Ferrovia

FFS Cargo, cambiamenti per 40 dipendenti in Ticino

L'ex regia federale annuncia la riorganizzazione del traffico a carri isolati - In Ticino non ci saranno licenziamenti, ma una quarantina di persone verrà impiegata altrove
FFS
Red. Online
19.05.2026 10:28

«Nessun licenziamento in Ticino», ma per parte del personale impiegato a Chiasso si prospettano «prepensionamenti, spostamenti alla sede FFS di Bellinzona o presso TiLo». È quanto annunciato questa mattina in conferenza stampa dall'ex regia federale, durante un incontro in cui è stato presentata la riorganizzazione del traffico a carri isolati (TCI) e le decisioni inerenti il deposito più a sud della Svizzera. L'obiettivo della riorganizzazione «è rendere il TCI più efficiente. L’obiettivo è un Traffico merci in grado di finanziarsi autonomamente dal 2033, come indicato dalla Confederazione in veste di proprietaria delle FFS».

Per quanto riguarda i posti di lavoro, a livello nazionale, «la riorganizzazione del TCI comporterà cambiamenti per circa 200 collaboratori e collaboratrici in tutta la Svizzera (circa 130 nella Svizzera tedesca, 40 in Ticino e 30 nella Svizzera romanda)», come spiega la stessa ex regia federale in una nota. Le FFS «offrono una soluzione a tutte le persone coinvolte: un altro luogo di lavoro presso FFS Cargo Svizzera, un ruolo diverso all’interno delle FFS, in una società affiliata o ferrovia partner oppure un riorientamento professionale accompagnato all’interno delle FFS. In questo contesto le FFS si attengono rigorosamente al contratto collettivo di lavoro (CCL). I licenziamenti a livello nazionale costituiranno un’eccezione. In Ticino non ci saranno licenziamenti».

Ma nel 2027 cosa succede concretamente? Si è parlato di una «chiusura parziale del deposito di Chiasso, la quale tocca solo il personale di locomotiva». Il personale di manovra non sarà interessato dalla misura. I 40 collaboratori non sono solo macchinisti, ma anche personale tecnico, amministrativo e non sono solo da Chiasso. Il Governo ticinese è stato già informato.

Il SEV: «Siamo costernati e irritati»

Il sindacato del personale dei trasporti SEV, intanto, si dice «costernato» per la situazione venutasi a creare. «Nonostante tutti i nostri avvertimenti, FFS Cargo prosegue con la sua ristrutturazione totale, rischiando di compromettere il proprio futuro e il successo della politica di trasferimento del traffico merci», afferma Philipp Hadorn, segretario sindacale SEV responsabile per FFS Cargo, evidenziando che la attuale sesta fase della riorganizzazione «G-enesis» riguarda circa 200 collaboratori.

In una nota inviata quest'oggi si legge che «da mesi il sindacato del personale dei trasporti SEV avverte che la prevista, profonda ristrutturazione "G-enesis" di FFS Cargo rischia di vanificare l’investimento milionario della Confederazione volto a promuovere il traffico a carri completi isolati (TCCI) negli anni dal 2026 al 2029, privandolo di effetti duraturi». Secondo Philipp Hadorn,«questo contraddice la volontà del Parlamento che, con il pacchetto di misure da 260 milioni di franchi per il TCCI, voleva garantire il trasferimento del traffico merci dalla strada alla ferrovia».

Il SEV inoltre si dice «irritato dal fatto che dirigenti passati e attuali delle FFS e di FFS Cargo abbiano sempre dichiarato che il TCCI fosse senz’altro in grado di raggiungere l’autosufficienza economica, incoraggiando la politica a integrare questo obiettivo nella legislazione. Per il SEV è chiaro: finché le condizioni quadro continueranno a permettere ai trasportatori stradali di produrre a costi inferiori, nemmeno la ristrutturazione in corso renderà il TCCI economicamente autosufficiente, così come non ci sono riuscite le precedenti riorganizzazioni, come il progetto WLV 2017 (traffico a carri completi 2017)».

«Invece di continuare ad applicare cerotti puntuali che, nonostante le sterili rassicurazioni sull’autosufficienza economica, sono già costati centinaia di milioni di franchi di denaro pubblico senza riuscire a fermare il declino del TCCI e il conseguente trasferimento del traffico merci sulla strada, bisogna finalmente avere il coraggio di dichiarare il trasporto merci un servizio pubblico e di riorganizzarlo su questa base, come avviene già da tempo per il traffico viaggiatori e per l’infrastruttura», chiede Philipp Hadorn.

«Il trasferimento del traffico merci dalla strada alla ferrovia potrebbe essere rilanciato con successo da un sincero impegno nei confronti di FFS Cargo per sviluppare ulteriormente il TCCI, rinunciando a pretendere l’irraggiungibile autosufficienza economica. Le FFS potrebbero correggere le proprie decisioni sbagliate e garantire un futuro alle collaboratrici e ai collaboratori di questo settore di rilevanza sistemica, in quanto fondamentale per l’approvvigionamento del paese e per il clima. Non è accettabile che il personale impegnato e motivato, ma ormai reso insicuro dalle continue riorganizzazioni, debba ancora una volta pagare un prezzo elevato per errori che non rientrano nella sua sfera d’influenza!», aggiunge Hadorn

Infine il SEV evidenzia come siano necessari «un riposizionamento e una rivalutazione a favore del trasferimento del traffico merci dalla strada alla ferrovia. Fermare il progetto "G-enesis" permetterebbe almeno di limitare i danni, evitando un ulteriore trasferimento del traffico su strada e la soppressione di decine di posti di lavoro nella produzione Cargo e le loro conseguenze: necessità di riqualifica professionale e insicurezza per il personale coinvolto; perdita di know-how e prevedibile carenza di personale qualificato per l’azienda. Una volta terminato il rallentamento congiunturale in atto, la domanda di trasporti ferroviari tornerà a crescere e FFS Cargo si ritroverà di nuovo alla disperata ricerca di personale qualificato».

Transfair chiede garanzie d’impiego complete

 Il sindacato transfair, dal canto suo, chiede che «ogni singola persona ottenga un posto d’impiego accettabile all’interno del Gruppo FFS».

In una nota odierna il sindacato constata: «Il trasporto in carri completi isolati delle FFS è fortemente deficitario. Nel 2025 le FFS hanno annunciato il riorientamento. Oggi hanno presentato i dettagli. Alla base di tutto c’è il progetto di riorganizzazione G-enesis". A partire dal cambio d’orario che avverrà il 13 dicembre 2026, entrerà  in vigore un nuovo modello di produzione che ridefinirà la  pianificazione e la fornitura dei servizi di trasporto merci nelle varie  sedi. L’obiettivo è di migliorare l’utilizzo delle capacità, di ridurre  i costi e di garantire l’offerta di trasporto merci nazionale a lungo  termine. Per il personale di FFS Cargo tutto questo comporterà una  riduzione dei posti di lavoro e profondi cambiamenti».

E ancora, transfair fa sapere che sta facendo «tutto il possibile per garantire i posti di lavoro e accompagna la trasformazione di FFS Cargo in modo critico. Alla luce di questo contesto, una richiesta è fondamentale: ogni persona interessata deve ottenere un posto di lavoro adeguato all’interno del Gruppo FFS, tramite trasferimenti interni o il passaggio a un’altra divisione. Anche chi lavora per le FFS da meno di quattro anni deve ricevere un’offerta di lavoro concreta. transfair teme che FFS Cargo stia sottraendo troppo rapidamente troppe risorse dal sistema».

«Una trasformazione non deve concentrarsi solo sugli aspetti finanziari, ma deve anche offrire prospettive concrete al personale», sottolinea Greta Gysin, presidente di transfair e consigliera nazionale, aggiungendo che «FFS Cargo si assume la sua responsabilità sociale e transfair lotta affinché quest’ultima venga percepita attivamente».

Il contratto collettivo di lavoro (CCL) stabilisce quali prestazioni ottiene il personale in caso di tagli di posti di lavoro. transfair garantisce che queste disposizioni siano applicate integralmente e chiede in aggiunta ulteriore sostegno per tutte le persone interessate: indennità per lunghi tragitti casa-lavoro; supplementi salariali temporanei in caso di passaggio a una società affiliata con salari più bassi, come ad esempio Tilo, la compagnia ferroviaria regionale in Ticino e in Lombardia; finanziamento di corsi di formazione e formazione continua per nuove funzioni; corsi di lingua se il nuovo posto di lavoro richiede ulteriori competenze linguistiche; contributi una tantum per la cassa pensioni in caso di un cambio che comporta svantaggi finanziari; offerte di prepensionamento mirate per il personale più anziano.