Gran Consiglio

Gli auspici nuovi e quelli traditi

Daria Lepori è stata eletta alla presidenza al posto di Fabio Schnellmann - Il liberale radicale non ha lesinato critiche all’indirizzo del Parlamento: «Abbiamo dedicato troppe ore a discussioni sterili» - La socialista: «Non soverchiamo la voce degli altri»
©Francesca Agosta
Giona Carcano
18.05.2026 20:34

Fratellanza, solidarietà, dialogo, pace. Valori emersi chiari nel discorso di insediamento di Daria Lepori, eletta con 77 voti presidente del Gran Consiglio. Valori che la prima cittadina del Cantone spera di ritrovare anche in Parlamento nel corso dell’ultimo anno di legislatura. Ma che il suo predecessore Fabio Schnellmann, al solito schietto e diretto, non sempre ha intravisto. Il liberale radicale non ha infatti lesinato critiche al plenum durante il discorso conclusivo. «È stato un grande onore presiedere il Gran Consiglio in quest’ultimo anno», è stata la sua premessa. «Un incarico che ho vissuto con profondo rispetto verso le istituzioni, per tutte le persone che ogni giorno dedicano tempo ed energie al bene del nostro Ticino». Fin qui tutto liscio. Ma ecco, taglienti, le note amare. «Sento però il dovere di parlare con sincerità, non per polemica ma per rispetto delle istituzioni che rappresentiamo e verso i cittadini che ci hanno dato questa responsabilità». Sarebbe infatti «poco serio» limitarsi a ringraziamenti fini a sé stessi «senza riconoscere le occasioni mancate che hanno caratterizzato il nostro lavoro». Gli auspici che Schnellmann aveva formulato un anno fa, durante l’insediamento, sono infatti stati traditi. «In quest’aula abbiamo dedicato molte ore, oserei dire troppe, a discussioni marginali e sterili, a esercizi politici spesso più orientati alla visibilità mediatica che alla ricerca di soluzioni concrete». E mentre in Parlamento avvenivano queste discussioni, al di fuori «molte persone continuavano a confrontarsi con problemi reali che tutti conosciamo». In questo perenne stallo, per Schnellmann, la politica «purtroppo perde credibilità», smettendo «di distinguere ciò che è essenziale da ciò che è secondario. E credo che durante quest’anno in più di un’occasione abbiamo perso questa misura». Schnellmann ha quindi parlato di «speranze disilluse», perché «a volte abbiamo dato l’impressione di parlare molto senza decidere abbastanza». E questo «i cittadini lo vedono, lo percepiscono, ma sempre meno lo comprendono». Ma anche a fronte di decisioni, poi, «ecco che subito venivano messe in discussione. Insomma: un passo avanti e due indietro». Per il liberale radicale non c’è un colpevole di questa situazione: la responsabilità, infatti, è di tutti. Sarebbe dunque doveroso «rinunciare a battaglie simboliche quando i problemi urgenti richiedono attenzione immediata. La politica ticinese ha bisogno di ritrovare concretezza» e di essere «meno autoreferenziale». Basta, quindi, con lo scontro permanente.

Al netto delle critiche e di una certa amarezza, Schnellmann ha infine lodato lo spirito del Ticino e dei ticinesi. «Ovunque ho percepito l’attaccamento al nostro cantone». «Le sfide non mancano, per questo dobbiamo continuare a costruire un Ticino capace di creare opportunità per i giovani, di sostenere le famiglie, di valorizzare il lavoro e di proteggere le persone più fragili». Meno polemiche, dunque, e più capacità di trovare soluzioni condivise per il bene comune.

Dai canti a Leopardi

Un concetto, questo, ripreso come detto anche da Daria Lepori. La socialista – ricollegandosi alle parole contenute nelle canzoni portate in aula dalla quarta elementare delle scuole di Bellinzona Sud – ha ricordato i suoi valori: fratellanza, dialogo, pace e solidarietà. «È innegabile, la storia dell’umanità è spesso scandita da guerre, ingiustizie, soprusi, e da una sete di profitto che genera egoismi collettivi». Tuttavia, di fronte a tutto ciò, «ho una certezza incrollabile: se siamo riusciti a passare dalla zappa di osso alla metitrebbia, dai decotti di erbe alle tecnologie laser che curano la vista», è solo grazie a una costante: «Nel corso dei millenni, gli esseri umani sono stati solidali. Hanno condiviso conoscenze e carismi». E proprio questa lunga storia, ha proseguito, «mi affascina e mi interpella». Un dialogo continuo tra passato a presente: tra chi ha costruito il mondo che ci circonda con fatica, cura e solidarietà, «una miriade di vite ci ha preceduto. E il mio qui e ora, l’intera mia esistenza, sembra un’inezia se confrontata con l’immensità del passato. Eppure, come conclude Leopardi nella sua poesia, in questa immensità annego il pensier mio e il naufragar mi è dolce in questo mare. Godo del raro privilegio di poter naufragare dolcemente rendendomi perfettamente conto dei limiti insiti nella condizione umana, così come dell’opportunità che ho in questo ruolo istituzionale di dare un mio contributo. Ho sempre cercato, e continuerò a farlo, di agire per consegnare alle generazioni future una società più solidale, ancora più inclusiva e capace di condividere».

Infine, gli auspici. Sempre prendendo spunto dall’esibizione canora dei bambini, Lepori si è augurata che «questa ventata di freschezza ispiri tutti noi». «Auguro a ciascuno di saper operare nel proprio registro, senza soverchiare la voce degli altri. Riuscendo a far arrivare alle ticinesi e ai ticinesi una melodia armoniosa e non una cacofonia di voci. O, peggio, sterili battibecchi e parole inappropriate. Nel mio ruolo di maestra di coro, cercherò di esservi di aiuto e supporto affinché la nostra musica sia ascoltata e apprezzata».

Completata l’elezione (il primo vice sarà Giovanni Berardi, Centro, mentre il secondo Sem Genini, Lega, eletto con 50 voti) e i discorsi, la festa per la prima cittadina del Cantone si è spostata a Canobbio. Con la speranza che gli auspici, stavolta, non vengano nuovamente traditi.