Tra banca e sistema elvetico la fiducia si è incrinata

«L’imprenditorialità è avere il coraggio di investire oggi in qualcosa i cui risultati si vedranno soltanto in un futuro prossimo». È con questa massima che Fabio Regazzi ha voluto ricordare, in occasione dei festeggiamenti ufficiali all’Hotel Unione di Bellinzona per l’ottantesimo anno di attività del Gruppo Regazzi, che non bisogna avere paura del futuro. Dalla piccola officina aperta a Gordola nel 1946 da suo nonno Roberto alla realtà industriale presente in tutta la Svizzera e anche sui mercati esteri, sviluppata da suo padre Efrem - 91 anni ottimamente portati e presente ieri sera - e guidata da venticinque anni da Fabio Regazzi, la terza generazione. Senza ottimismo verso il futuro e senza assumersi rischi non è possibile fare impresa.
Ed è proprio tenendo presente il filo rosso del futuro che si è sviluppata la tavola rotonda, moderata da Sacha Dalcol, neodirettore editoriale del Gruppo Corriere del Ticino, alla quale hanno partecipato Sergio Ermotti, CEO di UBS, Ferruccio de Bortoli, editorialista del Corriere della Sera e anche del nostro quotidiano, e l’armatore Vincenzo Romeo, CEO di Nova Marine Carriers.
Il tema della discussione era, provocatoriamente, «La Svizzera contro il resto del mondo?». Un modo per sottolineare l’eccezionalità del nostro Paese di fronte a cambiamenti geopolitici anche repentini - basti ricordare la guerra in Ucraina e quella tra Stati Uniti e Iran per il controllo dello stretto di Hormuz - che però non possono essere ignorati. L’influenza delle decisioni prese alla Casa Bianca e i rapporti commerciali ed economici con l’Unione europea, primo mercato per i prodotti svizzeri, non possono passare in secondo piano. Sono variabili che, come ha ricordato Sergio Ermotti, vanno affrontate con pragmatismo.
Il pragmatismo perduto
Proprio questa è una caratteristica che, secondo il CEO di UBS, il sistema politico svizzero sta perdendo. Qui Ermotti si è tolto qualche sassolino dalle scarpe. Nulla di nuovo rispetto a quanto già detto nelle scorse settimane, quando era in discussione la Lex UBS (riassumibile nella richiesta di più capitale proprio, ndr), così ribattezzata perché riguarda prevalentemente l’unico gruppo bancario svizzero con una rilevante attività all’estero.
Alla domanda se è vero che UBS intende lasciare la Svizzera, Ermotti ha ricordato semplicemente che l’80% degli azionisti della società che dirige non è svizzero. Siamo una parte importante di questo Paese, ha affermato, e vogliamo continuare a esserlo anche in futuro. Gli azionisti, però, chiedono anche di valutare altre opzioni. Questo non significa che sia certo che UBS - o una parte delle sue attività - lasci la Svizzera.
Ermotti è poi tornato sul tema della fiducia. Secondo il manager ticinese, qualcosa si è rotto nei rapporti tra UBS e la Svizzera, o almeno una parte della politica svizzera. Quell’unità d’intenti mostrata nelle 72 ore necessarie per salvare Credit Suisse da un fallimento certo e disordinato è mancata sia prima di quel 19 marzo 2023 sia dopo. Ermotti ha però ribadito che non rappresenta soltanto gli azionisti della banca, ma anche gli oltre 30 mila dipendenti di UBS in Svizzera, su circa 110 mila a livello globale. Persone che, insieme alle loro famiglie, non vogliono essere considerate approfittatrici che stanno ricattando il Paese.
Sulla necessità di avere attori europei in grado di competere alla pari con i grandi gruppi mondiali, soprattutto statunitensi, si è detto d’accordo anche Ferruccio de Bortoli, che ha ricordato come nell’Unione europea manchi ancora un mercato finanziario unico, fattore decisivo per rendere più efficiente il sistema continentale.
La sfida dell’innovazione
La discussione è poi passata all’innovazione tecnologica e all’intelligenza artificiale. Si tratta di una vera e propria rivoluzione che potrebbe eliminare fino al 20% degli attuali posti di lavoro in quasi tutte le aziende. Vincenzo Romeo ha ricordato anche i benefici per il suo settore, quello dei trasporti marittimi. Oggi, ha affermato, ci sono navi che, grazie all’intelligenza artificiale, possono fare a meno di personale nella sala macchine, uno degli ambienti di lavoro più duri che esistano. Anche su questo fronte, de Bortoli ha sottolineato il ritardo dell’Europa. Ermotti ha però messo in guardia dal rischio, molto elevato, di una bolla finanziaria in questo ambito.
