Banche europee

Tra Commerzbank e UniCredit è arrivata l’ora del dialogo

Dopo due anni di resistenza, l’istituto tedesco avvia i colloqui sull’aggregazione - La quota di partecipazione azionaria della controparte italiana è vicina al 48% del capitale - L’operazione è al vaglio delle autorità di vigilanza e della BCE
© Kittyfly
Red. Economia
07.08.2026 06:00

La scalata di UniCredit su Commerzbank, operazione fra le più importanti in corso in Europa, potrebbe essere vicina a una svolta. Ieri, presentando conti trimestrali migliori delle attese, la seconda banca tedesca ha annunciato di aver avviato colloqui con UniCredit sulla possibile aggregazione, dopo due anni di resistenza a un’offerta impostata in modo ostile dal colosso bancario italiano. «Abbiamo avviato un dialogo che è nel reale interesse di entrambe», ha dichiarato agli analisti la CEO di Commerzbank Bettina Orlopp, segnando un netto cambio di tono rispetto all’opposizione delle scorse settimane.

Un’ottima trimestrale

Favorevole, in questa fase, è il contesto finanziario di Commerzbank. Nel primo semestre l’istituto tedesco ha infatti messo a segno un utile netto record di 1,8 miliardi di euro, in crescita di quasi il 40% sull’anno precedente. Il solo secondo trimestre ha visto il risultato quasi raddoppiare a 898 milioni (+94%), sopra i 845 milioni attesi dagli analisti. I ricavi sono saliti del 7% a 6,5 miliardi, il risultato operativo del 14% a 2,7 miliardi, con un rendimento del capitale tangibile al 12,6% e un CET 1 (capitale azionario primario) al 14,4%. La banca ha inoltre confermato gli obiettivi del piano «Momentum 2030» e conta di restituire ai soci circa 3,2 miliardi di euro nel 2026, avviando un buyback (riacquisto di azioni) da 1,2 miliardi già approvato dalla Banca centrale europea (BCE).

La scalata

Per misurare la portata dei colloqui bisogna riavvolgere il nastro del tempo. UniCredit ha costruito negli anni una quota che oggi si aggira intorno al 48%, dopo un’offerta di scambio conclusasi a inizio luglio con adesioni per il 17,6%. L’operazione, che valorizza Commerzbank attorno ai 45 miliardi di euro, ha trasformato quello che l’amministratore delegato di UniCredit Andrea Orcel ha definito un «redditizio investimento finanziario» in una «transazione strategica di significativa creazione di valore industriale».

Il passaggio più delicato riguarda le autorizzazioni. Secondo indiscrezioni di Bloomberg non confermate ufficialmente, a fine luglio l’autorità di vigilanza tedesca BaFin avrebbe autorizzato UniCredit a salire oltre il 30% del capitale di Commerzbank. Nel diritto tedesco, tale soglia coincide con quella che fa scattare l’obbligo di offerta pubblica d’acquisto (OPA). Il via libera farebbe partire il conto alla rovescia per la BCE, chiamata a completare la valutazione entro 60 giorni lavorativi, estendibili fino a un massimo di 20. In assenza di sospensioni, il verdetto è atteso nella seconda metà di ottobre. Oltre alla BCE, mancano ancora i via libera dell’Antitrust europeo, della Federal Reserve (Commerzbank opera anche negli Stati Uniti) e del regolatore polacco, dato che il gruppo tedesco controlla mBank.

Sul piano politico, tuttavia, la resistenza tedesca resta forte. Il ministero delle Finanze, che detiene il 12% ereditato dal salvataggio della crisi finanziaria del 2008, ha criticato l’approccio «aggressivo» di UniCredit e ha fatto sapere di voler trattare direttamente con governo e sindacati, aggirando la dirigenza di Francoforte. Qualche segnale di apertura, però, è arrivato dai vertici tedeschi, dal presidente del consiglio di sorveglianza Jens Weidmann, per un decennio a capo della Bundesbank, prima ancora che dalla stessa Orlopp.

«Approccio congiunto»

Ed è proprio sui confini del negoziato che la dirigente tedesca ha voluto marcare il punto. Anche quando UniCredit avrà la maggioranza in assemblea, ha avvertito, non potrà decidere da sola sulle misure strutturali fondamentali. Qualsiasi cambiamento di rilievo richiede infatti una maggioranza qualificata di almeno il 75% dei voti. «Solo un approccio congiunto ha delle potenzialità», ha ribadito, dicendosi però «ottimista» sulla possibilità di trovare «un terreno comune» su governance e modello d’affari.

Sui tempi Orlopp ha invitato a procedere speditamente. È interesse di entrambe gestire al meglio la fase attuale, con la quota di UniCredit ancora sotto il 50%. La ricetta - avviare il confronto e tornare con una soluzione, anziché dettare subito condizioni - è pragmatica e un primo aggiornamento è atteso con i conti del terzo trimestre. Restano alcuni nodi delicati: governance, occupazione e il futuro della rete internazionale che Francoforte considera strategica. Ma per la piena integrazione serviranno comunque due-tre anni, con gli interventi sulla governance non prima del 2027.