Freeride, uno sport «ribelle» arrivato alle Olimpiadi

Lo sci fuoripista è diventato grande. Il freeride, lo sport «ribelle» dell’inverno, nato per uscire dai confini delle piste battute e tracciare la propria linea sulla neve fresca, è ora una disciplina olimpica e debutterà ai Giochi a cinque cerchi di Alpes 2030, come confermato negli scorsi giorni dal Consiglio Esecutivo del Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Lo farà sia per quanto riguarda lo sci, sia per lo snowboard.
La disciplina, si legge sul portale del CIO, «ha registrato una rapida crescita a livello internazionale, grazie a un forte seguito tra i giovani e a competizioni di grande impatto visivo. Si svolge in un ambiente naturale, il che riduce al minimo il suo impatto sui Giochi. Composto da quattro prove, offrirà a 44 atleti e atlete (22 donne e 22 uomini) l’opportunità di gareggiare per la prima volta ai Giochi Olimpici».
Lo sci (o snowboard) fuoripista non è certo una novità, ma questa decisione potrebbe cambiare il futuro della disciplina, portandola a tutto un altro livello di visibilità. A livello di competizioni la svolta è arrivata nel 2008, quando è nato il «Freeride World Tour» (FWT), il circuito dove si sfidano i migliori atleti al mondo della disciplina, che dal 2022 è parte della FIS, la Federazione Internazionale di Sci e Snowboard. E fra quattro anni farà parte dei Giochi Olimpici. «Gareggiare alle Olimpiadi permetterà agli atleti di mettere in mostra le proprie capacità nel palcoscenico più prestigioso dello sport, rappresentando la propria nazionale e ispirando ancora più persone», si legge sul portale del Freeride World Tour.
«Welcome to the big stage»
Nicolas Hale-Woods, fondatore del FWT, commentando la notizia del debutto olimpico del freeride, ha detto che «è il risultato di tre decenni di lavoro. Il mio primo pensiero va agli atleti che prima di tutti hanno creduto in questa disciplina e hanno aiutato a farla crescere, ma penso anche ai giovani che ora possono sognare una medaglia a cinque cerchi, agli addetti ai lavori che hanno permesso a questo sport di crescere».
Dal canto suo Alexander Ospelt, presidente della FIS, ha spiegato che «è chiaro che il freeride rappresenti un’aggiunta interessante alle discipline olimpiche: si tratta di una combinazione di pura adrenalina e discese in splendidi terreni naturali».
Autenticità a rischio?
Chi decide di andare fuoripista lo fa per non sentirsi stretto tra i confini delle piste battute, per scendere scegliendo la propria linea e vivere un inverno alla ricerca della neve polverosa e delle migliori condizioni possibili. Molti professionisti sono arrivati nel mondo del freeride dopo anni passati tra le classiche discipline dello sci alpino, soprattutto quando erano giovani. Lo hanno fatto proprio per «uscire dagli schemi» e trovare la libertà della montagna aperta. Ecco, qui però nasce una domanda: riuscirà questo sport a mantenere la sua autenticità anche ora che è arrivato al «big stage»? Nel mondo dello scialpinismo, che ha debuttato a Milano-Cortina 2026 ed è stato confermato per i Giochi che si terranno tra quattro anni, il dibattito è ancora aperto, con diversi atleti, che hanno criticato il format delle gare tenutesi sulle nevi di Bormio definendolo «non rappresentativo della disciplina e ridotto a una sorta di ski-fitness». Una perdita di identità insomma. Succederà anche con il freeride? Impossibile rispondere ora, bisognerà attendere i Giochi di Alpes 2030.
Due discipline che fino a qualche anno fa sembravano essere troppo lontane e forse «fuori dagli schemi» per finire sotto i cinque cerchi. Ora per il freeride è arrivata la prova della maturità, per lo scialpinismo quella della conferma. Resta da capire quanto dovranno adattarsi ai canoni «mainstream» e quanto puri potranno restare.
