Gli AirBnB non allarmano ma rimangono sott'occhio

Gli affitti di breve durata in alloggi privati (meglio conosciuti come AirBnB) a Lugano si concentrano soprattutto in cinque quartieri: Centro, Molino Nuovo, Besso, Loreto e Viganello. A fornire questa informazione è il Municipio cittadino rispondendo all’ultima interrogazione sul fenomeno inoltrata da Carlo Zoppi (La Sinistra). La presenza di AirBnB in Città al momento attuale, si apprende inoltre, non preoccupa l’Esecutivo, tanto più che «la percentuale di appartamenti adibiti ad affitti brevi si attesta al 2,57% del parco abitativo (1.093 oggetti su un totale di circa 42.600 abitazioni al 31 dicembre 2025)», riferisce Palazzo Civico, aggiungendo che tale quota risulta stabile rispetto a quanto rilevato a gennaio 2025. «L’Esecutivo – si precisa ancora - intende tuttavia adottare un approccio incentrato sul costante monitoraggio del fenomeno, concentrando l’attenzione sui comparti sensibili nei quali si dovesse riscontrare una crescita più marcata degli affitti a breve durata oppure dove risulti opportuno sostenere maggiormente la funzione residenziale primaria». In tale ottica, «il Municipio valuterà annualmente l’introduzione di eventuali norme comunali più restrittive rispetto a quanto definito dalla legislazione cantonale». E a proposito di norme comunali più restrittive l’Esecutivo sottolinea come un eventuale inasprimento delle norme comunali per regolare gli affitti di breve durata - se giustificato - dovrà in primis chinarsi sull’adeguamento dei limiti temporali riferiti alla durata annuale dell’attività e sulle procedure autorizzative, seguendo quindi l’esempio di altre Città svizzere, piuttosto che sull’introduzione di soglie di concentrazione territoriale. «Quest’ultime sono raramente adottate perché difficili da definire e controllare in modo giuridicamente solido e tecnicamente affidabile (richiedono dati granulari costantemente aggiornati) e rischiano di creare restrizioni territoriali difficili da giustificare rispetto alla libertà economica e alla parità di trattamento tra proprietari», si sottolinea. Inoltre, si continua, la delimitazione e il monitoraggio delle aree geografiche menzionate in precedenza, permetteranno di riconoscere anche le ricadute positive del fenomeno. «Infatti, oltre al generale indotto economico legato all’attività turistica, è opportuno ricordare come in alcuni casi la trasformazione di alloggi in strutture ricettive può rappresentare un’occasione per contrastare i fenomeni dei letti freddi (residenze secondarie) e del vuoto permanente, creando nel contempo un’opportunità economica accessoria per i piccoli proprietari».
Ciò detto, nell’ambito dei lavori preparatori alla revisione dei Piani regolatori, «i servizi cittadini stanno ad ogni modo procedendo a una verifica sia numerica sia geografica delle abitazioni destinate ad affitti di breve durata in base ai dati forniti annualmente da Lugano Region, allo scopo di rilevare eventuali trend di crescita su piccola scala e identificare le aree geografiche che richiedono un monitoraggio più approfondito».
Chinandosi sulle entrate derivanti dalla riscossione della tassa di soggiorno, Palazzo Civico rende noto che è l’Organizzazione turistica regionale (OTR) a riscuotere le tasse turistiche per camere, appartamenti e case di vacanza affittati a scopo turistico, conformemente alla Legge sul turismo vigente. Inoltre, «per le tasse turistiche non vi è distinzione in base al canale di promozione (Airbnb, Booking.com, passaparola o altri), in quanto l’aliquota delle tasse turistiche è la medesima». Detto ciò, «per l’anno 2024, nel Comune di Lugano, questa categoria di alloggi ha registrato 188.725 pernottamenti assoggettati per un importo complessivo riscosso di 613 mila franchi».