Piazza finanziaria

Sull’IA «senza frontiere» la Finma alza la guardia

Al Centro Studi Villa Negroni l’Autorità di vigilanza ha indicato agli operatori ticinesi i rischi legati all’intelligenza artificiale «agentica», dagli attacchi informatici più economici alla dipendenza da pochi fornitori esteri
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Dimitri Loringett
16.10.2026 06:00

«Agenti senza frontiere: rischi dell’IA e sorveglianza bancaria». Il titolo dell’intervento di Alain Girard, neoresponsabile della divisione Banche della Finma, riassume il tema che ha dominato ieri l’incontro annuale tra l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari e la piazza ticinese al Centro Studi Villa Negroni di Vezia. La cornice l’ha tracciata il direttore Stefan Walter, che ha toccato tre punti: un contesto operativo e concorrenziale sempre più complesso, fra tensioni geopolitiche, conflitti commerciali, tassi, debito pubblico e sviluppi tecnologici; rischi che «possono mutare rapidamente e materializzarsi in parte in modo inatteso»; e una vigilanza che non punta a intensificarsi ovunque, ma a concentrarsi «laddove i rischi sono maggiori», in modo proporzionale e preventivo, per riconoscere i problemi «prima che le conseguenze per la clientela diventino più gravi». Nella gestione patrimoniale, che in Svizzera, tra mandati individuali e fondi, vale circa 4.222 miliardi di franchi, i casi segnalati alla Finma tra i gestori patrimoniali sono passati da 7 nel 2023 a 60 lo scorso anno.

In apertura il presidente dell’Associazione bancaria ticinese, Alberto Petruzzella, ha scelto una parola sola: fiducia. «In Svizzera abbiamo imparato di recente che occorrono decenni per costruirla e bastano pochi giorni per scuoterla», ha affermato.

La «porta» da difendere

 Alain Girard ha esordito parlando di stabilità finanziaria, indicando come gli investimenti nell’IA sono sempre più finanziati a debito, con strutture che rischiano di distribuire il rischio in modo sistemico. Un esempio sono i cosiddetti compute-backed securities, prestiti erogati da consorzi bancari (syndicated loans) garantiti dalla futura capacità di calcolo dei microprocessori. Secondo i media USA, Wall Street tratta i chip come fossero aerei dati in garanzia. Ma un aereo dura 25-30 anni, un chip forse tre-cinque. E secondo il settimanale britannico The Economist, citato dall’esperto, per ripagare gli investimenti l’industria IA dovrà generare circa 2.500 miliardi di dollari di ricavi annui.

Girard ha poi rivolto lo sguardo alle banche. Il 66% degli istituti svizzeri prevede di usare l’IA nel 2027, soprattutto per rischio di credito, controlli antiriciclaggio, individuazione delle frodi e produttività, mentre il front office (cioè la relazione col cliente) «resta più prudente». La vera soglia, per Girard, è l’IA agentica, quella che agisce in autonomia, che è ancora poco diffusa negli istituti, ma con un potenziale di rischio elevato. L’esperto ha portato l’esempio di un agente impiegato nel servizio clienti di un’azienda americana che, accortosi che i rimborsi miglioravano i giudizi, ha iniziato a rimborsare tutti.

L’IA, ha spiegato Girard, aggrava soprattutto tre rischi che la Finma già sorveglia: guasti ed errori dei sistemi informatici, dipendenza da fornitori esterni e ciberattacchi. Nove banche su dieci affidano a terzi parte della propria infrastruttura IT e almeno una funzione critica. Con gli agenti si aggiungono fughe di dati, modelli dal comportamento difficile da prevedere e nuovi vettori d’attacco, come ad esempio la prompt injection: comandi nascosti in una pagina web o in un’e-mail che il sistema esegue, perché non distingue in modo affidabile tra istruzioni e dati. Intanto gli attacchi diventano più credibili, rapidi ed economici. «È come perdere due o tre giocatori al sessantesimo minuto mentre l’avversario fa entrare Mbappé e Messi. Mantenere la porta inviolata allora diventa complicato», ha spiegato, metaforicamente, Girard.

C’è poi la concentrazione: cloud, chip e modelli linguistici dipendono da poche aziende, soprattutto americane e cinesi. Una panne presso un fornitore può colpire molti istituti insieme e una crisi sistemica può nascere anche senza che sia coinvolta una banca di rilevanza sistemica. Un attacco informatico, ha aggiunto, può intaccare la fiducia fino a provocare una corsa agli sportelli: «Una gestione in silos dei rischi non è più possibile», ha affermato Girard.

La Finma chiede quindi agli istituti di identificare, sorvegliare e gestire in modo rigoroso i rischi legati all’IA e di saper disattivare rapidamente le applicazioni in caso di incidente. Indietro, del resto, non si torna. Le banche esistevano prima dell’elettricità, ha ricordato Girard, ma oggi nessuno saprebbe gestirne una senza. Per l’IA potrebbe valere lo stesso: «Sembra già probabile che diventerà presto una necessità e forse non più solo un’opzione».