Mercati

Wall Street: battuta d’arresto per il settore della tecnologia

La settimana scorsa l’indice Nasdaq ha perso il 5,5% - I più colpiti sono stati i produttori di semiconduttori Malnati: «Ora la domanda fondamentale degli investitori è:ma le società di IA produrranno veramente gli utili attesi?»
Operatori in guardia: colpo di freno del settore che ha tirato Wall Street. © AP/Yuki Iwamura
Roberto Giannetti
20.10.2026 06:00

Negli ultimi giorni a Wall Street sono stati registrati degli scossoni nel settore tecnologico americano, che è stato quello che negli ultimi anni ha guidato la salita dell’indice Nasdaq. Invece, la settimana scorsa proprio l’indice tecnologico americano ha perso il 5,5% (il Nasdaq Composite circa il 4,5%). Addirittura, l’ETF sui semiconduttori più seguito è crollato dell’11,8%. Tuttavia notiamo che ieri a metà giornata l’indice era in recupero di oltre l’1%

A livello di singoli titoli, ricordiamo che nella seduta di venerdì Micron Technology aveva perso il 5,6% e Intel il 5,8%, mentre CoreWeave, società legata alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, ha registrato una flessione del 12%.

I rischi non mancano

Ma cosa significa questa correzione? È davvero allarmante?Probabilmente è troppo presto per dirlo. Ma è vero che il settore deve confrontarsi con difficoltà importanti, fra le quali figurano in primo piano la concorrenza cinese sul fronte dell’Intelligenza artificiale (IA) e gli ingenti finanziamenti necessari per la costruzione dei data center, che richiedono capitale che deve essere raccolto a tassi di interesse sempre maggiori. Infatti, finché il costo del denaro rimane contenuto, gli investitori tendono a privilegiare le prospettive di espansione. Quando invece i tassi restano elevati, cresce l’attenzione verso margini operativi, indebitamento e capacità di generare liquidità.

Sarà anche determinante la settimana che è appena iniziata, visto che è attesa la pubblicazione dei risultati trimestrali di molte società tecnologiche. E, più in generale, circa 50 aziende di primo piano a livello mondiale pubblicheranno di dati, fra cui Netflix, Meta, Tesla, IBM, Roche, SAP SE, Hermès, Nestlé, L’Oréal e EssilorLuxottica.

Come giudicare questa correzione? E cosa può succedere in futuro? Ne abbiamo parlato con Roberto Malnati, analista finanziario della Royalfid SA. «Per spiegare quello che è successo settimana scorsa, bisogna capire che si sono sommati - commenta - più fattori. Anzitutto un dubbio di fondo: i miliardi investiti nell’intelligenza artificiale produrranno davvero gli utili attesi? Le difficoltà di società molto indebitate come CoreWeave, il cui titolo ha perso il 15,5% in un singolo giorno mentre i rendimenti delle sue obbligazioni sfioravano il 15%, hanno riacceso le preoccupazioni. I più colpiti sono stati i produttori di semiconduttori. Hanno pesato anche l’inflazione e le prospettive sui tassi. E poiché pochi colossi guidano gli indici, quando scendono, li trascinano. Parte dei capitali si è spostata sui titoli di Stato americani, sostenendone i prezzi e riducendone i rendimenti».

Si dice spesso che il settore deve affrontare diversi problemi, fra cui la concorrenza cinese e gli ingenti costi per costruire i data center. Come vede la situazione? Ci sono anche altri rischi? «La concorrenza cinese - sottolinea - è concreta, ma può anche rendere l’IA meno costosa e favorirne la diffusione globale: un vantaggio per chi la usa, non sempre per chi ha investito somme enormi. I data center richiedono capitali ed energia oggi, mentre i ritorni economici restano incerti. C’è il rischio che i chip diventino obsoleti troppo in fretta o che si costruisca più capacità del necessario. E i legami finanziari fra produttori, società cloud e sviluppatori di IA possono propagare le difficoltà».

Siamo di fronte ad una bolla?

A suo avviso siamo di fronte a una bolla? «Dal canto mio vedo segnali di eccessi speculativi, ma non parlerei di una bolla che coinvolge indistintamente tutto il settore. Alcune aziende hanno quotazioni che presuppongono risultati quasi perfetti; altre hanno già attività solide e utili consistenti, e la distinzione conta. Una tecnologia può cambiare davvero l’economia e insieme attirare investimenti sbagliati. È già successo: avere ragione sul futuro di una tecnologia non significa guadagnare comprandone le azioni».

Secondo lei il calo è temporaneo, oppure è ancora un settore in cui il piccolo-medio risparmiatore può investire? «A mio avviso potrebbe essere una correzione temporanea - nota - oppure l’inizio di una fase di volatilità più lunga. Dipenderà soprattutto dai risultati concreti delle aziende: prima o poi il mercato vorrà vedere profitti, non soltanto promesse. Per il piccolo risparmiatore il settore resta interessante, purché l’investimento non diventi una scommessa su pochi titoli. Servono diversificazione, un orizzonte lungo e la consapevolezza di poter subire perdite anche consistenti, senza dimenticare che gli indici e gli ETF più noti sono già molto esposti a poche grandi società tecnologiche».

IA, difficile capirne gli effetti

Secondo lei quali saranno, in concreto, gli effetti dell’IA e delle nuove tecnologie sull’economia? È possibile prevederli? «Gli effetti - conclude Roberto Malnati - saranno importanti, ma non tutti immediati né indistintamente positivi. Già oggi i data center muovono enormi investimenti nell’edilizia, nelle materie prime, nell’energia e nei semiconduttori. L’IA può far risparmiare tempo e aumentare la produttività negli uffici, nella ricerca, nella sanità e nelle imprese. Alcune mansioni si ridurranno o cambieranno, altre nasceranno. La vera domanda è chi raccoglierà i benefici: pochi grandi gruppi o anche le piccole imprese e i lavoratori? Possiamo intuirne la direzione, ma non quantificare oggi l’effetto su lavoro e sulla crescita. Molto dipenderà anche dalle scelte politiche».