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UBS investe in Artificialy per una Intelligenza artificiale su misura

La grande banca svizzera è entrata nel capitale della società ticinese che occupa più di quaranta specialisti Gambardella: «Unire capitale e progetti concreti per generare valore reale». Mantegazzeni: «Motore chiave per la crescita»
© KEYSTONE/Christian Beutler
Generoso Chiaradonna
31.03.2026 06:00

L’investimento strategico annunciato da UBS in Artificialy segna un nuovo capitolo per la giovane società ticinese specializzata in intelligenza artificiale (IA). Fondata nel 2020 e oggi attiva a Lugano e Zurigo con oltre quaranta specialisti, Artificialy sta ritagliandosi uno spazio nel crescente ecosistema dell’IA applicata alle esigenze aziendali.

Per Luca Gambardella, cofondatore e CEO, la partnership con UBS va oltre la dimensione finanziaria: «È un’alleanza che unisce capitale e capacità di realizzare progetti concreti. Non si tratta solo di investire, ma di costruire insieme soluzioni che portino valore reale. UBS è già uno dei nostri clienti più importanti e questa partecipazione sancisce una fiducia reciproca basata sui risultati».

Concetto ribadito da Daniele Mantegazzeni, Group Chief Artificial Intelligence Officer di UBS: «Consideriamo l’IA un motore chiave della nostra strategia di crescita e ci impegniamo a implementarla su larga scala per offrire vantaggi significativi a clienti, dipendenti e stakeholder».

Sempre più spesso, spiega Gambardella, «i nostri partner diventano anche clienti e viceversa. È successo con Abacus, tra i principali fornitori svizzeri di servizi informatici per le PMI. È il segno che Artificialy non è più percepita come una startup, ma come un interlocutore stabile e affidabile. In sei anni siamo cresciuti costantemente, raggiungendo un livello di maturità che ci permette di dialogare con grandi gruppi industriali e finanziari».

Le richieste delle aziende

Il professor Luca Gambardella, CEO di Artificialy
Il professor Luca Gambardella, CEO di Artificialy

Dalla sua posizione privilegiata sul mercato, Artificialy è un osservatorio diretto sui bisogni delle aziende svizzere in materia di IA. «Dopo l’arrivo dei modelli conversazionali, come ChatGPT, la domanda è diventata molto più concreta. Le imprese non vogliono più solo sperimentare, ma ottenere benefici misurabili: maggiore produttività, riduzione dei tempi di processo, miglioramento della qualità», spiega Gambardella. Gli esempi spaziano dalla manifattura alla logistica, dalla finanza alla sanità: «Dalla visione artificiale per individuare difetti di produzione agli algoritmi che prevedono andamenti economici o interpretano comandi vocali multilingue. Un progetto test nel campo della traduzione è in corso presso l’amministrazione cantonale. Oggi ogni iniziativa viene valutata come una commessa tradizionale: con obiettivi chiari e metriche di risultato».

Il tessuto economico ticinese

Sul fronte territoriale, Gambardella vede nel Ticino una realtà attenta e in crescita: «La concretezza delle nostre aziende è un punto di forza. Collaboriamo con enti pubblici, ospedali, banche e imprese industriali. La dimensione regionale facilita un dialogo diretto e la fiducia reciproca, ma i progetti hanno respiro nazionale».

A Zurigo - ricorda - «si concentrano le grandi istituzioni tecnologiche, ma il Ticino sa competere grazie alla qualità e a un ecosistema formativo di ottimo livello: la facoltà di Scienze informatiche dell’USI, la SUPSI e l’Istituto Dalle Molle per gli studi sull’intelligenza artificiale (IDSIA)». Gambardella, professore ordinario all’USI, è stato prorettore per l’innovazione e direttore dell’IDSIA.

«La Svizzera resta ai vertici mondiali per innovazione, grazie anche a centri accademici come ETH (Politecnico di Zurigo) ed EPFL (Politecnico di Losanna), ma deve mantenere questo vantaggio investendo nella formazione e nella sovranità digitale».

Sostenibilità e sovranità dei dati

L’etica e la sostenibilità dell’intelligenza artificiale sono temi centrali. «Fin dall’inizio abbiamo puntato su un’IA sostenibile, rispettosa della privacy e indipendente dai grandi fornitori esteri. È per questo che abbiamo sviluppato la suite PrivateAI, che lavora su server locali, senza dati che lascino il territorio nazionale». Un risultato recente è Apertus, piattaforma svizzera sviluppata da ETH, EPFL e Centro Svizzero di Calcolo Scientifico. Artificialy ha curato la prima installazione commerciale presso il Centro Sistemi Informativi del Canton Ticino. «Funziona in ambiente protetto: i dati restano in Svizzera, senza dipendere da server esteri. È una garanzia di sovranità digitale e rispetto della privacy».

Le imprese cambiano l'IA

Rimane centrale anche il tema della competitività: “In Svizzera la qualità e la protezione dei dati sono valori irrinunciabili, ma non bastano: un prodotto deve essere performante quanto quelli dei grandi operatori internazionali – di Cina e Stati Uniti, per intenderci. La sfida è mantenere standard elevati senza rinunciare all’autonomia tecnologica”. Sul tanto dibattuto impatto del progresso tecnologico sul mondo del lavoro, Gambardella mantiene una visione equilibrata: “Non abbiamo osservato fenomeni di sostituzione del personale: l’essere umano resta al centro dei processi. L’IA accelera e amplifica, ma non sostituisce la capacità decisionale. Chi vuole restare competitivo deve, però, formarsi e imparare a usarla. Molte aziende ci chiedono corsi di aggiornamento».

Guardando al futuro, Gambardella non ha dubbi: «L’intelligenza artificiale cambierà i modelli di business, ma saranno le imprese a determinarne la direzione. L’IA non sostituisce l’uomo, lo potenzia. Si aprono nuove opportunità per gli specialisti del settore. Siamo, nel nostro piccolo, anche un polo attrattivo per i talenti locali che possono rientrare da oltre San Gottardo o dall’estero».