Voli e CO2, la stangata UE risparmia i più inquinanti

La revisione del mercato europeo per lo scambio di quote di emissione di gas serra, il cosiddetto ETS, è una rivoluzione o, al contrario, uno specchietto per le allodole? Partiamo dalle basi: basato sul principio cap-and-trade, l'ETS fissa un tetto massimo alle emissioni consentite per le aziende. Queste ultime ricevono o acquistano quote e possono scambiarle: chi inquina meno può vendere i permessi in eccesso, chi inquina di più deve comprarli.
Fatte le dovute premesse, veniamo ai fatti: la Commissione Europea, nella sua proposta, ha incluso il settore aereo. A oggi, sono soggetti all'ETS unicamente i voli all'interno dell'Unione e dell'Associazione europea di libero scambio, che include Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera. A partire dal 2029, per contro, saranno inclusi tutti i voli entro un raggio di 5 mila chilometri da Francoforte, in Germania. Chiaro, anzi chiarissimo l'obiettivo: includere aeroporti di transito come quelli di Istanbul, del Qatar o degli Emirati Arabi Uniti. Scali che, vista la loro posizione, godono di un vantaggio rispetto a quelli europei. Esempio concreto: la prima tratta di un volo da Stoccolma a Singapore via Zurigo, regolamento attuale, è soggetta all'ETS, ma se il transito venisse fatto a Doha, beh, nessuna delle due tratte verrebbe tassata.
Secondo l'organizzazione non governativa Transport & Environment (T&E) la revisione appena annunciata non basterà a tagliare le emissioni nel settore del trasporto aereo. Detto che un volo da Parigi a Dubai rientrerebbe nel mercato del carbonio, un lungo raggio da Charles de Gaulle a New York rimarrebbe fuori dal sistema ETS. Tradotto: il 47% del settore aeronautico europeo, per dirla con T&E, rimarrebbe esente dal sistema di tariffazione delle emissioni di carbonio. «L’UE perderà circa 4,2 miliardi di euro di entrate aggiuntive che avrebbe raccolto se tutti i voli in partenza fossero stati inclusi nel sistema ETS» scrive l'organizzazione.
La Commissione, detto del sistema ETS, ha pubblicato altresì una valutazione del CORSIA, il sistema internazionale di compensazione delle emissioni (su base volontaria) che funge da alternativa per i voli a lungo raggio. Una valutazione insufficiente, a maggior ragione, dice T&E, se pensiamo che un'eventuale tassazione dei voli a lungo raggio con l'ETS non verrà applicata prima del 2032 proprio per incoraggiare il CORSIA. Un pretesto, a detta dell'organizzazione. «Per la prima volta in assoluto, anche i voli internazionali ricadranno nel sistema ETS» ha dichiarato, con forza, Diane Vitry, direttrice del settore aviazione di T&E. «Tuttavia, a causa delle pressioni del settore, sarà coperta solo una parte dei viaggi mentre i voli più lunghi e più inquinanti rimarranno esenti da tassazione delle loro emissioni. Per questi motivi, la proposta presentata oggi deve essere solo un punto di partenza. Speriamo saranno gli Stati membri a spingere per estendere gradualmente il prezzamento del carbonio a tutti i voli, prima della prossima revisione. Il settore dell’aviazione deve pagare per tutte le sue emissioni, proprio come qualsiasi altro settore dell’economia». Del buono, pensando alla revisione, in ogni caso c'è. Ci riferiamo all'introduzione di un prezzo per l'impatto climatico dei jet privati, finora in gran parte esentati dal sistema ETS dell'Unione Europea. E ancora: l'impatto non legato alle emissioni di CO2, scrive T&E, sta ricevendo la giusta attenzione, con la proposta di quote gratuite per le compagnie aeree che riescono a evitare la formazione di scie di condensazione, uno dei maggiori contribuenti al riscaldamento globale.
Nel complesso, l'impressione di T&E è quella di un indebolimento delle riduzioni delle emissioni. «L’abbassamento del fattore di riduzione lineare (LRF) al 3,7% per il periodo 2031-2035 e all’1,7% a partire dal 2036 determinerà un eccesso di quote, il che deprimerà il segnale di prezzo a lungo termine e indebolirà le aziende all’avanguardia nel settore delle tecnologie pulite» si legge in una nota. «Per proteggere il segnale di investimento del sistema, l’LRF dovrebbe rimanere invariato fino al 2036».
La proposta della Commissione di consentire l’inserimento, nell’ETS, di crediti di rimozione del carbonio (CDR) fino a 250 Mt entro la fine degli anni Trenta «richiede di passare dallo stato attuale, in cui le rimozioni permanenti sono praticamente pari a zero, a un quarto di miliardo di tonnellate in poco più di un decennio». Si tratta di «un aumento di portata senza precedenti, senza che esista ancora alcun progetto certificato che dimostri come ciò sia effettivamente possibile».
La Commissione, riassumendo al massimo, «non dispone di un percorso credibile per colmare tale divario». E ancora: «È probabile che ciò porti a pressioni per abbassare gli standard, consentendo che crediti di rimozione del carbonio più economici e meno sostenibili sostituiscano le rimozioni permanenti su cui l’obiettivo è presumibilmente basato. Stabilire un’equazione tra la rimozione del carbonio e la riduzione delle emissioni consentirebbe agli inquinatori di acquistare certificati di rimozione invece di ridurre le emissioni alla fonte. L’inclusione di crediti internazionali fino al 2% per il periodo 2036-2040 potrebbe inoltre minacciare l’ambizione climatica interna dell’UE e la sua credibilità internazionale».
Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia, ha chiosato: «L’Europa ha un problema di dipendenza energetica, non un problema legato all’ETS. L’indebolimento di questo sistema renderà quasi impossibile raggiungere gli obiettivi climatici dell’UE per il 2040, creando anche tensione con altri settori dell’economia che dovranno compensare la mancata riduzione delle emissioni. La proposta prolungherà la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili, volatili e insicuri, e priverà i governi e l’industria delle entrate necessarie per promuovere le tecnologie innovative del futuro».
