Aerei

F-35, i costi operativi non salgono, e armasuisse «ci mette la firma»

In Texas è stata siglata la paratia di uno dei jet della flotta svizzera: «È una pietra miliare nell'acquisizione dei caccia» – Presente anche il capo dell'Esercito – Il «ministro» della Difesa rassicura: «Il rincaro è compensato dal calo del corso del dollaro»
© KEYSTONE/PETER KLAUNZER
Luca Faranda
21.09.2026 21:15

Si chiama «cerimonia di firma della paratia» e si tratta di un tradizionale evento militare che segna «un’importante pietra miliare nell’acquisizione dei caccia F-35A per le Forze aeree svizzere». L’Ufficio federale dell’armamento (armasuisse) ha presentato così quanto avvenuto oggi a Fort Worth, in Texas, in uno degli stabilimenti del produttore statunitense Lockheed Martin. La firma sull’F-35 (per la precisione sul telaio metallico della parte anteriore della fusoliera) l’hanno apposta il capo dell’esercito Benedikt Roos, nonché il capo dell’armamento Urs Loher e il divisionario Christian Oppliger, comandante delle Forze aeree.

Sì, il turbolento acquisto sta entrando nella fase finale: la fase di assemblaggio dei primi jet può iniziare. Gli F-35 stanno arrivando e il primo - stando al calendario - verrà consegnato l’anno prossimo, ma rimarrà negli Stati Uniti per permettere l’addestramento dei piloti e del personale che dovrà poi effettuare le manutenzioni. Le Forze aeree disporranno dei propri F-35A in Svizzera solo a partire da metà 2028.

Resta l’incertezza sul numero

«La produzione degli F-35A svizzeri è in linea con i tempi previsti», ci conferma Kaj-Gunnar Sievert, portavoce di armasuisse, ricordando che l’Ufficio federale dell’armamento ha già trasferito al Governo degli Stati Uniti (che negozia poi direttamente con il produttore, ndr) circa due miliardi di dollari per l’acquisto degli F-35 (più altri 500 milioni per i sistemi Patriot). «Secondo la pianificazione attuale, la prossima tranche per l’acquisizione degli F-35A è prevista per l’inizio del 2027».

La scorsa settimana, le Camere federali hanno dato il via libera a un credito aggiuntivo pari a 394 milioni proprio per cercare di acquistare più aerei possibili. Come noto, invece dei 36 velivoli da combattimento inizialmente ordinati, ne arriverà una trentina. Ma quanti saranno alla fine? «Poiché i negoziati vengono condotti tra il governo statunitense e l’industria americana, armasuisse non è in grado di fornire indicazioni su quando tali negoziati per i prossimi lotti di produzione saranno conclusi», ci fa ancora sapere il portavoce.

A preoccupare i parlamentari, però, non è solo il sovrapprezzo degli aerei, ma anche la possibile spesa supplementare legata ai costi operativi. Inizialmente, infatti, armasuisse aveva stimato che i costi d’esercizio degli F-35A, calcolati sull’arco di 30 anni, sarebbero ammontati a circa 9,4 miliardi di franchi. E ora? Le cifre sono da rivedere al rialzo? «Riteniamo ancora che i nostri calcoli conservativi siano validi», spiega Sievert.

Una raffica di domande

Dal canto suo, il «ministro» della Difesa Martin Pfister oggi ha dovuto rispondere a una ventina di domande sul tema. Incalzato durante l’Ora delle domande, il consigliere federale ha assicurato che per i costi d’esercizio non bisogna - per il momento - temere brutte sorprese: «I dati attualmente disponibili non forniscono ad oggi alcun motivo per adeguare i costi operativi. L’aumento dei costi negli Stati Uniti, dovuto in particolare al rincaro, è attualmente compensato dal calo del corso del dollaro», ha spiegato Pfister, facendo sapere che il DDPS ha deciso di concordare con gli Stati Uniti un contratto su base annuale in merito ai costi operativi. «I contratti annuali consentono di reagire più rapidamente all’evoluzione delle condizioni quadro e dei costi. Permettono anche di ridurre i supplementi di rischio che l’industria integra solitamente a causa delle incertezze a più lungo termine».

Bocche cucite

Bocche cucite invece in merito ai costi per la formazione dei piloti e in merito ai 79 criteri specifici che hanno portato alla scelta dell’F-35. Per ora, questi ultimi non verranno resi noti. La questione dei criteri è però sugli scranni del Tribunale federale, che dovrà stabilire se sono o meno da rendere di pubblico dominio. Pfister si è comunque detto favorevole a fornire maggiori informazioni alle Commissioni della politica di sicurezza. I criteri, ha tuttavia assicurato, non sono stati adattati per favorire i jet di Lockheed Martin. «È falso», ha detto. 

E le possibili conseguenze penali o giuridiche per Viola Amherd e per altri funzionari coinvolti? Anche in questo caso, il consigliere federale non si sbilancia, ma promette che il Governo presenterà una presa di posizione sul rapporto pubblicato una decina di giorni fa dalla Commissione della gestione del Consiglio nazionale.