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SpaceX sulla rampa di lancio (in Borsa): una quotazione che cambia le regole del gioco?

È partito il «roadshow» della società di Elon Musk, che punta a raccogliere 75 miliardi di dollari - La valutazione dell’azienda potrebbe arrivare a 1.750 miliardi di dollari - L’operazione è senza precedenti ma non è priva di interrogativi
©Matt Rourke
Dimitri Loringett
05.06.2026 06:00

L’evento borsistico dell’anno entra nel vivo: SpaceX ieri ha ufficialmente iniziato a presentarsi agli investitori istituzionali in vista della quotazione al Nasdaq, prevista per il 12 giugno (con il simbolo «SPCX»). Sarà un’IPO senza precedenti e dai contorni in parte inusuali, ma che pone anche qualche interrogativo.

Un’offerta che rompe le regole

Un’offerta pubblica iniziale (IPO) è il momento in cui una società privata vende per la prima volta le proprie azioni al pubblico. Di norma, le aziende in procinto di quotarsi fissano una «forchetta» di prezzo indicativa e la aggiustano in base alla domanda degli investitori durante il cosiddetto «roadshow», come quello di SpaceX partito ieri. SpaceX invece ha fissato il prezzo a 135 dollari per azione, senza margine di trattativa. Prendere o lasciare, insomma.

L’operazione è strutturata come un’offerta interamente primaria, ovvero i 75 miliardi di dollari raccolti andranno tutti nelle casse dell’azienda e non nelle tasche degli azionisti esistenti, con l’obiettivo di ampliare le infrastrutture di calcolo per l’intelligenza artificiale e la rete di satelliti Starlink, ma anche lo sviluppo di veicoli di lancio spaziali. Inoltre, fino al 30% delle azioni potrebbe essere riservata agli investitori retail, una quota inusualmente elevata pensata per capitalizzare sul seguito quasi fanatico che Musk si è costruito tra i piccoli risparmiatori.

Valutazione «monstre»

Come detto, questa è una IPO da record, per la cifra di capitale che si vuole raccogliere ma soprattutto per la possibile valutazione di mercato della società, che si stima possa raggiungere l’impressionante valore di 1.750 miliardi di dollari. Come si arriva a questa cifra «monstre»? Immaginiamo una società che vale un miliardo: se decide di «aprirsi» al pubblico vendendo il 5% di nuove azioni, raccoglie 50 milioni, ma il valore complessivo dell’azienda rimane un miliardo.

La società di Elon Musk prevede di vendere 555,6 milioni di azioni, pari a circa il 4% del totale. Ma la raccolta fondi potrebbe salire a 86 miliardi di dollari se i sottoscrittori vorranno esercitare la cosiddetta opzione «greenshoe» per vendere ulteriori azioni, conferendo al gruppo un valore di mercato di 1.780 miliardi di dollari.

Per capire se questa valutazione regge, gli analisti ricorrono ai cosiddetti multipli, cioè il modo in cui si misura quanto si paga per ogni dollaro di fatturato. Con ricavi 2025 di 18,67 miliardi di dollari, la valutazione implicherebbe un rapporto prezzo/ricavi di 93,7 volte, ovvero quasi 94 dollari pagati per ogni dollaro incassato dall’azienda. Per confronto, Palantir, già considerata cara, si ferma a 81 volte, Tesla a 17. Il confronto sul rapporto prezzo/utili, che è la misura più comune, è invece impossibile in quanto SpaceX ha chiuso il 2025 con perdita netta da 4,94 miliardi, il che rende il fatturato l’unico metro di paragone disponibile.

Il dimezzamento di Morningstar

La società di ricerca indipendente Morningstar ha pubblicato una valutazione radicalmente diversa, a 780 miliardi di dollari, meno della metà dell’obiettivo (stimato) di SpaceX. Come mai? Primo, xAI - il segmento dedicato all’intelligenza artificiale che include il chatbot Grok, fuso con SpaceX all’inizio del 2026 - presenta «economie incerte» e una posizione competitiva debole rispetto ai principali concorrenti OpenAI e Anthropic. Secondo, le tecnologie su cui SpaceX fonda buona parte delle sue prospettive future, cioè i data center alimentati a energia solare in orbita, capaci di indirizzare un mercato potenziale da 28.500 miliardi di dollari, non esistono ancora. Terzo, anche Starlink, la vera gallina dalle uova d’oro dell’azienda (e l’unico dei tre segmenti operativi in utile), deve affrontare ostacoli tecnologici significativi. Secondo gli analisti di Morningstar, «gli investitori a lungo termine avranno opportunità di acquistare il titolo a prezzi più favorevoli dopo l’IPO».

Opportunità e rischi

L’IPO di SpaceX è il primo di una serie di quotazioni miliardarie che potrebbero ridisegnare i mercati finanziari nei prossimi mesi. Si stima che SpaceX, OpenAI e Anthropic - anch’esse intenzionate a debuttare in Borsa - insieme potrebbero aggiungere quasi 4 mila miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato. Ma i rischi relativi a SpaceX non mancano. Infatti, due dei tre segmenti «bruciano liquidità» (sono in perdita), mentre l’85,1% dei diritti di voto è concentrato nelle mani di Musk. Detto altrimenti, scommettere su SpaceX significa scommettere su di lui.

C’è poi un effetto che riguarda potenzialmente chiunque abbia un fondo pensione o un ETF legato al Nasdaq. SpaceX ha infatti puntato fin dall’inizio all’inclusione rapida nell’indice Nasdaq 100. Se l’ingresso avvenisse in tempi brevi, i fondi passivi che replicano l’indice sarebbero obbligati ad acquistare azioni SpaceX automaticamente, non per scelta, ma per mantenere la fedeltà all’indice. Con una capitalizzazione da 1.750 miliardi, i gestori dovrebbero vendere altri titoli per «fare posto» al nuovo arrivato. Già oggi diversi fondi americani stanno accantonando liquidità in attesa della quotazione.

Qualche analista ricorda che le grandi ondate di IPO hanno talvolta segnato i picchi delle frenesie speculative del passato. E con Alphabet (Google), che pure ha annunciato 80 miliardi di nuova raccolta azionaria, si pone la questione su quanta domanda il mercato possa davvero assorbire.