Il caso

Gli oligarchi russi «volano» al di sopra delle sanzioni

Un'inchiesta del portale indipendente The Insider ha rivelato che diversi operatori di jet hanno continuato a importare componenti e pezzi di ricambio di fabbricazione statunitense: ma com'è stato possibile?
Oleg Deripaska, uno degli oligarchi citati da Insider, durante un suo intervento al WEF di Davos nel 2010. © swiss-image.ch
Marcello Pelizzari
31.08.2024 18:45

Le sanzioni occidentali nei confronti della Russia? Fanno male, certo. Di più, hanno messo in ginocchio diversi settori, fra cui quello dell’aviazione. Ma, come abbiamo visto anche di recente, più di un attore ha trovato uno o più modi per dribblare le misure. L’ultimo capitolo, come rivelato dal portale di inchiesta indipendente The Insider, riguarda gli operatori dei jet dei cosiddetti oligarchi. I ricchi, ricchissimi alleati di Vladimir Putin cui sono state affidate le industrie-chiave del Paese. Secondo i dati doganali citati nell’inchiesta, pubblicata alcuni giorni fa, questi operatori nonostante le sanzioni hanno continuato, verrebbe da dire indisturbati, a importare addirittura componenti di fabbricazione statunitense.

The Insider, fra gli altri, cita Gazpromavia, la compagnia «privata» del colosso energetico Gazprom balzata agli onori della cronaca, di recente, per lo schianto di un suo Superjet 100 non molto lontano da Mosca. Bene, lo scorso anno Gazpromavia secondo i documenti ha importato dei display di Honeywell Aerospace oltre a sensori per il ghiaccio per una spesa totale di (oltre) 2 milioni di dollari. Componenti di cui ha beneficiato anche l’aereo messo a disposizione dell’amministratore delegato Alexei Miller, da tempo nella lista dei soggetti sanzionati. Arrivati sin qui, la domanda sorge spontanea: ma come è stato possibile? Semplice, più o meno. Gazpromavia si è servita di un intermediario, Modern Mining Machines LCC, per importare queste parti. Un intermediario sì sanzionato in Ucraina, ma non nel territorio dell’Unione Europea e neppure negli Stati Uniti, sebbene – in realtà – rientri nel divieto generale di esportazione di componenti per l’aviazione verso la Russia. Nella flotta di Gazpromavia figurano tre Boeing 737-700, quattro Falcon 7X, due Falcon 8X, due Falcon 900B, tre Falcon 900EX, due Falcon 900LX e otto Superjet 100.

Dai dati doganali, riferisce sempre The Insider, è pure emerso che Arsenal LCC, una compagnia verosimilmente legata a un altro oligarca sotto sanzioni, Oleg Deripaska, nel febbraio del 2023 ha acquistato un Falcon 7X per 36,5 milioni di dollari dalla kazaka Irtysh Avia. Il velivolo, mentre scriviamo queste righe, sta volando con il codice della russa North-West Aircompany, sanzionata in America ma non nell’Unione Europea. Non finisce qui, perché lo scorso marzo North-West ha importato pure un Bombardier Global 6000. I dati a disposizione del portale specializzato CH-Aviation, in questo senso, rivelano che l’operatore ha aggiunto non pochi jet privati alla sua flotta dal 2022 a oggi. Jet, leggiamo, precedentemente registrati a San Marino, in Austria, in Sudafrica ma anche in Cina e, udite udite, negli Stati Uniti. E ancora: una sussidiaria di North-West, North-West Technics, ha importato diversi pezzi di ricambio per il Gulfstream, nello specifico dalla Cina.

Aviatis, infine, un operatore affiliato a un altro oligarca sotto sanzioni, Gennady Timchenko, grazie a un intermediario turco, Alden Gida San Ve Tic Ltd, ha potuto mettere le mani su materiale di Rockwell Collins. Ma l’elenco, credeteci, è davvero lungo e include altri magnati e oligarchi: Alexei Mordashov, Vagit Alekperov e Leonid Mikhelson. 

A giugno, concludendo, The Insider aveva già (parzialmente) fatto luce su questi sotterfugi. Nonostante il divieto generale di vendita di yacht in Russia, ad esempio, l’Immortal Dreamer – una lussuosissima barca a vela di fabbricazione francese – di recente era stata acquistata da un’azienda legata a doppio filo al nipote di Vladimir Putin, Mikhail Shelomov. Allo stesso tempo, era emerso che l’azienda incaricata di occuparsi del jet privato di Alina Kabaeva, l’amante di lunga data del leader del Cremlino, aveva potuto importare componenti di fabbricazione occidentale. Dalla Coca Cola bevuta nei club più esclusivi di Mosca e dintorni ai citati jet privati, per la cerchia ristretta, se non ristrettissima, degli amici e parenti di Putin la vita continua come se nulla fosse. E come se le sanzioni pronunciate dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina non esistessero.