Svizzera

Export armi, un'alleanza politica a favore della riforma in votazione il 29 novembre

UDC, PLR, Centro e Verdi liberali sostengono un allentamento delle restrizioni sulle esportazioni e riesportazioni di armamenti – Secondo i promotori, la revisione è necessaria per tutelare l’industria svizzera della difesa e preservare competenze strategiche per la sicurezza del Paese
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Ats
15.10.2026 13:15

Senza un adeguamento della legge sul materiale bellico, la Svizzera perderà le tecnologie e il know-how di cui ha bisogno per garantire la propria difesa. È il parere di un'alleanza di rappresentanti di UDC, PLR, il Centro e Verdi liberali, che invitano ad approvare la normativa in votazione il prossimo 29 di novembre.

La situazione attuale

Attualmente, se un Paese confinante o partner viene attaccato, non riceve più né munizioni né pezzi di ricambio dalla Svizzera. E ciò che ha acquistato da noi, non ha il diritto di cederlo ai propri alleati. Le conseguenze sono disastrose, secondo il consigliere nazionale Sidney Kamerzin (Centro/VS): la Germania, la Danimarca, i Paesi Bassi e altri Stati non acquistano più nulla dalla Svizzera col risultato che alcune aziende hanno licenziato personale e delocalizzato la produzione all'estero.

Le nuove disposizioni

Secondo la nuova impostazione della legge, un gruppo di 36 Paesi occidentali potrà acquistare armamenti svizzeri con maggiore libertà rispetto a oggi: anche qualora fossero coinvolti in una guerra, la Svizzera potrà fornire loro materiale bellico. Rimangono escluse solo le nazioni che violano i diritti umani in modo grave e sistematico. Il Consiglio federale, inoltre, avrà un diritto di veto, ad esempio se ritenesse che tali esportazioni possano mettere in pericolo la neutralità.

Regole meno seve anche alla riesportazione

Regole meno severe si applicherebbero anche alla riesportazione: in linea di principio, tutti i Paesi potranno in futuro trasferire liberamente a terzi gli armamenti acquistati in Svizzera (L'Ucraina è tuttavia esclusa, n.d.r). Il Consiglio federale potrà però imporre una garanzia che il materiale resti nel Paese acquirente, qualora nutrisse dubbi in relazione alla neutralità o agli interessi di politica estera e di sicurezza della Svizzera.