Sul settore tecnologico USA adesso ci vuole prudenza

Sono giorni convulsi questi per il settore tecnologico internazionale, proprio nei giorni prima degli annunci sui risultati dei grandi gruppi della Silicon Valley. Alcuni titoli hanno perso terreno, anche se le Borse internazionali hanno resistito. Invece le Borse coreana e giapponese hanno perso terreno a causa dei titoli tecnologici (proprio nel giorno in cui un terremoto ha colpito la regione). L’indice della Borsa della Corea del Sud ha perso quasi l’11%, e il Nikkei giapponese ha perso quasi il 4%.
Questi scossoni seguono una crescita molto forte dell’indice Nasdaq americano, che aveva iniziato l’anno attorno a 25 mila punti, per poi scendere a quota 23 mila a fine marzo, per poi accelerare fino a 30 mila punti, e infine per ripiegare ai 28 mila punti attuali. Il saldo, comunque, è ancora molto positivo.
I costi impattano sui conti
Ma come considerare gli investimenti nel settore tecnologico americano, che è salito moltissimo negli ultimi anni? E cosa possono fare i piccoli investitori? Ne abbiamo parlato con Victor Brusa, della BV Trading di Chiasso. «Quello che sta mettendo un po’ in tensione il settore in Borsa - spiega - è che, per molte società, gli investimenti nell’intelligenza artificiale (IA) rappresentano un costo enorme, almeno nella fase iniziale, cioè quella che stiamo vivendo oggi. Di conseguenza, i risultati aziendali sono sotto pressione: anche quando sono buoni, risentono dell’impatto di questi costi, perché far funzionare l’intelligenza artificiale richiede investimenti molto ingenti».
«Se guardiamo al settore dell’intelligenza artificiale - afferma - ci sono alcuni titoli da monitorare, come AMD (Advanced Micro Devices), Intel e, più in generale, tutto il comparto dell’hardware e delle infrastrutture. Tra queste aziende, AMD ha registrato un aumento dei ricavi derivanti dagli acceleratori di quasi il 300%, spinto dalla forte domanda di processori per server dedicati all’intelligenza artificiale. Tra gli altri nomi da seguire ci sono Intel, ASML e Broadcom. Nel comparto delle infrastrutture troviamo invece società che hanno avuto un andamento più graduale, come Microsoft, che è cresciuta ma meno delle aziende appena citate, Amazon, che gestisce il principale fornitore di servizi cloud al mondo, e Alphabet, con Google Cloud e Gemini, che hanno ottenuto risultati molto positivi. Infine c’è Meta, la società che controlla Facebook, che si è mossa in maniera molto positiva».
Positivi sul lungo termine
«Guardando al breve-medio termine - illustra - gli operatori rimangono moderatamente positivi, mentre sul lungo periodo il sentiment è decisamente favorevole. Tuttavia, bisogna valutare con attenzione la gestione dei costi legati a questi investimenti all’interno di ogni singola società. I costi vengono infatti contabilizzati immediatamente, mentre i ricavi futuri non sono garantiti. È anche per questo motivo che, in alcuni casi, risultati apparentemente deludenti sono stati causati proprio dall’aumento delle spese per l’intelligenza artificiale».
«Per un piccolo investitore non è necessariamente troppo tardi per entrare in questo settore. Se davanti a noi c’è ancora un importante periodo di crescita, non è mai troppo tardi. Vale però l’esempio di Nvidia: quando quotava circa 500 dollari aveva un target di 1.000 dollari, che poi ha raggiunto. Successivamente ha effettuato uno split azionario 10 a 1, riportando il prezzo a circa 100 dollari, e da allora il titolo è nuovamente raddoppiato fino a circa 200 dollari. In pratica, il valore è raddoppiato due volte».
«Per il piccolo investitore - precisa - può quindi avere senso guardarsi intorno e destinare una parte del portafoglio all’intelligenza artificiale, magari puntando su società di grande qualità come Microsoft, soprattutto nei momenti di debolezza del titolo. In generale, è preferibile concentrarsi sulle aziende che continuano a dimostrare solidità. Se, ad esempio, Nvidia tra tre anni dovesse arrivare a 300 dollari, significherebbe comunque ottenere un ulteriore rendimento del 50%».
L’IA è come l’oro
«Va però ricordato che le valutazioni sono già elevate e richiedono molta prudenza. L’intelligenza artificiale, nel lungo periodo, può essere vista un po’ come l’oro: è un investimento che può rimanere fermo per anni e poi accelerare improvvisamente. Tuttavia, bisogna prestare attenzione, anche perché i mercati si trovano oggi su livelli molto vicini ai massimi».
«In un portafoglio bilanciato - sottolinea - se circa la metà è investita in obbligazioni, la parte restante dovrebbe essere diversificata tra azioni di diversi Paesi. All’interno della componente azionaria, una quota importante destinata agli Stati Uniti potrebbe essere investita nei grandi titoli tecnologici. Va però considerato anche il rischio valutario: negli anni il dollaro si è indebolito rispetto al franco svizzero. Se un tempo i due erano vicini alla parità, oggi il dollaro vale circa 80 centesimi di franco».
Occhio al contesto politico
«Insomma, la parola d’ordine, oggi, è prudenza. I mercati, soprattutto quelli americani, sono vicini ai massimi storici. Inoltre, nei prossimi mesi potrebbero aumentare le tensioni legate al contesto politico ed economico internazionale, rendendo l’autunno più difficile rispetto alla primavera. In questo scenario, ogni notizia negativa rischia di diventare un pretesto per prese di profitto e correzioni di mercato. D’altra parte, con tassi di interesse ancora relativamente bassi, le alternative al mercato azionario non rappresentano una concorrenza particolarmente forte. Rimangono però diversi fattori di incertezza sul piano geopolitico, come il conflitto in Medio Oriente, che continua a riservare sviluppi imprevedibili».
Per chi volesse comunque investire nell’intelligenza artificiale - conclude Victor Brusa - senza esporsi su un singolo titolo, esistono anche ETF tematici che racchiudono un paniere di società attive nel settore, consentendo una maggiore diversificazione del rischio».
