Germania e Bce divise sulle banche

FRANCOFORTE - Si profila un nuovo terreno di scontro fra la Bce e la Germania. Questa volta il nodo del contendere non sono tassi o misure straordinarie, ma il meccanismo unico di risoluzione delle banche che dovrebbe partire dopo che Francoforte assumerà la supervisione unica del settore.
Il tema è solo apparentemente tecnico perché attribuisce un vasto potere e controllo sulle banche, snodo fondamentale dell'economia e uno dei nodi principali della crisi, e non a caso è stato contrastato fortemente da Berlino.
L'idea di Bruxelles e particolarmente del commissario Ue Barnier di trasferire tutto a una singola autorità, sposata ora dalla Bce, significherebbe una ingente perdita di sovranità. Spezzerebbe poi quel legame fra istituti di credito-economia e politica esistente in Germania che appunto ha chiesto che vengano escluse le banche medio-piccole, più esposte alle influenze pubbliche.
Ma ora la Bce, in un'opinione legale approvata dai 23 membri del consiglio dei governatori, mette nero su bianco che il meccanismo di risoluzione che possa obbligare le banche in crisi a ricapitalizzarsi o fallire deve essere basato "su di un'unica autorità forte e indipendente" e non su una rete di autorità di vigilanza che ha dimostrato già tutti i suoi limiti. Un disegno che supporta quello di Barnier, che infatti lo ha accolto con soddisfazione, ma opposto a quello di una "rete" proposto dal ministro delle finanze tedesche Schauble che aveva prospettato anche problemi legali. Problemi che ora Francoforte esclude nel suo documento così come la necessità di cambiare i trattati.
E il componente del board Bce, tedesco ma indipendente, Jorg Asmussen pensa ci sia ancora spazio per un compromesso almeno sul numero di banche. Asmussen chiede di iniziare la supervisione dalle 130 sistemiche e poi estendere in seguito alle altre. Sugli altri punti invece ribadisce la posizione di Francoforte: l'accordo sul meccanismo unito va trovato entro l'anno e quindi nel vertice di dicembre prima dello scioglimento del Parlamento Ue e della nomina dei nuovi vertici europei.
La supervisione va fatta partire entro fine 2014, dopo l'esame sul settore europeo e gli stress test, in modo da avere subito dopo in piedi il meccanismo che possa agire velocemente. Nel frattempo i governi, anche quelli più restii (e alcuni ci mettono anche l'Italia che più volte ha detto di non vedere necessità per le nostre banche di attivazione del meccanismi) devono approntare una rete di sicurezza credibile per quegli istituti che dovessero mostrare mancanza di capitali. Asmussen suggerisce, come insegna il caso spagnolo, di usare il fondo Esm (coinvolgendo oltretutto anche gli stati fuori dall'euro) ma anche su questo Berlino non sembra sentirci.
