Export materiale bellico, l'industria «Un'immagine ingannevole»

La ripresa delle esportazioni di materiale bellico nel 2025 dà un'immagine fuorviante, secondo le industrie svizzere dell'armamento: gli ordini sarebbero in realtà in calo dal 2022. Per la GSsA, invece, i dati «smentiscono il presunto naufragio dell'industria degli armamenti ripetuto all'infinito dalla destra borghese». L'aumento delle esportazioni registrato nel 2025 si basa principalmente sul ricco portafoglio ordini di alcune aziende e sugli ordini di moduli, pezzi di ricambio e componenti, sottolineato oggi le industrie svizzere produttrici di armi. La maggior parte delle altre aziende subisce una pressione talvolta considerevole a causa del calo degli ordini. Le PMI sono escluse dalle catene di approvvigionamento internazionali e la produzione e il know-how si stanno trasferendo all'estero.
Licenziamenti
Alcune hanno dovuto tagliare posti di lavoro o ricorrere temporaneamente alla cassa integrazione. «Al fine di preservare il know-how, il valore aggiunto e le competenze in materia di sicurezza in Svizzera, la revisione della legge sul materiale bellico (LMB) - contestata con un referendum - deve entrare rapidamente in vigore», sollecitano le imprese. «Ne va della sicurezza della Svizzera. Solo un'industria della difesa efficiente può mantenere in funzione e modernizzare i sistemi dell'esercito svizzero».
«Distruzione dell'ordine mondiale»
Con l'allentamento della legge sul materiale bellico, «il Parlamento ha aperto la strada a una pericolosa liberalizzazione delle esportazioni di armi», afferma dal canto suo il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsA, noto anche con l'acronimo tedesco GSoA). «Armando regimi bellicosi e autoritari che violano allegramente il diritto internazionale, la Svizzera partecipa attivamente alla distruzione dell'ordine mondiale così come è stato costruito dopo la seconda guerra mondiale», aggiunge il GSsA. Quest'ultimo chiede quindi che, al fine di «preservare la sua credibilità», la Svizzera ponga fine a qualsiasi cooperazione militare e in materia di armamenti con gli Stati in guerra.