Farmaci, sì della Commissione: ma il 28 settembre si fa sentire

Chi nicchia, chi dice no, e chi approva. Anche quando si parla di ridurre la spesa sanitaria, la politica cantonale riesce a discutere, a mettere i puntini sulle i, e a dividersi. L’appuntamento con le urne del prossimo 28 settembre si fa sentire. Ad ogni modo, oggi, la Commissione sanità e sicurezza sociale del Gran Consiglio ha approvato il messaggio del Consiglio di Stato sulle due iniziative cantonali sui farmaci generici, invitando il Parlamento ad approvare i testi da inviare a Berna.
«L’obiettivo è ridurre la spesa sanitaria rendendo i medicamenti meno cari», sintetizza al CdT il presidente e relatore del rapporto unico Matteo Quadranti (PLR). Il potenziale di risparmio sulla spesa nazionale complessiva a carico della LAMal è importante. Il Consiglio di Stato lo ha stimato tra i 180 e i 300 milioni di franchi. Ciò che, secondo il direttore del DSS Raffaele De Rosa, equivale a una riduzione del 3% dei premi di cassa malati. Eppure, oggi, a Bellinzona la Lega non ha firmato il rapporto, mentre PS e Verdi lo hanno firmato con riserva. Perché?
«Nessun tatticismo»
Facciamo un piccolo passo indietro, ricordando il contenuto delle due iniziative cantonali, sulle quali, sia detto per inciso, tutti i partiti sono d’accordo. La prima iniziativa, «Per l’obbligo di sostituzione di farmaci intercambiabili», chiede di rendere di principio obbligatoria la sostituzione di un farmaco originale o del medicinale di riferimento con, rispettivamente, il medicamento generico o biosimilare. La seconda, «Per la riduzione dei prezzi dei farmaci alla scadenza dei brevetti», desidera invece che venga inserito un automatismo nella determinazione al ribasso del prezzo di un medicamento alla scadenza del brevetto. Due proposte che, in altri momenti, sarebbero passate come lettere alla posta, ma che, a due giorni dal voto sui premi, hanno influito sulle valutazioni dei singoli partiti.
«Da parte nostra non c’è stato nessun tatticismo nell’uscire ora con il rapporto», spiega Quadranti che aggiunge: «Non è un caso che non vi sia un rapporto di minoranza». Ciò non toglie che le due iniziative cantonali siano effettivamente molto ostiche: a Berna è prevedibile che le resistenze della lobby farmaceutica si facciano sentire, soprattutto in relazione alla seconda proposta, che prevede una riduzione automatica del prezzo del farmaco originale alla scadenza del brevetto. Da liberale, la libertà economica non deve essere garantita? «Siamo coscienti delle resistenze, ma il tema è caldo anche a livello federale dove la pressione legata ai costi della sanità diventa sempre più urgente. Si tratta anche di un incentivo affinché il settore sia dia una regolata», conclude Quadranti.
«Servono controlli»
Come detto, PS e Verdi hanno firmato con riserva il rapporto. Secondo Danilo Forini (PS) il principio di entrambe le iniziative va sostenuto. Al contempo, però, si dovrebbero produrre maggiori sforzi proprio a livello cantonale: «Non basta bussare la porta a Berna, anche perché sappiamo bene che le iniziative cantonali hanno storicamente pochissime chances di essere accolte dal Parlamento federale e che, in ogni caso, serviranno anni. Dobbiamo parallelamente fare i compiti qui in Ticino». Secondo Forini, inoltre, anche la tempistica di presentazione di questo rapporto - proprio a ridosso dall’annuncio dell’ennesima stangata sull’aumento dei premi di cassa malati - può destare qualche perplessità. «Siamo quindi coscienti della portata simbolica di queste iniziative, soprattutto alla luce delle forti resistenze che i testi incontreranno a livello federale». Un segnale, comunque, va dato, prosegue il deputato socialista: «Sia a Berna, sia in Ticino dove, per l’appunto, dobbiamo sfruttare meglio i margini di manovra a nostra disposizione». Di qui, l’idea di promuovere un maggiore controllo nelle farmacie che dispensano i farmaci e negli studi medici che li prescrivono: «Come commissione chiederemo al Consiglio di Stato di verificare che effettivamente il medico e il farmacista informino sempre il paziente sull’esistenza di un eventuale farmaco generico, come prescrive già ora l’Ordinanza federale. Viene fatto? Chi verifica? Ci sono delle sanzioni? Questo possiamo e dobbiamo farlo già oggi a livello cantonale». Anche perché la Confederazione ha aumentato il costo a carico del paziente che preferisce l’originale, più costoso, al posto del generico, meno caro. Attualmente il disincentivo finanziario ha prodotto un risultato discreto: a livello nazionale, la quota di sostituzione è del 75%. «Occorre però fare di più. Il potenziale di risparmio c’è».
«Occasione persa»
Per le stesse ragioni la Lega non ha firmato il rapporto, sostenendo che sarebbe stato più opportuno ed efficace rimandare la discussione di qualche settimana in modo da trattare contemporaneamente anche un’altra iniziativa pendente (Rusconi, 2023) che chiede di sensibilizzare la popolazione ticinese sull’uso dei generici e sui benefici che essi comportano per i costi della sanità. «La Commissione invece ha preferito tirare dritto, dividendo i due atti parlamentari che, a nostro modo di vedere, andavano trattati assieme», spiega Omar Balli (Lega). «Abbiamo perso un’occasione: si poteva inviare un messaggio chiaro a Berna e, allo stesso tempo, sensibilizzare il Ticino attraverso un’azione politica che sarebbe risultata più efficace e performante».

