Banche

«UBS verso una nuova ondata di tagli: 10 mila posti soppressi entro il 2027»

Secondo il Blick, la banca starebbe preparando una nuova serie di licenziamenti nell'ambito dell'integrazione di Credit Suisse - In una presa di posizione, l'istituto non conferma numeri precisi, ma sostiene di voler «limitare quanto più possibile le soppressioni» - In Svizzera resta valido quanto già annunciato: 3 mila i posti tagliati
©Gabriele Putzu
Red. Online
07.12.2025 10:20

UBS si prepara a una nuova fase di tagli che potrebbe raggiungere i 10 mila posti di lavoro entro il 2027. Secondo quanto riportato dal Blick, che cita informazioni circolate all'interno dell'istituto, la banca avrebbe progettato i tagli nell'ambito dell’integrazione ancora in corso di Credit Suisse. La banca, in una presa di posizione pubblicata dal Blick, non conferma numeri precisi, ma sostiene di voler «limitare quanto più possibile le soppressioni di posti». La riduzione sarà pluriennale e «principalmente realizzata tramite fluttuazioni naturali, prepensionamenti, mobilità interna e internalizzazione di ruoli esterni». In ogni caso, per il mercato svizzero resta valido quanto già annunciato: circa 3.000 licenziamenti legati all’integrazione.

I conti

Se la cifra di 10 mila unità venisse confermata, gli organici a tempo pieno scenderebbero a circa 95 mila, valuta il portale. Il percorso di riduzione è già visibile nei trimestri precedenti alla fusione: nell’estate 2023 il gruppo contava 119.100 collaboratori; a fine settembre 2025 il totale era sceso a 104.427, una diminuzione di circa 15.000 persone per una media di circa 1.250 posti tagliati a trimestre. Nei prossimi quattro o cinque trimestri sono previste altre ondate più consistenti, fino a 2.000 posizioni per trimestre.

L'integrazione

Secondo il Blick, il programma di integrazione di Credit Suisse procede più lentamente del previsto. La responsabile per la Svizzera, Sabine Keller-Busse, ha riferito su LinkedIn che circa l’85% dei clienti è stato migrato con successo, ma restano ancora numerose relazioni complesse e strategiche da trasferire, in particolare aziende e grandi patrimoni. «La migrazione dei clienti in Svizzera procede secondo i piani», fa invece sapere da parte sua UBS in una nota.

Gli investitori chiedono segnali chiari di una riduzione strutturale dei costi. Al momento, UBS ha raggiunto risparmi pari a 10 miliardi di dollari sui 13 miliardi annunciati in precedenza come obiettivo — il 77% del totale previsto — secondo l’ultimo rapporto trimestrale a fine settembre. Tuttavia i costi restano notoriamente elevati e pesano sul rapporto costi/ricavi del gruppo, un indicatore chiave di efficienza: un dato fermo al 77%, dopo essere rimasto a lungo sopra l’80%.

Anche nel core business della gestione patrimoniale UBS registra livelli elevati di costo: il rapporto si avvicina all’80%, mentre banche private specializzate come Julius Bär segnano circa il 68%. Tra le cause figurano soprattutto gli alti livelli di remunerazione dei consulenti, in particolare negli Stati Uniti.

Regolamentazione

Sul fronte regolatorio sembra profilarsi un allentamento che potrebbe offrire respiro alla banca. Secondo Reuters il Dipartimento delle finanze sarebbe pronto ad allentare i requisiti di capitale, ammettendo software e crediti d’imposta differiti, con un impatto di alleggerimento stimato in circa 11 miliardi.

La prospettiva di norme patrimoniali più morbide ha avuto un immediato riflesso sui mercati: dopo la notizia diffusa da Reuters il titolo UBS è salito di circa il 4%, fino a raggiungere i 32,50 franchi, vicino al suo massimo annuale.