Turismo

Gli albergatori già sorridono: «Il Ticino ha una strategia diversa rispetto a Como»

La stagione estiva inizia forte di una primavera contraddistinta da grandi numeri in termini di visite: il Ticino continua ad attrarre visitatori, approfittando pure dell'overturism nella Città sul Lario
©Chiara Zocchetti
Matteo Generali
22.06.2026 06:00

Una primavera baciata dal sole, un’estate che si apre sotto buoni auspici e un Ticino che continua ad attrarre visitatori. I presupposti per una stagione turistica positiva sembrano esserci tutti. Ma mentre sul lago di Como si discute ormai apertamente di overtourism e delle sue conseguenze per residenti e visitatori, in Ticino la situazione appare ancora diversa.

I dati raccolti dal settore alberghiero indicano una crescita rispetto al 2025. Angelo Trotta, direttore di Ticino Turismo, sottolinea che le prenotazioni registrate fino ad aprile mostrano «un incremento superiore al 9,5% rispetto allo scorso anno. Anche per maggio, giugno e luglio le prenotazioni risultano leggermente superiori rispetto allo stesso periodo di 12 mesi fa, ed era già stato un dato particolarmente positivo». Se la tendenza dovesse confermarsi anche nella seconda parte dell’anno, secondo Trotta, il comparto potrebbe chiudere il 2026 «con una crescita vicina al 2%», un risultato che confermerebbe «il buon posizionamento del cantone come destinazione turistica», dice il direttore.

Anche i dati raccolti dagli albergatori confermano questa tendenza. Federico Haas, presidente di HotellerieSuisse Sottoceneri, spiega che «negli ultimi 90 giorni il Ticino ha registrato un tasso di occupazione vicino al 70%, un aumento del 5,5% rispetto all’anno scorso». Un risultato ottenuto, sottolinea Haas, «nonostante l’assenza del congresso internazionale sui linfomi maligni, che nel 2025 aveva portato molte presenze».

Rimangono, comunque, alcuni elementi di incertezza. «La nuova normalità è rappresentata dalle prenotazioni sotto data», osserva Haas. «Spesso la finestra di prenotazione è di due o tre giorni prima dell’arrivo del cliente. In questo senso il meteo è diventato un fattore decisivo».

Locarno e geopolitica

Nel Locarnese e nelle Valli i numeri sono particolarmente positivi. «Nel primo semestre abbiamo registrato l’8% di prenotazioni in più rispetto all’anno scorso», afferma Marcel Krähenmann, presidente di HotellerieSuisse Sopraceneri. Secondo l’albergatore locarnese, gli eventi estivi e la forte domanda già registrata lasciano ben sperare in vista dei prossimi mesi. «Siamo già in una situazione migliore rispetto all’inizio dell’estate di un anno fa . E il trend, in questo senso, resta molto promettente». Anche nel Sopraceneri, però, il fenomeno delle prenotazioni all’ultimo momento continua a influenzare il settore. «Negli ultimi anni abbiamo visto la clientela prenotare sempre più sotto data e questo mette pressione sui prezzi, poiché il titolare della struttura cerca di riempire i propri spazi, anche a costo di diminuire i prezzi», spiega Krähenmann. «Quest’anno, tuttavia, le prenotazioni sono maggiori rispetto all’anno scorso e questo potrebbe consentire di mantenere maggiormente alto il valore medio del prezzo delle camere».

Sulla stessa linea si colloca anche Sonja Frey, presidente di HotellerieSuisse Ticino. Concorde con i colleghi, la presidente individua ulteriori fattori che potrebbero favorire il Ticino per l’estate 2026. «Soprattutto quest’anno, molti turisti, in particolare svizzeri e tedeschi, cercano sicurezza e preferiscono destinazioni raggiungibili senza voli a lunga percorrenza». Una tendenza che, secondo Frey, potrebbe «aver spinto una parte della clientela a scegliere il Ticino rispetto a destinazioni più lontane e ritenute incerte».

Tra i fattori che potrebbero aver favorito il turismo ticinese vi sono infatti anche le incertezze primaverili legate al contesto internazionale. Solo qualche mese fa, infatti, si paventava l’idea di non riuscire a tornare in Patria, visto la mancanza di cherosene, allarme che ora sembrerebbe rientrato. Haas parla di un «effetto sostitutivo» che avrebbe spinto una parte dei turisti a preferire mete vicine e facilmente raggiungibili. Lettura condivisa anche da Trotta, secondo cui in un contesto caratterizzato da maggiore instabilità geopolitica è «plausibile che una parte degli ospiti svizzeri, rinunciando a viaggi a lunga distanza, scelga di orientarsi verso destinazioni percepite come sicure e facilmente raggiungibili».

Como, esempio da seguire?

Per quanto riguarda invece la discussa questione dell’overtourism di Como e del beneficio indiretto che potrebbe trarne il Ticino, le opinioni convergono: «C’è una tendenza a fuggire da una destinazione caotica come Como e a ritrovare a Lugano servizi di qualità in uno scenario molto simile», sostiene Haas. Anche Frey osserva che «Como inizia a essere davvero troppo piena e una parte della clientela cerca luoghi meno affollati». Dal canto suo, Trotta invita a mantenere una prospettiva equilibrata. «Oggi, il Ticino non corre un rischio elevato di sovraffollamento turistico, salvo alcuni fine settimana o in località particolarmente frequentate. Anche grazie a strumenti come il Ticino Ticket, gli ospiti possono spostarsi facilmente sull’intero territorio».

Per il settore della ristorazione il bilancio della primavera è stato positivo e ha lanciato l’estate con le migliori premesse. La Pasqua, che tradizionalmente rappresenta il punto di partenza della stagione turistica, «ha fatto registrare risultati soddisfacenti. Anche il meteo ha favorito l’afflusso di clienti», osserva Massimo Suter, presidente di GastroTicino.

Le sensazioni positive, tuttavia, non cancellano le sfide che continuano a pesare sul comparto. Secondo il presidente, la ristorazione si trova in una fase di transizione caratterizzata da alcune incognite: «Quella principale è legata al caro vita e alla progressiva erosione del potere d’acquisto delle famiglie, un fenomeno che riguarda sia clienti indigeni che esteri», spiega. Un ulteriore tema riguarda gli effetti indiretti della situazione geopolitica internazionale. Sì, perché se da un lato le tensioni in Medioriente, e l’incertezza che ne è derivata, possono aver convinto una parte della clientela europea a privilegiare destinazioni più vicine e sicure, come il Ticino, dall’altro «il settore registra una diminuzione di visitatori provenienti dai Paesi del Golfo e dall’Asia – afferma Suter - Sono mercati che hanno una capacità di spesa superiore alla media. Detto ciò, malgrado le molteplici sfide non dobbiamo piangerci addosso ma essere proattivi e pronti ad analizzare le nostre aziende in modo critico, cogliendone le peculiarità ma correggendo gli aspetti negativi». Invece, per quanto riguarda l’overtourism, Suter invita a non fare paragoni con il lago di Como. Nonostante la forte esposizione mediatica e la crescente popolarità sui social network, il Ticino non punta a replicarne il modello Como. Anzi, secondo Suter: «Il Cantone ha una strategia diversa, orientata a un turismo più sostenibile e di qualità, lontano dalla logica del “mordi e fuggi”. Di più: in alcune località si stanno generando problemi sia per i residenti sia per gli stessi visitatori».