Femminicidio di Gnosca, la figlia: «Mia madre è morta perché lottava per la verità»

Una lettera letta con la voce rotta. Un gesto tutt’altro che scontato che vuole essere un appello contro la violenza di genere, terminato con un lungo applauso della piazza. È quanto fatto ieri a Bellinzona durante il presidio contro la violenza di genere dalla figlia di Cristina, la donna uccisa all'interno di un'abitazione in via Nos a Gnosca dal proprio marito, che ieri è stato definito «bestia».
«Voleva uccidere il proprio lato femminile»
«Sapeva», ha detto la figlia riferendosi al proprio patrigno, «che la più grande forza che un uomo possa avere è quella di accettare di essere debole, perché se lui ha ucciso Cristina è solo perché voleva uccidere il proprio lato femminile che vedeva in mia madre, senza capire che così facendo sarebbe stato inevitabile il suo suicidio».
«Ha sposato una bestia che voleva la sua anima»
«Mia madre è morta perché a scuola si impara ad essere funzionali e non funzionanti. Cristina è morta perché nessuno le ha mai insegnato che non si può cambiare qualcuno che non vuole cambiare. E la moglie di Claudio è morta perché lottava per la verità. Cristina aveva bisogno di stabilità in un sistema che la scartava solo per mancanza di spazio. Così si è sposata la bestia, pensando che avrebbe avuto in cambio l'avverarsi dei suoi sogni, ma la bestia chiedeva in cambio la sua anima, Claudio chiedeva in cambio l'anima di Cristina.»
«Quella conversazione che mi aveva fatto preoccupare»
«Io non ho conosciuto molto Claudio», ha continuato la giovane, «ma abbiamo avuto una conversazione che già all'epoca mi aveva fatta preoccupare. Lui credeva nelle anime gemelle e questo dovrebbe far preoccupare tutti, perché chi crede nell'anima gemella non è disposto ad evolvere, anzi, è disposto a distruggere l'amato pur di avere la sua anima gemella. Ma una persona non può capire tutto questo da sola, una persona finisce per convincersi che ci sia un ruolo per lei in questa società, quando dovrebbe essere la società ad essere fatta su misura per le persone che la abitano».
Il ruolo della scuola
Per questo, ha aggiunto la giovane, «dobbiamo iniziare a lottare e a rivoluzionare dapprima le scuole. Le scuole devono creare cittadini democratici, che non seguono frasi slogan senza averci ragionato sopra, che controllano sempre le fonti delle notizie che circolano e mettono in discussione tutto, anche se stessi, anche se necessario. Bisogna inserire ore di educazione affettiva, emotiva e sessuale, insegnate da psicologi e pedagogisti, non da fisici e biologi, perché altrimenti verrebbero insegnate con un'ottica funzionale e non funzionante. Ore che mettano in risalto l'intelligenza armata di conoscenza. Mia madre è morta perché non ha capito quanto era pericolosa la situazione in cui si è andata a cacciare. Non esiste democrazia senza pensiero critico e non esiste pensiero critico senza l'ascolto».
