Gli USA devono rimborsare 166 miliardi di dazi: alle aziende svizzere spettano fino a 1,5 miliardi

Si apre una fase delicata per migliaia di aziende in tutto il mondo, Svizzera compresa: 166 miliardi di dollari di dazi statunitensi ritenuti illegittimi sono ora in attesa di rimborso. I pagamenti dovrebbero iniziare da lunedì alle 14 (ora USA) attraverso «Cape», una nuova piattaforma digitale della dogana americana (CBP), pensata per semplificare le richieste e consentire alle imprese di presentare una domanda unica consolidata. Come riportato dal Blick, il nuovo sistema evita alle aziende di dover contabilizzare ogni singola importazione separatamente, una procedura complessa che riguarda anche numerose realtà svizzere.
Questione tempistiche
Il nodo principale resta però quello dei tempi. Dopo la sentenza della Corte Suprema americana dello scorso febbraio, oltre 56’000 aziende hanno già inoltrato una richiesta di rimborso, ma il numero potrebbe crescere ulteriormente. Dall’introduzione dei dazi reciproci nell’aprile 2025, circa 330’000 importatori statunitensi hanno dichiarato milioni di merci entrate nel Paese, come evidenziato da Reuters. Nonostante l’avvio della procedura, lo scetticismo resta diffuso. «Crederò ai rimborsi solo quando vedrò i soldi sui conti delle aziende svizzere», afferma Jean-Philippe Kohl, vicedirettore di Swissmem, citato da Blick. Secondo Kohl, il governo statunitense dispone di diversi strumenti per rallentare i pagamenti, ad esempio limitando le risorse dedicate all’agenzia responsabile. Anche dal mondo imprenditoriale emergono dubbi simili: se il pagamento dei dazi è stato rapido, il processo di rimborso potrebbe rivelarsi molto più lungo e complesso. L’interesse, comunque, è elevato. Swissmem ha recentemente organizzato un webinar sul tema con la partecipazione di circa 80 aziende. Oltre alla via amministrativa, esiste anche quella legale. Sempre secondo Blick, lo studio americano Quinn Emanuel, tramite la sua sede svizzera, sta lavorando a un’azione collettiva per riunire le richieste delle aziende elvetiche e aumentare la pressione su Washington. «È molto probabile che in questo modo le imprese ottengano quanto spetta loro», ha dichiarato l’avvocato Thomas Werlen.
1,5 miliardi alla Svizzera
In Svizzera, il volume dei rimborsi potenziali è significativo. Come riportato dalla Neue Zürcher Zeitung, si parla di circa 1,5 miliardi di franchi. I settori coinvolti sono diversi: dalla meccanica al cioccolato, fino all’abbigliamento e agli articoli sportivi. Alcune aziende hanno già confermato l’intenzione di procedere. Il produttore di cioccolato Läderach ha dichiarato di voler utilizzare la nuova procedura, mentre realtà come Dagsmejan stanno lavorando con i propri agenti doganali per recuperare quanto versato. Più cauto ma concreto il caso di Thermoplan: il suo CEO Adrian Steiner ha indicato un possibile rimborso «nell’ordine di alcuni milioni di dollari», pur sottolineando la complessità dei calcoli, soprattutto nei rapporti con clienti come Starbucks. Sul fronte più ampio, resta aperta anche la questione dei rapporti commerciali tra Svizzera e Stati Uniti. Attualmente le esportazioni elvetiche sono soggette a un dazio fisso del 10%, a cui si aggiungono ulteriori percentuali in base agli accordi esistenti, per un impatto medio attorno al 15%. Si tratta però di misure temporanee, destinate a scadere a fine luglio, lasciando aperto il rischio di nuove tensioni commerciali.
