Garra argentina e tiki taka spagnolo per la finale del Mondiale più giusta

Domani sera a East Rutherford si chiude il primo e forse ultimo Mondiale a 48 squadre, con l’accoppiata più logica in uno sport illogico: campioni del mondo in carica contro campioni d’Europa. Logica anche la copertina: Messi contro Yamal, il crepuscolo contro l’alba, con il primo incrocio così bello da sembrare inventato, il famoso bagnetto che un Messi ventenne fece a uno Yamal neonato nel quadro di un’iniziativa UNICEF. Meno logica potrebbe essere questa finale, sfuggendo al luogo comune della garra argentina contro il tiki taka spagnolo: perché la Nazionale di Scaloni ha fatto grandi cose quando invece di provocare e tirare calci ha giocato (nella semifinale il 93% del possesso palla dopo il gol inglese), mentre quella di De La Fuente al di là della manovra ha sempre mostrato carattere e una compattezza di gruppo, senza cui non sarebbe uscita viva dallo scontro con la Francia dei fenomeni.
Un caso mediatico permanente
La Spagna ha impostato il lungo torneo per crescere gradualmente, e dopo il pareggio con Capo Verde all’esordio è arrivata fin qui eliminando il Portogallo agli ottavi, il Belgio ai quarti e in semifinale appunto la Francia, controllando la partita dall’inizio alla fine. Nessuna polemica arbitrale, nessun caso politico, soltanto un gruppo di grande talento che De la Fuente conosce alla perfezione visto che lo guida dai tempi delle selezioni giovanili. Il Mondiale dell’Argentina è invece stato un caso mediatico permanente, facendo diventare realtà il luogo comune sulla FIFA di Infantino che per motivi di marketing voleva mandare avanti l’uomo simbolo del calcio, cioè Messi. Negli ottavi contro l’Egitto proteste per un gol annullato a Ziko e la convalida di quello decisivo di Enzo Fernandez, viziato da un fallo su Salah. Del quarto con la Svizzera sappiamo tutto e l’espulsione da VAR di Embolo ha inciso sul risultato forse meno dei tanti contatti che l’arbitro ha interpretato a senso unico, in maniera «impressionante», per usare l’aggettivo di Akanji. Quanto alla semifinale, già dalla designazione di Elfath, definito dagli inglesi «L’arbitro preferito di Messi», si capiva come stesse montando un certo clima. E nemmeno entriamo nel discorso Falkland-Malvinas, che comunque ha contribuito allo schema psicologico «Noi soli contro tutti», importante più di quelli che Scaloni disegna alla lavagna. A proposito di vittimismo, al di sopra di ogni sospetto è la scelta di Collina per la finale, lo sloveno Slavko Vincic, arbitro di primissima fascia Champions.
Due tecnici vincenti
Comunque vada, questa finale è la rivincita degli allenatori federali contro il presunto gotha della panchina, pensando alla fallimentare Germania di Nagelsmann, al Brasile spento di Ancelotti e all’Inghilterra catenacciara di Tuchel. Scaloni da vice di Sampaoli al Siviglia e con l’Argentina è passato a commissario tecnico ad interim nel 2018, per mancanza di alternative. Da lì una sequenza impressionante di vittorie: Copa América 2021, Mondiale 2022, Copa América 2024. E Messi, anzi il miglior Messi, ce lo avevano anche i predecessori. De la Fuente ha un percorso ancora più federale dopo le giovanili di Siviglia e Athletic Bilbao, riserve del Bilbao Athletic fino al 2011 e una piccola parentesi all’Alaves. Da lì la scalata: Europei Under 19 e Under 21, argento olimpico, e infine la nazionale maggiore nel 2022, con cui ha vinto Nations League e l’Europeo 2024.
Le somiglianze fra Scaloni e De Fuente finiscono qui, perché le squadre hanno filosofie davvero diverse. L’Argentina, schierata con il 4-4-2 (probabile formazione Emiliano Martínez; Molina, Romero, Lisandro Martínez, Tagliafico; De Paul, Paredes, Enzo Fernández, Mac Allister; Messi, Alvarez), punta a sporcare le linee di passaggio degli avversari e attaccare con transizioni rapide, lasciando Messi libero di scegliersi la posizione. Invece la Spagna del 4-3-3 fisso (probabile formazione Unai Simón; Pedro Porro, Cubarsì, Laporte, Cucurella; Dani Olmo-Rodri-Fabián Ruiz; Yamal, Oyarzabal, Baena), punta a gestire il pallone, con lo straordinario Rodri perno di tutto, facendo respirare la difesa (in tutto il torneo ha subito soltanto un gol) e trovando con calma la situazione giusta per Oyarzabal e gli altri.
Le mille curiosità di Argentina-Spagna non sono soltanto statistiche (secondo incrocio nella storia del Mondiale, dopo quello del 1966 vinto dall’Argentina), ma anche di attualità in un torneo politicizzato come nessun altro nella storia. Con il paradosso che il Mondiale più inclusivo di sempre, a livello sportivo, ha prodotto una finale di fatto monocolore, fatta eccezione per Yamal. Una situazione figlia della composizione etnica di Argentina e Spagna (oltretutto fondata sul nucleo basco e catalano) più che di scelte sportive, visto che anche Inghilterra e Francia i loro giocatori li formano tutti autonomamente, senza depredare altri paesi o inventarsi passaporti. I bookmaker internazionali danno la Spagna per favorita (1.66 la vittoria comunque ottenuta, contro il 2.25 dell’Argentina), ma in realtà la partita è apertissima, con un vincitore in ogni caso degno dell’albo d’oro. Peccato solo che questo Mondiale finisca oggi.
Scegli il miglior giocatore di ogni partita e vinci fantastici premi ogni giorno. Partecipa ora al gioco dei mondiali del Corriere del Ticino!
