Svizzera

F-35, è scontro tra Süssli e Moor: «Se sapeva del prezzo fisso, non ha detto la verità»

Il presidente della Società svizzera degli ufficiali Michele Moor mette in discussione il ruolo dell’ex comandante dell’esercito nella controversia sui caccia americani – Süssli respinge le accuse, mentre si prepara alla possibile candidatura al Consiglio nazionale nel 2027 per il PLR
Red. Online
13.10.2026 15:41

La vicenda dell’acquisto dei caccia F-35 continua a far discutere e coinvolge ora direttamente Thomas Süssli, ex comandante dell’esercito, che si prepara a una possibile carriera politica. Dopo aver lasciato la guida delle forze armate alla fine del 2025, si è iscritto nel PLR e punta a entrare in Parlamento nel 2027, candidandosi nel Canton Lucerna.

A sollevare nuove polemiche è il ticinese Michele Moor, presidente della Società svizzera degli ufficiali (SSU), che mette in discussione il ruolo di Süssli nella controversia legata al prezzo fisso dei velivoli statunitensi. L’ex capo dell’esercito respinge con fermezza le insinuazioni, sostenendo di non essere stato coinvolto nelle trattative contrattuali.

Il nodo del prezzo fisso degli F-35

Secondo quanto ricostruisce il portale Schweizheute, al centro della controversia c’è il prezzo concordato per l’acquisto dei caccia F-35. Il 24 febbraio 2025, gli Stati Uniti parlarono per la prima volta di un «malinteso» relativo al prezzo fisso, facendo emergere interrogativi sulla gestione dell’accordo e sulle informazioni a disposizione delle autorità svizzere.

In una rubrica pubblicata sulla Rivista militare svizzera, Michele Moor ha in particolare sollevato dubbi su ciò che i responsabili della vicenda sapessero nel momento in cui annunciarono le proprie dimissioni. Tra questi figura anche Thomas Süssli. Secondo Moor, a posteriori emerge un quadro che "richiede chiarimenti".

La replica di Süssli: «Insinuazioni infondate»

Süssli ha reagito pubblicamente, definendo «oggettivamente falso» il collegamento tra le sue dimissioni e le problematiche emerse sul prezzo fisso degli F-35. A sostegno della propria posizione, ha richiamato il rapporto della Commissione della gestione del Parlamento federale, secondo cui i vertici dell’esercito non erano coinvolti nelle trattative contrattuali.

L’ex comandante afferma inoltre di aver presentato le dimissioni per iscritto quasi quattro settimane prima del 24 febbraio 2025, quando la questione del prezzo fisso divenne oggetto di una presa di posizione da parte americana. Interpellato da Schweizheute, Süssli precisa di aver assunto la supervisione del programma di acquisto soltanto all’inizio del 2024, quando le trattative contrattuali erano già concluse. Il nuovo responsabile degli armamenti aveva successivamente confermato il prezzo fisso dopo ulteriori verifiche. Süssli sostiene infine di essere stato informato degli eventuali problemi legati al prezzo fisso nello stesso momento degli altri soggetti coinvolti all’interno del Dipartimento federale della difesa (DDPS).

Michele Moor non è convinto

Le spiegazioni dell’ex comandante non hanno però dissipato i dubbi del presidente della Società svizzera degli ufficiali. Secondo Moor, il ruolo ricoperto da Süssli ai vertici dell’esercito comportava comunque responsabilità che non possono essere semplicemente escluse facendo riferimento alle competenze formali in materia di acquisti militari. «Se davvero non era a conoscenza dei problemi legati al prezzo fisso, sarebbe una catastrofe per il Dipartimento federale della difesa. Se invece ne era a conoscenza, allora quanto ha scritto non corrisponde alla verità», sostiene Moor.

I timori in Parlamento: possibili conflitti d’interesse

La controversia arriva in un momento delicato per Süssli, che punta a entrare nella politica federale. L’ex comandante è già intervenuto nel dibattito sull’iniziativa sulla neutralità e sostiene iniziative che chiedono maggiori investimenti nella difesa contro droni e missili. Il suo possibile ingresso nella politica federale solleva però interrogativi, soprattutto riguardo a un'eventuale nomina nella Commissione della politica di sicurezza.

La consigliera nazionale socialista Priska Seiler-Graf (ZH), membro della citata commissione, ritiene che, dal punto di vista delle procedure di acquisto, Süssli non avesse accesso ai contratti. Allo stesso tempo, considera delicata la possibilità che possa entrare nella commissione parlamentare competente, dove dovrebbe confrontarsi con il suo successore e con persone con cui ha collaborato durante il mandato militare. Anche il consigliere nazionale del Centro Reto Nause (BE) condivide le preoccupazioni legate ai possibili conflitti d'interesse.

Süssli afferma di comprendere tali timori, ma ricorda che l'assegnazione dei seggi nelle commissioni dipenderebbe dal suo gruppo parlamentare in caso di elezione. Si dice inoltre disponibile a lavorare in diverse commissioni, sottolineando la propria esperienza professionale anche al di fuori dell'ambito militare.