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UBS, in tre mesi l'utile è di tre miliardi

Ricavi record nel primo trimestre dell’anno nell’Investment Bank, trascinata dalla volatilità dei mercati
A marzo, UBS ha ottenuto una licenza negli Stati Uniti (nella foto la sede di Nashville, nel Tennessee) per trasformare UBS Bank USA in una «nationally chartered bank». © Keystone/Jean-Christophe Bott

Senza nulla togliere all’accurata e rigorosa gestione aziendale e allo «Swissness» che il marchio porta (ancora) con sé, gli eccezionali risultati registrati da UBS nei primi tre mesi di quest’anno sono da attribuire in buona parte alla forte volatilità dei mercati finanziari - conseguenza del conflitto nel Golfo Persico - che hanno consentito alla divisione trading del primo gruppo bancario elvetico di mettere a referto ricavi record nei comparti azionario, valutario, dei tassi di interesse e del credito.

Le cifre

Nel primo trimestre del 2026 UBS ha registrato un utile netto di 3,04 miliardi di dollari (2,4 miliardi di franchi al cambio attuale), in rialzo dell’80% rispetto agli 1,69 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente, superando nettamente le attese degli analisti, che si aspettavano in media poco più di 2,3 miliardi. Il rendimento del capitale CET1 - l’indicatore di redditività preferito dalla banca - ha raggiunto il 16,8%, ben al di sopra dell’obiettivo del 15% fissato per la fine del 2026. I ricavi totali sono saliti del 13% a 14,24 miliardi, mentre i costi operativi sono rimasti pressoché invariati a 10,33 miliardi, con il rapporto costi-ricavi sceso dal 77,4% al 70,2%, avvicinandosi all’obiettivo prefissato di portarlo sotto il 70%.

In Borsa ieri il titolo UBS ha aperto in deciso rialzo, con un balzo superiore al 5%, per chiudere la seduta in progresso del 3,22% a 34,35 franchi.

Crescita in tutti i settori

Il motore di questi risultati è stata senza dubbio la divisione Investment Bank, i cui ricavi sono balzati del 31% a quasi 4 miliardi di dollari, con i mercati globali che hanno toccato un livello record storico di 3,25 miliardi. Nel dettaglio, il trading azionario è cresciuto del 29% a 2,3 miliardi, mentre il segmento reddito fisso - valute, tassi e credito - ha segnato un +38%. Il risultato prima delle imposte dell’Investment Bank è quasi raddoppiato, passando da 696 milioni a 1,22 miliardi di dollari.

Anche le altre divisioni presentano cifre solide. Il Global Wealth Management - cuore strategico della banca - ha generato un utile di 1,97 miliardi (+28% anno su anno), con ricavi in crescita del 12% a 6,98 miliardi. I nuovi capitali netti raccolti hanno raggiunto 37,4 miliardi di dollari, positivi in tutte le regioni. Particolarmente significativa la svolta nelle Americhe, dove gli afflussi netti di 5,3 miliardi hanno invertito la tendenza negativa del trimestre precedente, un segnale incoraggiante per il mercato che UBS ha dichiarato prioritario per la propria crescita e dove ha recentemente ottenuto una licenza bancaria nazionale (nationally chartered bank), che le consentirà di raccogliere depositi e offrire una gamma più ampia di prodotti, aprendo la strada a possibili acquisizioni. L’Asia ha invece confermato la propria forza, contribuendo per circa un terzo all’utile della divisione.

In Svizzera, i comparti Personal & Corporate Banking e Asset Management hanno anch’essi registrato risultati in miglioramento, con il primo che ha generato un utile di 710 milioni di franchi (+19% anno su anno) e il secondo di 252 milioni di dollari (+21%), entrambi beneficiando delle prime sinergie concrete derivanti dall’integrazione di CS.

«In linea con gli obiettivi»

«Nel primo trimestre abbiamo continuato ad assistere i clienti in un contesto geopolitico e di mercato volatile e imprevedibile, sfruttando la forza e l’ampiezza del nostro franchise globale e diversificato», ha dichiarato in conferenza stampa il CEO Sergio Ermotti. «Abbiamo conseguito risultati finanziari eccellenti e siamo in linea con i nostri obiettivi per il 2026». Parlando con gli analisti, Ermotti ha sottolineato come la banca si senta a proprio agio nell’accelerare il programma di riacquisto di azioni proprie, pur precisando che è prematuro definire l’entità degli interventi nella seconda metà dell’anno, in attesa di maggiore chiarezza sul fronte regolamentare.

Integrazione di Credit Suisse

Il mese scorso UBS ha completato il trasferimento di tutti i conti dei clienti svizzeri ex Credit Suisse sulla propria infrastruttura - circa 1,2 milioni di clienti a livello globale - e conta di concludere sostanzialmente il processo entro fine anno. I risparmi cumulativi hanno raggiunto 11,5 miliardi di dollari su un obiettivo di 13,5 miliardi, con ulteriori 0,8 miliardi conseguiti nel solo primo trimestre.

Sul fronte occupazionale, invece, dall’acquisizione di Credit Suisse quasi tre anni fa, UBS ha tagliato complessivamente circa 18 mila impieghi a livello globale. Nel solo 1. trimestre l’organico è sceso di circa 1.500 unità a 101.594 dipendenti e nuove riduzioni sono previste nel corso dell’anno, mentre le assunzioni si concentrano nelle sedi estere, in particolare in India.

«Dibatto basato sui fatti»

Infine, sul tema dei requisiti patrimoniali (il Parlamento svizzero è chiamato a pronunciarsi sulle proposte del Governo nella sessione di giugno), Ermotti si è limitato a ribadire che la banca intende «contribuire in modo costruttivo a un dibattito basato sui fatti», senza che le evoluzioni normative cambino l’identità o il modello d’affari del gruppo.

Qualora le proposte venissero approvate nella loro forma attuale, UBS stima di dover raccogliere capitale aggiuntivo per circa 22 miliardi di dollari.

«Stiamo rappresentando degli interessi»

«Sento parlamentari esprimere la loro preoccupazione che UBS possa ridurre i contributi al loro partito». La «ministra» delle Finanze Karin Keller-Sutter, sulla prima pagina del Blick, definiva così il lobbismo e le pressioni da parte di UBS in merito al progetto di legge volto a rafforzare i fondi propri della grande banca elvetica. Keller-Sutter parlava di un’attività di influenza «piuttosto insolita» in Svizzera da parte di un attore privato. Ieri è arrivata la risposta del CEO di UBS, Sergio Ermotti.

Un diritto e un dovere

«Abbiamo il diritto di partecipare alla discussione», ha affermato ieri il dirigente ticinese in una conferenza telefonica con i media aggiungendo che UBS sta semplicemente rappresentando degli interessi. A suo avviso, è un dovere e un diritto evidenziare le conseguenze per azionisti, clienti e dipendenti in Svizzera. «Cerchiamo di contribuire a una discussione basata sui fatti», ha aggiunto Ermotti.

«Nutriamo inoltre troppo rispetto per il Parlamento per lanciare minacce». Al momento Ermotti non intende speculare su possibili contromisure, come ad esempio un trasferimento fuori dalla Svizzera. La banca ha più volte definito «estreme» le proposte del Consiglio federale (in particolare la prevista copertura completa con capitale proprio delle filiali estere) in quella che è ormai definita «Lex UBS».

Nel frattempo, tra pochi giorni inizierà il lungo iter parlamentare: già lunedì 4 maggio se ne occuperà la Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati.