USI e Swiss Finance Institute, da 20 anni assieme sulla mappa della Finanza internazionale

Otto università partner, cento professori associati e 2.500 studenti ogni anno e oltre sette milioni di franchi di finanziamenti l’anno forniti da banche, atenei e Confederazione. È questa l’istantanea dello Swiss Finance Institute (SFI), che a vent’anni dalla fondazione mostra quanto sia diventato rilevante per il mondo accademico e professionale svizzero.
Tra i primi atenei ad aderire all’iniziativa lanciata agli inizi del 2006 è stata l’Università della Svizzera italiana (USI), che giovedì ha celebrato, nell’Auditorio del Campus ovest di Lugano, una realtà che ha messo l’ateneo luganese sulla mappa accademica internazionale.
Un «concerto nazionale»
A raccontare le origini è stato, durante la tavola rotonda introduttiva, Luca Soncini, membro del Consiglio dello SFI. All’epoca dirigente di Banca del Gottardo, Soncini ha ricordato come la Svizzera vivesse un paradosso, con una piazza finanziaria di livello mondiale, ma con atenei privi di una presenza altrettanto globale. Lo SFI è nato come risposta a questo paradosso, nella forma di un partenariato pubblico-privato (PPP) senza precedenti tra l’Associazione svizzera dei banchieri, la Confederazione, il Fondo nazionale svizzero e le università, inclusa la giovane USI. «Un vero concerto nazionale - ha affermato - al quale per una volta il Ticino era protagonista».
Il rettore ad interim dell’USI, Gabriele Balbi, ha in seguito tracciato la «mappa delle PPP» dell’ateneo per poi rispondere alla domanda sul peso della Finanza all’USI: «Questa disciplina è trasversale a varie facoltà dell’USI e non può più essere letta solamente in una chiave bancaria tradizionale», ha sostenuto, citando Fintech, IA e sostenibilità come nuovi ambiti di sviluppo. Dal canto suo, il direttore dello SFI e professore di Finanza all’USI François Degeorge ha ricordato che «oggi le università hanno più che mai bisogno del sostegno del settore privato», illustrando come le Master Class, tenute in tandem da un accademico e un professionista, creino un ponte concreto tra i due mondi. Infine, Alberto Petruzzella, presidente dell’Associazione bancaria ticinese, ha sottolineato come la nascita dell’USI prima e dello SFI poi non abbia rappresentato una «concorrenza» per il Centro Studi Villa Negroni, bensì «un allargamento dell’opportunità di formazione», tanto più cruciale considerando che oltre il 40% dei 5.700 bancari ticinesi ha oggi più di cinquant’anni e nei prossimi dieci anni usciranno dal mercato del lavoro. «Non credo che l’IA potrà sostituirli tutti», ha affermato Petruzella.
Banche e gatti di Schrödinger
Il keynote è toccato ad Antonio Foglia, vicepresidente del Cda di Banca del Ceresio. Il suo intervento, provocatorio per scelta ma costruttivo nell’intenzione, è partito da una domanda scomoda: dopo cinquant’anni di innovazione accademica dirompente l’Accademia ha prodotto negli ultimi venticinque anni contributi altrettanto trasformativi? La risposta, secondo Foglia, è deludente, mentre la finanza reale si è rivelata essa stessa dirompente, con la crisi globale del 2007-2008 a mostrarne le fragilità strutturali.
La tesi centrale del banchiere luganese è che la causa principale della crisi rimanga tuttora non riconosciuta. La regolamentazione prudenziale ha imposto requisiti di capitale strutturalmente insufficienti, mentre le risposte post crisi hanno aumentato le complessità e le fragilità anziché ridurle. La prova è che banche come Silicon Valley Bank e Credit Suisse sono fallite con requisiti patrimoniali superiori ai minimi di legge. «Le banche restano spesso sospese tra la vita e la morte come il gatto di Schrödinger, finché non si va a vedere», ha affermato. Un monito, il suo, rivolto tanto ai regolatori quanto agli accademici, invitato a recuperare indipendenza di giudizio.
Riconoscimento al professor Giovanni Barone Adesi
La serata si è chiusa con il riconoscimento a Giovanni Barone Adesi, professore emerito di Teoria finanziaria dell’USI. Il suo nome è legato soprattutto al modello Barone Adesi-Whaley (1987), ancora oggi strumento standard per la valutazione delle opzioni americane nei sistemi di trading mondiali, ha sottolineato il collega Degeorge nella laudatio, ricordando come Barone Adesi ha formato generazioni di ricercatori oggi nelle migliori facoltà internazionali e ha portato la Teoria finanziaria nel dibattito pubblico - anche quello ticinese, come editorialista del Corriere del Ticino.
Commosso e lapidario nella risposta, Barone Adesi ha ricordato come non avesse immaginato, portando la moglie in Europa «per sei mesi», che trent’anni dopo sarebbero stati ancora qui: «Siamo molto orgogliosi di quello che abbiamo conseguito assieme», ha detto.
