Breganzona

Fallita la Tenuta Bally, «Ma l’attività va avanti»

La società che gestisce la tenuta vitivinicola è stata messa in liquidazione – Il responsabile Samuele Righitto assicura: «Un disguido, entro pochi giorni sarà tutto a posto» – Un fornitore parla di ritardi nei pagamenti delle fatture – Il settore del vino è in difficoltà
© CdT/Gabriele Putzu
Andrea Stern
Andrea Stern
29.01.2026 06:00

Il responsabile Samuele Righitto parla di un «disguido». A suo dire, la Tenuta Bally & Von Teufenstein è stata messa in liquidazione a causa di un «problema tecnico» che sarebbe già in fase di risoluzione. «Entro pochi giorni sarà tutto a posto», assicura l’enologo. Altri interlocutori, tuttavia, osservano che già da qualche tempo la società che gestisce l’ultracentenaria tenuta vitivinicola di Breganzona pareva mostrare segnali di difficoltà. «Erano in ritardo con le fatture, a un certo punto ho iniziato a pretendere che pagassero la merce immediatamente in contanti, altrimenti non consegnavo loro più niente», afferma un fornitore. «Di precetti ne hanno ricevuti già tanti», sostiene un altro commerciante.

Quel che è certo è che il settore del vino è in difficoltà. I consumi continuano a calare e a risentirne sono soprattutto i produttori svizzeri, schiacciati da una concorrenza estera in grado di offrire prezzi molto più competitivi. «Il settore primario è sotto pressione», riassume Andrea Conconi, presidente dell’Interprofessione della vite e del vino ticinese (IVVT). «Le vendite diminuiscono e i redditi dei viticoltori si riducono».

Fa comunque notizia il fallimento, decretato lo scorso 22 gennaio dalla Pretura del Distretto di Lugano, di una cantina storica come la Tenuta Bally & Von Teufenstein, produttrice di vini rinomati come il Cresperino DOC. Nemmeno Guido Marty, che ha preso in affitto la parte agricola della proprietà, quella sulla piana del Vedeggio, immaginava che la situazione della società di gestione della parte vinicola, quella a monte, potesse essere a tal punto compromessa. «Era chiaro che ci fossero delle difficoltà, ma ancora poche settimane fa ho incontrato i proprietari e mi sembravano tranquilli», afferma. «Di più non saprei dire. Io allevo bestiame e coltivo patate, cipolle, carote, mais, tutti prodotti di base che garantiscono una certa stabilità. Poi se per esempio le patate si vendono un po’ meno bene, posso destinare parte dei terreni alle carote. Con il vino invece è diverso. I filari non possono essere riconvertiti tanto facilmente».

A quanto pare i proprietari della Tenuta Bally & Von Teufenstein – tre famiglie legate genealogicamente a quell’Ernst Otto Bally che nel 1917 rilevò i terreni tra Bioggio, Vezia e Breganzona e diede avvio all’attività – avrebbero già sondato la possibilità di una vendita dei loro possedimenti. Ma ci sono vincoli che impongono una cessione dell’intera proprietà di 80 ettari, edifici compresi, rendendo così difficile la ricerca di un potenziale acquirente. C’è chi magari sarebbe interessato a rilevare la parte vitivinicola ma non la parte agricola, o viceversa. Oltretutto pare che le valutazioni non siano propriamente a buon mercato, vista anche l’invidiabile posizione della tenuta a due passi dallo svincolo di Lugano Nord.

La proprietà è quindi rimasta in mano agli eredi del fondatore, mentre la gestione veniva assicurata da due distinte società. Fino a settimana scorsa, quando la Pretura del Distretto di Lugano ha decretato il fallimento di quella che si occupa della parte vitivinicola, la Tenuta Bally & Von Teufenstein SA. Un fallimento che, tra gli addetti ai lavori, qualcuno dice di aver sentito arrivare. «È da tempo che navigavano male, ultimamente ancora peggio», sostiene un viticoltore. «Da una parte c’è la crisi del vino, ma io credo che siano stati fatti anche degli errori gestionali. Non si può pensare di far quadrare i conti vendendo sistematicamente sottocosto».

Supposizioni difficili da verificare. Altri fornitori parlano di fatture non pagate e contrazione dei volumi. Dalla cantina di Vezia il responsabile Simone Righitto respinge le insinuazioni e tenta di descrivere la messa in liquidazione della società come un piccolo incidente di percorso che verrà presto superato. «Noi continuiamo a lavorare come sempre», assicura. «L’attività va avanti».