La testimonianza

Femminicidio di Gnosca, la figlia: «Mia madre è morta perché lottava per la verità»

Ieri a Bellinzona, durante il presidio contro la violenza di genere, ha preso parola anche la figlia della donna uccisa a Gnosca - «Mia madre è morta perché non ha capito quanto era pericolosa la situazione»
©ELIA BIANCHI
Andrea Scolari
25.02.2026 15:15

Una lettera letta con la voce rotta. Un gesto tutt’altro che scontato che vuole essere un appello contro la violenza di genere, terminato con un lungo applauso della piazza. È quanto fatto ieri a Bellinzona durante il presidio contro la violenza di genere dalla figlia di Cristina, la donna uccisa all'interno di un'abitazione in via Nos a Gnosca dal proprio marito, che ieri è stato definito «bestia».

«Voleva uccidere il proprio lato femminile»

«Sapeva», ha detto la figlia riferendosi al proprio patrigno, «che la più grande forza che un uomo possa avere è quella di accettare di essere debole, perché se lui ha ucciso Cristina è solo perché voleva uccidere il proprio lato femminile che vedeva in mia madre, senza capire che così facendo sarebbe stato inevitabile il suo suicidio».

«Ha sposato una bestia che voleva la sua anima»

«Mia   madre è   morta   perché   a   scuola   si   impara   ad   essere   funzionali   e   non   funzionanti.   Cristina   è   morta   perché   nessuno   le   ha   mai   insegnato   che   non   si   può   cambiare   qualcuno   che   non   vuole   cambiare.   E   la   moglie   di   Claudio   è   morta   perché   lottava   per   la   verità.   Cristina   aveva   bisogno   di   stabilità   in   un   sistema   che   la   scartava   solo   per   mancanza di   spazio.   Così   si   è   sposata   la   bestia, pensando   che   avrebbe   avuto   in   cambio   l'avverarsi   dei   suoi sogni, ma   la   bestia   chiedeva   in   cambio   la   sua   anima, Claudio   chiedeva   in   cambio   l'anima   di   Cristina.»

«Quella conversazione che mi aveva fatto preoccupare»

«Io   non   ho   conosciuto   molto   Claudio», ha continuato la giovane, «ma   abbiamo   avuto   una   conversazione   che   già   all'epoca   mi   aveva   fatta   preoccupare.   Lui   credeva   nelle   anime   gemelle   e   questo   dovrebbe   far   preoccupare   tutti, perché   chi   crede   nell'anima   gemella   non   è   disposto   ad   evolvere, anzi, è   disposto   a   distruggere   l'amato pur di avere la   sua   anima   gemella.   Ma   una   persona   non   può   capire   tutto   questo   da   sola, una   persona   finisce   per   convincersi   che   ci   sia   un   ruolo   per   lei   in   questa   società, quando   dovrebbe   essere   la   società   ad   essere   fatta   su   misura   per   le   persone   che   la   abitano».  

Il ruolo della scuola

Per   questo, ha aggiunto la giovane, «dobbiamo   iniziare   a   lottare   e   a   rivoluzionare   dapprima   le   scuole.   Le   scuole   devono   creare   cittadini   democratici, che   non   seguono   frasi   slogan   senza   averci   ragionato   sopra, che   controllano   sempre   le   fonti   delle   notizie   che   circolano   e   mettono   in   discussione   tutto, anche se stessi, anche   se   necessario.   Bisogna inserire ore di educazione   affettiva, emotiva   e   sessuale, insegnate   da   psicologi   e   pedagogisti, non   da   fisici   e   biologi, perché   altrimenti   verrebbero   insegnate   con   un'ottica   funzionale   e   non   funzionante.   Ore   che   mettano   in   risalto   l'intelligenza   armata   di   conoscenza. Mia madre è   morta   perché   non   ha   capito   quanto   era   pericolosa   la   situazione   in   cui   si   è   andata   a   cacciare.   Non   esiste   democrazia   senza   pensiero   critico   e   non   esiste   pensiero   critico   senza   l'ascolto».