Frontalieri, l’accordo del disaccordo

Parafato nel dicembre del 2015, il nuovo accordo sull’imposizione fiscale dei frontalieri che avrebbe dovuto sostituire quello del 1974 è rimasto lettera morta. Questo stallo ha irritato a più riprese il Governo ticinese, ma una soluzione appare ancora lontana. Ripercorriamo le tappe principali di questa vicenda.
Un evento storico
L’accordo italo-svizzero sull’imposizione dei frontalieri è stato concluso il 3 ottobre del 1974. Prevede che i guadagni di un lavoratore frontaliere siano imponibili soltanto nello Stato in cui viene svolta attività lavorativa.
Lo scudo Tremonti
Dal 2009 si è cominciato a discutere sulla necessità di rivedere i termini dell’accordo, soprattutto in seguito ai famigerati «scudi» fiscali dettati dall’allora ministro dell’Economia italiano Giulio Tremonti. Un altro punto fondamentale era il principio di reciprocità.
Il primo blocco dei ristorni
Le trattative tra i due Paesi non decollano. Per indurre Roma a trattare, il 30 giugno del 2011 il Consiglio di Stato blocca per la prima volta metà dei ristorni dovuti all’Italia, depositando in un conto vincolato presso la Banca dello Stato 28,4 milioni di franchi. La decisione non fa l’unanimità in Governo: favorevoli sono Norman Gobbi, Marco Borradori e Paolo Beltraminelli; contrari Manuele Bertoli e Laura Sadis.
Prove di dialogo
Il 23 febbraio del 2015 i due ministri delle Finanze di Svizzera e Italia (Eveline Widmer-Schlumpf e Pier Carlo Padoan) sottoscrivono due documenti: un protocollo che modifica la Convenzione contro la doppia imposizione e che prevede il passaggio ad uno scambio di informazioni su domanda, così come una road map su questioni finanziarie e fiscali, relative anche ai frontalieri.
L’anno della svolta? No
Dopo anni di trattative, nel dicembre del 2015 Svizzera e Italia parafano un nuovo accordo sull’imposizione dei frontalieri per sostituire quello del 1974. La novità principale di questo accordo riguarda il cambiamento del sistema d’imposizione. Oggi i frontalieri vengono tassati alla fonte in Svizzera e poi la Svizzera «ristorna» a Roma il 38,8% delle imposte riscosse (94,8 milioni di franchi nel 2019). Con il nuovo accordo entrerebbe in vigore la doppia imposizione.Ogni frontaliere sarebbe tassato sia nello Stato in cui svolge l’attività lavorativa (per un massimo del 70% dell’imposta prelevabile alla fonte), sia nello Stato in cui risiede (100%). L’equivalente dell’importo versato in Svizzera verrebbe dedotto dalla fattura fiscale in Italia. Il testo è ben accolto in Ticino, mentre in Italia, con il susseguirsi di diversi Governi, il parere cambia più volte. Regolarmente alla fine di giugno di ogni anno si torna a parlare di un possibile blocco dei ristorni. Questa possibilità si concretizza di nuovo nel 2019, con il cosiddetto «mini blocco» da 3,8 milioni di franchi.
Sì all’accordo, no al casellario
Per ratificare l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri, a inizio giugno del 2017 il Consiglio di Stato si dichiara disponibile ad eliminare l’obbligatorietà - per i lavoratori frontalieri - di presentare il casellario giudiziale al momento della richiesta di un permesso di lavoro.
Le mosse ticinesi
Con il passare degli anni il dossier rimane fermo al palo. L’opzione della disdetta unilaterale dell’accordo del 1974 viene sollevata più volte dai consiglieri di Stato leghisti. Claudio Zali, nel gennaio del 2019, e Norman Gobbi, nel settembre dello stesso anno. Il 16 gennaio 2020 il Consiglio di Stato commissiona uno studio all’Università di Lucerna per valutare le implicazioni di un’eventuale disdetta dell’accordo, che è parte integrante della Convenzione sulla doppia imposizione.
Il tandem Vitta-Fontana
Il 30 aprile, l’allora presidente del Governo Christian Vitta e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana indirizzano una lettera ai ministri delle Finanze di Roma e Berna per chiedere la ratifica dell’accordo del 2015.
Disdire si può
Il 6 agosto vengono pubblicate le conclusioni della perizia commissionata all’Università di Lucerna (il documento viene trasmesso alla Confederazione, competente per un’eventuale disdetta). Un’uscita unilaterale dall’intesa sui frontalieri è possibile ma andrebbe accompagnata da una rescissione parziale della Convenzione sulla doppia imposizione. Il 16 ottobre Ueli Maurer sarà in Ticino.