Il reportage

Gorlowka, l’ultimo avamposto filorusso

Viaggio nella cittadina a cinquanta chilometri a nord di Donetsk, dove i due fronti si bombardano regolarmente ma senza che nessuno avanzi di un metro – In mezzo i civili, le vere vittime di questa guerra
© EPA/ALISA YAKUBOVYCH
Luca Steinmann
01.03.2022 06:00

«Andiamo via, siamo sotto tiro. Veloci». La voce che urla è di Dmitry, dipendente municipale di Gorlowska, cittadina controllata dai filorussi a 50 chilometri a nord di Donetsk. Intorno a lui non si vede un’anima eppure i botti delle esplosioni del fuoco in uscita sono forti e costanti e fanno tremare la terra. Da qualche parte i miliziani filorussi, ben nascosti tra le case, sparano dei missili contro le trincee ucraine, situate qualche chilometro più a est nei villaggi di Zaitseve e Dzerginsk.

Siamo nel quartiere di Nikitovka, periferia di Gorlowka. Situato su una collina che sovrasta le piatte campagne circostanti, esso è diventato una piattaforma di bombardamento da dove i filorussi prendono di mira i nemici. Gli ucraini, dal canto loro, sparano costantemente colpi di mortaio verso la città. I morti e i feriti si contano da entrambe le parti, tra di essi anche dei civili. «Nell’ultima settimana sono state colpite 47 case e sono morte quattro persone» racconta Anna Staritskaya, presidentessa della municipalità di Gorlowka. «Quando la Russia ha attaccato l’Ucraina ci aspettavamo che da qui sarebbe partita un’avanzata per scacciare gli ucraini dai villaggi circostanti, eppure ciò fino ad ora non è avvenuto. Ci troviamo così sempre esposti al fuoco».

La guerra non si è mai fermata
Gorlowka è l’ultimo avamposto filorusso prima che inizino i territori controllati dalle truppe di Kiev. Durante gli ultimi otto anni la guerra non si è mai veramente fermata. Da quando Putin ha riconosciuto le repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk i bombardamenti hanno raggiunto un’intensità senza precedenti. Gli abitanti che sono rimasti si sono ormai abituati a vivere sotto le bombe e, in caso di pericolo, a rifugiarsi nei bunker. Non tutti però hanno resistito in questa situazione e molti sono fuggiti, soprattutto in Russia o in altre città dell’Ucraina. Oggi per le strade non si incontra quasi nessuno. Quando le esplosioni si fermano regna un silenzio spettrale. La città è grigia, fatta di grandi palazzoni in stile sovietico e di strade ricoperte di buche.

Nella notte tra domenica e lunedì un mortaio proveniente da Dzerginsk è caduto nel cortile di casa di Tatiana, signora di mezza età che vive con la suocera. L’esplosione ha frantumato i vetri delle finestre e scardinato le porte. «Ormai ci abbiamo fatto l’abitudine» racconta. «Quando iniziano i bombardamenti ci nascondiamo in una stanza protetta finché non finiscono. Domenica sono stati più forti del solito. Abbiamo sentito un colpo fortissimo e quando infine siamo uscite abbiamo trovato questo» dice, indicando il grosso buco lasciato dal missile sul terreno.

Il centro di addestramento
L’unico movimento di persone rilevante avviene di fronte alla sede del municipio. Qui un parchetto è stato circondato da una rete di metallo e adibito a centro di addestramento delle milizie. Un paio di centinaia di ragazzi in divisa militare con in testa un elmetto verde avanzano due a due impugnano fucili e lanciarazzi. Agli ordini degli istruttori simulano la battaglia, sparando con le ari scariche. Il silenzio della città è rotto dalle loro urla. Intorno, i parenti li guardano con aria triste. Soprattutto madri, mogli e fidanzate che, quando possono, fanno passare attraverso la rete qualche pacco ai loro uomini. Generalmente cibo fatto in casa oppure vestiti.

Fino a qualche giorno fa tutti erano convinti che a breve avrebbero attaccato frontalmente l’esercito ucraino. Il Cremlino, invece, ha per adesso dato ordine di non farlo. L’esercito russo sta infatti attaccando su altri fronti, ovvero a nord (puntando a Kiev), a nord-est (puntando a Kharkiv) e a sud (puntando ai porti strategici di Odessa e Mariupol). Nel Donbass, invece, non è stata lanciata nessuna offensiva terrestre. I due fronti si bombardano regolarmente ma senza che nessuno avanzi di un metro. In mezzo ci sono i civili, le vere vittime di questa guerra.

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