Ticino

Estate da record per le capanne: il caldo premia l'alta quota

Il bel tempo ha favorito pernottamenti e visite in giornata in diverse strutture del cantone - La Federazione alpinistica ricorda che «dopo il Covid c'è stata una grande riscoperta del territorio» - Cambia il ruolo dei rifugi, spesso scelti come vera e propria meta e non solo come punto d’appoggio
Asia Della Bruna
17.10.2026 06:00

Per molte capanne ticinesi quella del 2026 è stata un’estate generosa, fatta di bel tempo, tanta affluenza e, in alcuni casi, numeri da record. Le temperature elevate hanno spinto molte persone a cercare il fresco in quota e, anche se i bilanci definitivi arriveranno più avanti, tra i gestori il giudizio sulla stagione è già nettamente positivo.

Bilancio positivo

«Non avremmo mai pensato che fosse possibile», hanno scritto sui social i gestori della Capanna Corno Gries, in Val Bedretto, dopo aver superato quota 4 mila pernottamenti. Il precedente record annuale era di 3.611 presenze e, rispetto allo scorso anno, l’aumento è di circa 400 pernottamenti. Secondo i gestori, «a favorirlo è stata soprattutto un’estate molto calda». Alla Capanna Cadagno, in Val Piora, il giudizio sulla stagione è già molto positivo, pur in assenza di numeri definitivi. «Con le alte temperature la gente cercava il fresco in montagna», raccontano dalla struttura, dove a incidere è stata anche la continuità del bel tempo, perché «quando ci sono temporali o giornate di pioggia, il movimento si ferma un po’. Quest’anno, invece, è stato praticamente sempre bello».

«È andata meglio degli anni scorsi, soprattutto per le visite in giornata», spiegano invece dalla Capanna Campo Tencia, sopra Dalpe. Per un confronto più preciso bisognerà però attendere la fine della stagione, quando, «una volta tirato un po’ il fiato», sarà possibile mettere ordine nei dati raccolti. Più in alto, sul versante della Valle di Blenio, alla Capanna Adula i pernottamenti sono rimasti pressoché stabili, con una ventina di presenze in meno rispetto allo scorso anno. La stagione viene comunque giudicata buona, mentre le visite giornaliere hanno risentito maggiormente del caldo e, nel mese di luglio, «sono diminuite con le allerte canicolari e le temperature molto elevate», per poi tornare a crescere nelle settimane successive.

Sempre più una meta

A confermare il quadro generale che emerge dalle singole strutture è la Federazione alpinistica ticinese, che riunisce 16 società e 32 capanne e parla, pur con la cautela dovuta a una stagione ancora in corso, di «un’annata eccezionale». Dalla FAT spiegano che «si vocifera già di società alpinistiche che hanno raggiunto un record di pernottamenti» e che, tra quelle sentite finora, «tutte registrano dati più che positivi».

Secondo la Federazione, a favorire questi risultati sono stati soprattutto «il tempo favorevole, il caldo in basso e probabilmente anche la ricerca di un po’ di frescura in quota», ma il quadro di quest’anno si inserisce in una tendenza iniziata già da qualche stagione. «Dal Covid in avanti c’è stata una riscoperta delle capanne, soprattutto da parte dei locali», osservano dalla FAT, ricordando come «in passato una parte importante del pubblico arrivasse dall’estero, soprattutto dalla Germania e dall’Italia». Con le restrizioni agli spostamenti, spiegano, molti ticinesi hanno riscoperto «che è bello anche stare in casa propria», e «quell’ondata non si è ancora esaurita, anzi continua». Questo cambiamento riguarda anche il modo in cui vengono vissute le capanne, nate storicamente come punti d’appoggio lungo un’escursione e oggi sempre più spesso diventate mete a sé. Se alcune hanno mantenuto una dimensione più tradizionale, legata allo spirito originario dei rifugi, altre, osservano dalla Federazione, «si sono avvicinate a veri e propri ristoranti o ristori d’alta quota», anche perché «in tanti casi i rifugi sono diventati l’obiettivo finale, la destinazione stessa».