine alla politica da comprenderne gli obiettivi e coscientemente indipendenti da resistere alle sue tentazioni.
La sovranità finanziaria
Nel prossimo futuro i processi di consolidamento finanziario potrebbero anticipare il percorso verso una più profonda integrazione continentale. Le grandi fusioni bancarie di oggi potrebbero diventare concrete fondamenta dell’Unione economica di domani e se è prematuro affermare che saranno i banchieri a salvare l’Europa, non sarà difficile negare che possano aver contribuito a risvegliarla dal suo attuale letargo. Il cammino per divenire una moneta strumento di potenza economica europea potrebbe essere iniziato non nei vertici politici o nelle interminabili trattative diplomatiche, ma nei consigli di amministrazione delle grandi banche del continente.
La sovranità finanziaria richiede istituzioni forti, visione strategica e il coraggio di costruire oggi l'Europa che la politica continua a promettere per domani.