Assise criminali

«Geni della truffa» alla sbarra per un buco da 40 milioni

A processo un cittadino austriaco sedicente agente dei servizi segreti (e molto altro ancora) e il suo presunto correo irlandese – Avrebbero raggirato dal 2022 al 2024 almeno una dozzina tra società e persone fisiche
© Gabriele Putzu
Andrea Bertagni
Andrea Bertagni
17.03.2026 06:00

Musicista, esperto di sicurezza, agente della Drug Enforcement Administration (DEA) e dei servizi segreti austriaci, collaboratore della polizia di Svitto, petroliere e anche medico. Sono molti i cappelli indossati dal 47.enne cittadino austriaco comparso ieri davanti alla Corte delle assise criminali presieduta dal giudice Amos Pagnamenta (giudici a latere, Luca Zorzi e Renata Loss Campana) con le accuse di ripetuta truffa, ripetuta appropriazione indebita, falsità in certificati, ripetuta infrazione alla Legge federale sugli agenti terapeutici, ripetuta falsità in documenti e ripetuta contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti. Così come sono anche molti i milioni di franchi che secondo l’accusa, promossa dal procuratore pubblico Nicola Borga, si è intascato, ingannando almeno una dozzina tra società e persone fisiche: 23,8 quelli contabilizzati nell’atto d’accusa, che fa riferimento a un periodo di due anni, dal 2022 al 2024. Altri 16,8 milioni di franchi, sempre secondo l’accusa, se le si sarebbe invece intascati il suo «socio», un 42.enne cittadino irlandese residente negli Stati Uniti, anche lui alla sbarra.

Un uomo dai tanti volti, insomma. Forse troppi. Come ha evidenziato una perizia psichiatrica secondo cui il 47.enne soffrirebbe di un grave disturbo della personalità. Un disturbo ammesso dall’imputato, così come le truffe, anche se soltanto nel corso della giornata processuale, perché a inizio dibattimento ha sostenuto di non sapere come si praticano. Tutto questo fino alla pausa pranzo, dopo la quale il cittadino austriaco ha raccontato di soffrire per la perdita di due giorni fa della nonna. «Ho pensato a lei – ha detto al giudice – e ho deciso di non mentire più a nessuno e di ammettere tutto, così posso continuare a guardarmi allo specchio». Solo qualche ora prima aveva invece sostenuto che se il procuratore pubblico gli avesse fatto bere un litro di grappa avrebbe potuto racimolare anche oggi un milione di franchi in pochi giorni. Non avrebbe ovviamente potuto. Perché l’imputato si trova in carcere, dove ha già scontato un anno di prigione.

Lo schema delle presunte truffe contestato è stato più o meno sempre lo stesso. Millantando di essere plurimilionario, il 47.enne produceva finti estratti bancari e altrettanto fasulle intestazioni finanziarie e immobiliari, chiedendo prestiti, noleggi di auto, aerei ed elicotteri che non poteva permettersi. In alcuni casi in correità con il cittadino irlandese. Come quando nel 2023 si sarebbe fatto dare 2,6 milioni di franchi da un’ignara vittima con un conto a Lugano - vittima che l’ha denunciato e per questo l’inchiesta è stata condotta in Ticino anche se le truffe si sarebbero perpetrate in svariate località svizzere, tedesche e italiane - convinta di investire in un’operazione petrolifera con un ritorno dell’investimento del 100% in 8 settimane. Invece tutti quei soldi (e gli altri) sarebbero andati a rimpinguare le spese personali del 47.enne che amava fare la bella vita. Anche se ormai da tempo aveva messo in pratica la classica strategia del buco tappa buco. Non a caso oggi l’uomo, che ha precedenti per appropriazione indebita in Germania e per truffa in Austria, avrebbe debiti per 80 milioni di franchi. «Sono stato manipolato da lui», ha riferito il presunto complice irlandese, che ha spiegato di aver conosciuto il 47.enne, quando l’uomo si è interessato all’acquisto di un elicottero dell’azienda per la quale il 42.enne lavorava. «Ha fatto uscire il diavolo da me, quando lo frequentavo avevo perso il senso del giusto e dello sbagliato», ha continuato, chiamandosi fuori. «Credevo fosse un medico e un imprenditore di successo: viveva in una casa stupenda, in cui aveva un pianoforte che sosteneva gli avesse regalato Billy Joel, il famoso cantautore e pianista statunitense». Del resto, lui, il musicista, l’esperto di sicurezza, l’agente della DEA e dei servizi segreti austriaci, il collaboratore della polizia di Svitto, il petroliere e il medico non faceva nulla per sembrare il contrario. «Ho usato il denaro per creare una fama di una persona di successo», ha ammesso l’imputato, difeso dall’avvocato d’ufficio, Fabio Käppeli e arrivato in aula in giacca e cravatta, come ha fatto il presunto complice, rappresentato dall’avvocato, Marco Masoni.

Truffe e raggiri da tantissimi soldi, insomma. Così come sono molto alte le pretese dei numerosi rappresentanti degli accusatori privati. Oggi si replica con la requisitoria e le arringhe difensive.

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