Ermotti favorevole al compromesso sugli AT1 per le capitalizzazioni estere di UBS

Il presidente della direzione di UBS Sergio Ermotti si è detto favorevole al compromesso proposto sull'utilizzo delle obbligazioni AT1 per la capitalizzazione delle filiali estere della banca. Nella conferenza stampa di commento ai risultati annuali il CEO ha detto di apprezzare le proposte alternative nell'ambito delle discussioni sui fondi propri dell'istituto. Nel contempo il 65enne ha criticato l'approccio del Consiglio federale, che nella sua proposta di normativa ha escluso categoricamente qualsiasi alternativa. Come si ricorderà in dicembre un gruppo di parlamentari borghesi ha portato avanti una nuova idea. Il nuovo approccio, pur mantenendo l'obbligo di una piena copertura patrimoniale per le consociate estere, consentirebbe a UBS di utilizzare le cosiddette obbligazioni Additional Tier 1 (AT1) fino al 50% dell'importo richiesto, affiancandole al capitale proprio di massima qualità (CET1). Nati sulla scia della crisi finanziaria del 2008, gli AT1 sono titoli di debito emessi dalle banche che appartengono alla categoria di strumenti finanziari definiti come "strumenti di patrimonializzazione" (o "strumenti di capitale ibrido") dalle norme internazionali di Basilea III, disposizioni volte a migliorare la solidità degli istituti e a scongiurare tracolli. Si tratta di titoli a rendimento più elevato di altri, perché esposti a rischi maggiori: in caso di un evento scatenante, come un salvataggio statale, gli AT1 possono infatti prevedere clausole di "write-off" (cioè di cancellazione contabile) o di conversione in azioni. Quando il 19 marzo 2023 UBS annunciò di rilevare Credit Suisse - nell'ambito di un'operazione orchestrata dal Consiglio federale, su pressione internazionale, al di fuori dell'ordinamento giuridico vigente, in base al diritto di necessità e con il ricorso ad ampissime garanzie statali - la Finma aveva affermato che l'acquisizione rappresentava appunto uno degli eventi che permettevano la cancellazione del debito. Con un tratto di penna l'autorità di vigilanza finanziaria azzerò così il valore degli AT-1 di CS, pari (a livello nominale) a 16,5 miliardi di franchi. Una mossa che aveva provocato un terremoto sui mercati obbligazionari, generando forti perdite per gli investitori e provocando tutta una serie di cause legali che sono ancora pendenti. Nella giornata odierna Ermotti ha difeso il ruolo degli strumenti AT1 in quello che considera il salvataggio di Credit Suisse, affermando come proprio tali obbligazioni siano state decisive per l'acquisizione da parte di UBS. Senza di esse l'istituto avrebbe dovuto essere liquidato, ha sottolineato. Il CEO è tornato inoltre a ribadire il suo pensiero sulla vicenda: a suo avviso il fallimento della banca concorrente non è stato causato da un regime regolamentare inefficace, quanto piuttosto dalla sua insufficiente implementazione. "È tempo di riconoscerlo", ha concluso il dirigente, sollecitando un dibattito costruttivo sulle future norme patrimoniali.