Elettricità, in vista del 2027 si prevede un calo dei prezzi

Lo shock del 2022, ormai, sembra essere alle spalle. L’aumento vertiginoso dei prezzi dell’elettricità provocato dall’invasione russa in Ucraina si sta esaurendo: già lo scorso settembre molti gestori di rete in Svizzera avevano comunicato tariffe in leggera diminuzione per il 2026 (circa il 4%). In Ticino, nell’anno in corso, un’economia domestica standard paga 25,13 centesimi per chilowattora (27,7 ct./kWh in Svizzera; le cifre corrispondono a valori mediani), seppur con grandi differenze tra un gestore e l’altro.
E ora? Cosa succederà nel 2027? «Prevediamo piuttosto una leggera diminuzione dei prezzi, ma potremo esprimerci in modo fondato solo all’inizio di settembre», ci spiega Werner Luginbühl, presidente della Commissione federale dell’energia elettrica (ElCom), che ha il compito di vigilare sui prezzi e le tariffe dell’energia elettrica.
Ancora pochi giorni
È solo questione di giorni: i gestori di rete svizzeri (poco meno di 600) devono comunicare entro lunedì 31 agosto le proprie tariffe elettriche per il 2027 sia ai propri clienti, sia all’ElCom. Ieri, le Aziende Industriali Mendrisio (AIM) hanno reso noto che i costi di energia e gas scenderanno il prossimo anno (vedi a pagina 11). Tra oggi e lunedì seguiranno verosimilmente anche tutte le altre aziende del territorio.
All’interno della Svizzera (e dello stesso Canton Ticino), i prezzi in realtà variano a volte in modo considerevole da un gestore di rete all’altro: ciò è dovuto principalmente a grandi differenze nelle modalità di acquisto dell’energia (che comprende anche la quota di produzione propria e la strategia di acquisto).
Le tensioni in Medio Oriente
Ma l’energia sarà garantita, nonostante le tensioni in Medio Oriente? A causa della guerra in Iran e della chiusura dello Stretto di Hormuz, non è infatti da escludere il rischio che vi siano ripercussioni sulla sicurezza dell’approvvigionamento. Ci sono varie incertezze, ci conferma Werner Luginbühl, che mette l’accento in particolare sulle centrali a gas. Questi impianti permettono di coprire i picchi di consumo e i periodi «di ridotta produzione da fonti rinnovabili» (in particolare l’inverno). Pertanto, «le attuali incertezze nel mercato globale del gas naturale liquefatto, legate al blocco dello Stretto di Hormuz, si riflettono anche come rischio per la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico», indica al Corriere del Ticino il presidente dell’ElCom.
A causa degli attuali livelli relativamente bassi delle riserve di gas europee e della struttura dei prezzi nel mercato del gas influenzata dalla guerra in Iran (le forniture a breve termine sono più costose di quelle per l’inverno), esistono incertezze riguardo all’entità del riempimento delle riserve di gas entro l’inizio dell’inverno, fa sapere Luginbühl.
Ma, oggi, c’è un rischio concreto di penuria? «Gli attuali prezzi di mercato indicano che il mercato non si aspetta attualmente un tale scenario di penuria, nonostante i prezzi in aumento». Tuttavia, non è da escludere a priori. L’esperto però rassicura: proprio in casi come questi, in Svizzera sono disponibili le centrali di riserva e la riserva idroelettrica. Dopo questa estate, anche i bacini idroelettrici sono particolarmente colpiti dall’assenza di piogge. «Ci aspettiamo livelli massimi di riempimento (fino a ottobre) significativamente al di sotto della norma pluriennale», conferma il presidente della Commissione federale dell’energia elettrica, indicando tuttavia che il «minor riempimento attualmente previsto corrisponde solo a circa l’1,5% del consumo nazionale invernale, pari a 450 gigawattora (GWh)». A titolo di confronto, lo stop della centrale nucleare di Gösgen nello scorso inverno ha avuto un impatto notevolmente maggiore (circa 4.000 GWh).
