Washington

Una nomina che rassicura, oro e dollaro si assestano

Con la scelta del prossimo presidente della Fed, Kevin Warsh, rientrano i timori degli investitori – Sono ancora possibili due tagli dei tassi entro la fine dell’anno, visto che è previsto un rallentamento dell’inflazione
© KEYSTONE (AP Photo/Alastair Grant)
Roberto Giannetti
02.02.2026 21:33

L’oro ha aperto in calo di oltre il 6% rispetto a venerdì scorso, a circa 4.580 dollari l’oncia. Ricordiamo che settimana scorsa aveva superato i 5.200 dollari l’oncia, con una fiammata addirittura a 5.400 dollari l’oncia. Anche il dollaro negli ultimi giorni è tornato a rafforzarsi, e questa mattina quotava 1,1821 contro l’euro, mentre settimana scorsa la moneta unica aveva toccato 1,2050 dollari.

La ripresa del dollaro nei confronti dell’euro e il calo della quotazione dell’oro sono stati ampi, e rispecchiano un ritorno alla «normalità» dopo lo scossone registrato la scorsa settimana, collegato fra l’altro ai timori circa la successione di Jerome Powell alla testa della Federal Reserve, la banca centrale americana. Venerdì infatti Donald Trump ha rassicurato i mercati indicando Kevin Warsh alla guida dell’istituto. Warsh, che alcuni anni fa era considerato un «falco», ultimamente ha ammorbidito le sue posizioni e ha assunto una posizione relativamente equilibrata, che non crea troppi timori agli operatori di mercato.

Fed, indipendenza a rischio?

In precedenza c’era la preoccupazione che il prossimo presidente della Fed – che gestisce la disponibilità del dollaro sui mercati – fosse eccessivamente disponibile a tagliare i tassi di interesse e a far dunque indebolire il dollaro. Invece, con la nomina di Warsh il biglietto verde si è subito rafforzato e ne hanno risentito gli altri beni rifugio, e soprattutto i metalli preziosi.

Sebbene vicino all’ambiente repubblicano, Warsh non è considerato una figura disponibile a tagliare i tassi a comando. Le sue posizioni critiche verso la gestione passata della FED e la sua propensione alla stabilità dei prezzi non sembrano essere in linea con le pressioni che The Donald ha esercitato finora sulla politica della banca centrale. Già membro del board della Fed tra il 2006 e il 2011 (il più giovane di sempre, all’epoca della nomina sotto Bush Jr.), Warsh ha battuto al fotofinish la concorrenza di Kevin Hassett, fedelissimo di Trump e direttore del Consiglio Economico Nazionale.

Improbabili svolte drastiche

«La politica monetaria della Fed - rileva un recente studio di UBS - potrebbe cambiare sotto la guida di Warsh, ma è improbabile un cambiamento drastico della rotta. Con la sua nomina, la guida della Fed verrebbe rilevata da un sostenitore di una politica monetaria più accomodante. Di recente, Warsh ha commentato che i tassi di riferimento dovrebbero essere “molto” più bassi. Tuttavia, le modifiche a breve termine del ciclo di allentamento potrebbero essere limitate».

«Nonostante la reputazione “falco” di Warsh - nota dal canto suo la banca Pictet - continuiamo a ritenere probabili due tagli dei tassi nel corso di quest’anno, dato che l’inflazione è prevista in diminuzione e permangono vulnerabilità nel mercato del lavoro».

Anche se Warsh sostiene l’indipendenza della Fed, è stato fortemente critico verso l’istituzione, invocando un «cambio di regime» e una riduzione dell’«eccesso istituzionale» per ripristinare la credibilità della banca centrale. Ha criticato la dipendenza dai dati, la forward guidance e il Summary of Economic Projections, sostenendo che queste pratiche limitano la libertà della politica monetaria della Fed. Ha inoltre accusato la Fed di essere «bloccata su modelli del 1978». In qualità di presidente, avrebbe ampia discrezionalità per implementare alcuni di questi cambiamenti.

Ricordiamo che Kevin Warsh deve passare attraverso le audizioni e la conferma del Senato prima che possa assumere formalmente la carica di presidente della Fed. Secondo alcuni analisti, le audizioni del Banking Committee del Senato potrebbero tenersi nel marzo 2026, con un possibile voto in plenaria nel mese di aprile 2026 (se la procedura procede senza intoppi). Tuttavia, queste tempistiche non sono ufficiali e devono essere confermate dal Congresso.

Per quanto riguarda il futuro, UBS rimane positiva. «Sebbene la futura leadership della Fed sia importante - rileva - non sarà di gran lunga l’unico fattore a influenzare l’andamento dei mercati. Continuiamo a valutare positivamente le azioni e prevediamo un ulteriore potenziale di rialzo. A nostro avviso, gli investitori dovrebbero concentrarsi su una maggiore diversificazione degli investimenti, così da ampliare lo spettro delle opportunità e diversificare i rischi».