Fisco

Frontalieri, ristorni da record: all’Italia ben 112 milioni

Mai così tanti prima d’ora i soldi riversati a Roma sulle trattenute alla fonte dei lavoratori con un permesso G – Giordano Macchi: «Ma si tratta di una cifra destinata a calare nei prossimi anni» – Intanto, il Cantone prevede di incassare 15 milioni in più nel 2026
© CdT/Gabriele Putzu
Martina Salvini
23.10.2025 17:30

Di fronte alla notizia, probabilmente, le amministrazioni comunali oltreconfine avranno festeggiato. Già, perché la cifra dei ristorni relativa al 2024 è cresciuta ancora, toccando un nuovo record. In totale, sommando i Grigioni, il Vallese e il Ticino, la compensazione finanziaria sulle remunerazioni dei frontalieri, lo scorso anno, ha superato quota 120 milioni di franchi. Solamente dal Ticino - che fa la parte del leone avendo il maggior numero di permessi G - sono partiti più di 112 milioni. «Si tratta - spiega il capo della Divisione delle contribuzioni Giordano Macchi - di una cifra da primato». Mai, prima d’ora, si era arrivati a una tale somma di denaro riversata all’Italia. Una cifra che, dopo essere via via aumentata negli anni, è destinata a calare probabilmente già dal 2025. «Tenendo conto del fatto che i vecchi frontalieri piano piano usciranno dal nostro mercato del lavoro e saranno sostituiti dai nuovi, per i quali la Svizzera - in virtù del nuovo accordo fiscale - non deve versare i ristorni all’Italia, mi attendo che nei prossimi anni la quota dei riversamenti andrà a diminuire».

Di pari passo, invece, aumenteranno gli introiti per il Ticino. Va infatti ricordato che, con la nuova intesa fiscale sottoscritta tra Italia e Svizzera nel 2020 ed entrata in vigore lo scorso anno, i nuovi frontalieri (quelli cioè entrati nel mercato del lavoro elvetico dopo il 17 luglio del 2023) pagano in Svizzera le imposte alla fonte nella misura dell’80%. I vecchi frontalieri, invece, sono tassati sul 100% dell’imponibile. Attualmente – e fino al 2034 – la Confederazione è però tenuta a versare all’Italia il 40% delle imposte alla fonte prelevate ai vecchi frontalieri, i cosiddetti ristorni. Ciò significa che la Svizzera ora trattiene il 60% di quanto versato dai vecchi frontalieri e l’80% dei nuovi. «Ogni anno che passa, quindi, con il numero di nuovi frontalieri che andrà ad aumentare a scapito dei vecchi, riusciremo a trattenere sempre più gettito proveniente dall’imposta alla fonte», precisa Macchi.

Le ragioni

Tornando ai dati da primato del 2024, invece, il direttore della Divisione delle contribuzioni spiega anche per quale ragione la cifra versata all’Italia sia stata così elevata. «Nel 2023, i ristorni versati dal Ticino ammontavano a circa 108 milioni su un totale di 70.834 vecchi frontalieri attivi nel nostro cantone. Nel 2024, invece, i ristorni sono stati oltre 112 milioni su un totale di 71.274 frontalieri. Siamo perciò di fronte a un aumento sia quantitativo sia qualitativo». Detto altrimenti, la crescita dei ristorni si spiega sia con l’aumento numerico dei frontalieri, ma anche con la crescita del gettito prelevato dai loro salari. Non a caso, dice Macchi, nel 2023 i frontalieri hanno versato in media 1.537 franchi, mentre nel 2024 tale cifra è salita a 1.573 franchi.

Le previsioni

In totale, invece, secondo quanto riportato nel Consuntivo del Cantone, nel 2024 il Ticino ha incassato complessivamente 151,8 milioni di franchi di imposta alla fonte. La stragrande maggioranza provenienti dai salari dei frontalieri, visto che i permessi B (anch’essi tassati alla fonte) sono circa 20 mila. E non è tutto, perché il gettito – come si evince dal Preventivo 2026 – dovrebbe aumentare il prossimo anno. Il Consiglio di Stato, nel documento presentato a fine settembre, stima infatti di guadagnare 15 milioni in più nel 2026, portando il totale dell’imposta alla fonte a 170 milioni di franchi. «Le previsioni di gettito per l’imposta alla fonte si basano sui dati evolutivi del 2025, rispettivamente quelli consolidati del 2024», premette il Governo nel documento. «A fronte dell’importante crescita degli incassi registrati lo scorso anno e nel corso dell’anno corrente – in parte riconducibili anche agli effetti dell’entrata in vigore del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri – la quota cantonale dell’imposta alla fonte per il 2026 è stimata in rialzo a 170 milioni di franchi, 15 milioni in più rispetto al preventivo 2025». Ricordiamo infatti che solo per il 2024, come ci aveva confermato Macchi qualche mese fa (si veda l’edizione del 21 marzo a pagina 8), i circa 10 mila nuovi frontalieri attivi in Ticino hanno fruttato ben 13 milioni di franchi al Cantone.

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